
3 novembre 1985: Napoli – Juventus”, una classica del Calcio italiano entrata nella storia e nei nostri cuori.

Stadio San Paolo di Napoli, riecheggia spesso nella mia mente questo nome che ha accompagnato tutta la mia gioventù. Beppe Savoldi, arrivato a Napoli per la stagione 1975-76, la prima di campionato in casa contro il Como, vittoria del Napoli su rigore, anche lì sotto la pioggia. Il primo abbonamento in Curva B, da allora per quindici anni ininterrottamente seguii la squadra azzurra. L’anno del terremoto, Campionato di Calcio 1980-81, fu la consacrazione di Ruud Krol, il grande libero olandese capitano del Napoli. Buttammo via uno scudetto perdendo in casa contro un retrocesso Perugia per 1 a 0. Quanta amarezza e quanti altrettanti rimpianti, la delusione fu enorme e non bastò l’acquisto di Ramon Diaz. Le solite vittorie e le solite sconfitte, il Napoli non riusciva a vincere il Campionato di Seria “A”, soprattutto era la cenerentola del calcio italiano. Ma accadde qualcosa di incredibile fino ad allora.

Il 5 luglio 1984 venne presentato ufficialmente allo Stadio San Paolo di Napoli. La trepidante attesa, sempre in Curva B, fino all’uscita di Diego dal sottopassaggio. Il suo sguardo mentre girava lo stadio sulla pista di atletica e soprattutto quel: “Napolitani”, gridato a metà campo, infine il palleggio e il tiro verso la storia. Il primo Campionato 1984-1985, la prima partita a Verona e l’amarezza della prima sconfitta. Il Verona si laureò Campione d’Italia, il Napoli, come sempre, dietro le grandi. L’anno successivo, la squadra azzurra ottenne un lusinghiero terzo posto. Soprattutto batté la Juventus dopo una serie interminabili di sconfitte a Napoli e a Torino, durate troppo tempo. La vittoria festeggiata in città come uno scudetto e solo grazie alla giornata uggiosa ne limitò gli eccessi. Come dicevo ero in Curva B e guardavamo quell’incontro di calcio del Campionato di Serie A, 1985-86, tra il Napoli e la squadra più forte del mondo, la Juventus.

I bianconeri erano calciatori che avevano vinto il mondiale gli italiani e a loro si aggiungevano Platini e Boniek. Lo stadio San Paolo stracolmo, oltre novantamila spettatori, l’acqua cadeva a secchiate a Fuorigrotta, allora il era scoperto. Una punizione a due in area della Juventus, Pecci e Maradona sulla palla. Una posizione impossibile per una rete diretta, la Juventus era schierata in area, davanti al portiere. Maradona disse a Eraldo Pecci: “Toccala un po’ indietro. Toccala! Dai, mettila lì!”. Il regista azzurro rispose: “”Ti ripeto che non ci passa, ma fai come ti pare, Maradona sei te…”. L’istante che restò nella storia fu quando una zolla di prato verde, fradicio di pioggia, si alzò. Partì allora dal piede di Diego una traiettoria che beffò Tacconi. La prima vittoria contro la Juventus dopo anni di umiliazioni, soprattutto la consapevolezza che da allora il calcio a Napoli non sarebbe stato più lo stesso, grazie a Maradona.

Gridammo e continuammo a gridare fino alla fine e oltre. Una punizione al limite dell’impossibile, una rete che stravolse la ‘geografia’ del calcio italiano e spianò la strada allo scudetto l’anno successivo. A distanza di quarant’anni, ancora oggi, quando guardo quel tiro rivivo le stessa sensazione vissuta allo Stadio. Il delirio e soprattutto la soddisfazione di aver diviso, con altri novantamila spettatori, la più grande rete della storia calcistica napoletana. Come non ricordare insieme a questa rete quella del secondo goal all’Inghilterra dell’Argentina, al mondiale del Messico del 1986. Opinione comune: “La più bella rete della storia del calcio, di sempre“. Tutti guardammo Diego, appena vinto il Mondiale pronunciare una frase: “Adesso devo vincere lo scudetto al Napoli”. La promessa fu mantenuta l’anno successivo, il nostro Diego era un uomo di parola, un grande uomo. Grazie Diego di aver diviso con noi, ragazzi degli anni 80′ quelle emozioni. Ci manchi e credo ci mancherai per sempre, nessuno come te, come quella data: “3 novembre 1985 – Stadio San Paolo 72 minuto di gioco campionato di calcio 1985-86 Napoli – Juventus 1 a 0″.
gianni bianco
