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mercoledì, Maggio 22, 2024

AJAX – NAPOLI 1 a 6 – Azzurri stratosferici

La squadra di Spalletti ha gioca così bene, che allo scadere del match  si sperava di non dovere assiste alla fine della partita, perché alcune gare sono come quei film che speri non finiscano mai.

Marcatori: 9′ Kudus (A), 18′ e 2′ st Raspadori (N), 33′ Di Lorenzo (N), 45′ Zielinski (N), 18′ st Kvaratskhelia (N) 36′ st Simeone (N)

 Siamo sicuri che il buon Johan Cruijff, da lassù, assistendo alla debacle del suo Ayax, sotto, sotto non si sia disperato più di tanto, in fondo lui era il Maestro del bel gioco, il papà putativo di Guardiola. Il Napoli ieri sera, in Olanda, nello stadio a lui dedicato, ha messo in mostra una prestazione bellissima, stratosferica, a tratti vicino alla perfezione tattica.

In un campo ostico, contro i professori del bel calcio;  certo avrà dovuto sopportare gli sfotto del D10s, il buon Johan, probabile al suo fianco, nel paradiso dei Campioni,  avrà dovuto patire la gioia del Pibe, che ha assistito alle magie azzurre le stesse che solo lui, riusciva a donare al popolo napoletano.

A inizio partita, personalmente ero pronto a accettare una sconfitta onorevole, il Napoli, in questi anni ci ha abituati a momenti esaltanti e coloratissimi e a sconfitte talvolta inaspettate e brucianti. Al punto che l’assuefazione a questi accadimenti diventa nature, e il gol degli Orange, dopo pochi minuti, pareva volesse confermare questo iter, ma invece non era che il preludio alla sinfonia vesuviana, una cavalcata portentosa, che al posto delle Valchirie  si è presentata nelle vesti di Megaride.

Un Napoli stellare, pirotecnico, come nemmeno nei sogni più colorati, del più sfegatato dei tifosi azzurri, si potesse fantasticare. La squadra di Spalletti ha giocato così bene, che allo scadere del match, è rimasto quell’amaro in bocca di chi, sperava di non dovere assiste alla fine della partita, perché alcune gare sono come quei film che speri non finiscano mai.

Questa squadra è frutta di tanta rabbia: la rabbia  di Luciano Spalletti, che fino a ora era considerato un tecnico antipatico, quindi sottovalutato, complice una fiction televisiva, cose che hanno fatto perdere ai più, quando sia bravo nel mestiere di allenatore;  è  la rabbia di De Laurentis, rimbomba ancora nella nostra testa e davanti ai nostri occhi.

Quell’aggressione verbale subita ignominiosamente ai Colli Aminei, da parte di pseudo tifosi, di quell’insopportabile slogan A16, frutto di menti bacate, che non riescono a sopravvivere senza un nemico; è la rabbia del “gordo” Lobotka, del sacrificio dei tanti anni passati nell’anonimato del capitano Di Lorenzo. È la rabbia del tanto vituperato Alex Meret, e del immenso Anguissa, bocciato dalla Premier, è la rabbia giovane di chi vuole emergere, come Raspadori, Kvaratskhelia, Olivera, famelici e affamati di gloria.

La rabbia agonistica di Kim Min-jae, più che soldatino diligente ci appare un Rambo di ritorno dal Vietnam; una rabbia assemblata e fatta diventare positività, da un Maestro come il tecnico di Certaldo, che ha trasformato in una giostra colorata, questa squadra che sembrava raffazzonata.

Al di là del tifo specifico, credo che tutta l’Italia dovrebbe rallegrarsi, per il messaggio che il Napoli sta portando in Europa, visto che tra le tante peculiarità, spicca anche quella di avere in “rosa” molti italiani, cosa necessaria e vitale per ridare forza a una Nazionale che manca all’appuntamento con un Mondiale oramai già da 8 anni.

Questa squadra ricorda, quelle belle che la storia ci ha tramandato, il Brasile di Tele Santana, l’Olanda di Rinus Michel, l’Urss di Valerij Lobanovs’kyj, belle e alla fine incompiute, incompiute si, perché finora oltre allo spettacolo, non hanno raggiunto ancora nulla di definitivo, anche se l’augurio, rimane quello di vederli vincere, perché sarebbe un messaggio importante oltre che godersi il Vesuvio esplodere davvero, non di lava ma di gioia.

Per il momento godiamoci questo spettacolo  che Giuntoli è riuscito a mettere in piedi, con pochi soldi e tanta competenza, perché anche questo è un messaggio, si può fare calcio senza necessariamente buttare quattrini dalla finestra, come capita di veder fare a tante società blasonate.

Di Fiore Marro

La squadra di Spalletti ha gioca così bene, che allo scadere del match  si sperava di non dovere assiste alla fine della partita, perché alcune gare sono come quei film che speri non finiscano mai.

Marcatori: 9′ Kudus (A), 18′ e 2′ st Raspadori (N), 33′ Di Lorenzo (N), 45′ Zielinski (N), 18′ st Kvaratskhelia (N) 36′ st Simeone (N)

 Siamo sicuri che il buon Johan Cruijff, da lassù, assistendo alla debacle del suo Ayax, sotto, sotto non si sia disperato più di tanto, in fondo lui era il Maestro del bel gioco, il papà putativo di Guardiola. Il Napoli ieri sera, in Olanda, nello stadio a lui dedicato, ha messo in mostra una prestazione bellissima, stratosferica, a tratti vicino alla perfezione tattica.

In un campo ostico, contro i professori del bel calcio;  certo avrà dovuto sopportare gli sfotto del D10s, il buon Johan, probabile al suo fianco, nel paradiso dei Campioni,  avrà dovuto patire la gioia del Pibe, che ha assistito alle magie azzurre le stesse che solo lui, riusciva a donare al popolo napoletano.

A inizio partita, personalmente ero pronto a accettare una sconfitta onorevole, il Napoli, in questi anni ci ha abituati a momenti esaltanti e coloratissimi e a sconfitte talvolta inaspettate e brucianti. Al punto che l’assuefazione a questi accadimenti diventa nature, e il gol degli Orange, dopo pochi minuti, pareva volesse confermare questo iter, ma invece non era che il preludio alla sinfonia vesuviana, una cavalcata portentosa, che al posto delle Valchirie  si è presentata nelle vesti di Megaride.

Un Napoli stellare, pirotecnico, come nemmeno nei sogni più colorati, del più sfegatato dei tifosi azzurri, si potesse fantasticare. La squadra di Spalletti ha giocato così bene, che allo scadere del match, è rimasto quell’amaro in bocca di chi, sperava di non dovere assiste alla fine della partita, perché alcune gare sono come quei film che speri non finiscano mai.

Questa squadra è frutta di tanta rabbia: la rabbia  di Luciano Spalletti, che fino a ora era considerato un tecnico antipatico, quindi sottovalutato, complice una fiction televisiva, cose che hanno fatto perdere ai più, quando sia bravo nel mestiere di allenatore;  è  la rabbia di De Laurentis, rimbomba ancora nella nostra testa e davanti ai nostri occhi.

Quell’aggressione verbale subita ignominiosamente ai Colli Aminei, da parte di pseudo tifosi, di quell’insopportabile slogan A16, frutto di menti bacate, che non riescono a sopravvivere senza un nemico; è la rabbia del “gordo” Lobotka, del sacrificio dei tanti anni passati nell’anonimato del capitano Di Lorenzo. È la rabbia del tanto vituperato Alex Meret, e del immenso Anguissa, bocciato dalla Premier, è la rabbia giovane di chi vuole emergere, come Raspadori, Kvaratskhelia, Olivera, famelici e affamati di gloria.

La rabbia agonistica di Kim Min-jae, più che soldatino diligente ci appare un Rambo di ritorno dal Vietnam; una rabbia assemblata e fatta diventare positività, da un Maestro come il tecnico di Certaldo, che ha trasformato in una giostra colorata, questa squadra che sembrava raffazzonata.

Al di là del tifo specifico, credo che tutta l’Italia dovrebbe rallegrarsi, per il messaggio che il Napoli sta portando in Europa, visto che tra le tante peculiarità, spicca anche quella di avere in “rosa” molti italiani, cosa necessaria e vitale per ridare forza a una Nazionale che manca all’appuntamento con un Mondiale oramai già da 8 anni.

Questa squadra ricorda, quelle belle che la storia ci ha tramandato, il Brasile di Tele Santana, l’Olanda di Rinus Michel, l’Urss di Valerij Lobanovs’kyj, belle e alla fine incompiute, incompiute si, perché finora oltre allo spettacolo, non hanno raggiunto ancora nulla di definitivo, anche se l’augurio, rimane quello di vederli vincere, perché sarebbe un messaggio importante oltre che godersi il Vesuvio esplodere davvero, non di lava ma di gioia.

Per il momento godiamoci questo spettacolo  che Giuntoli è riuscito a mettere in piedi, con pochi soldi e tanta competenza, perché anche questo è un messaggio, si può fare calcio senza necessariamente buttare quattrini dalla finestra, come capita di veder fare a tante società blasonate.

Di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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