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giovedì, Luglio 18, 2024

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: Il divario tra Aree ricche del paese e aree in difficoltà aumenta.

La seduta fiume che ha impegnato tutta la notte di ieri ha dato ragione alla maggioranza. L’Autonomia differenziata è legge, a rimetterci i cittadini del Sud.

Autonomia differenziata“, titolo forte di una riforma che cambierà non poco l’equilibrio delle competenze e delle opportunità tra le regioni italiane.

Quali modifiche proporrà l’Autonomia differenziata?

La proposta presentato dal ministro leghista Roberto Calderoli è stata molto dibattuta, in particolare gli esperti di economia sollevano motivi di perplessità. L’opposizione sul tema ritrova l’unità e darà battaglia in Parlamento. L’autonomia differenziata è il riconoscimento da parte dello Stat, dell’attribuzione a una regione a statuto ordinario di autonomia legislativa.

Insieme alle competenze, le regioni possono anche trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive. Questa autonomia, concessa dall’articolo 116 della Costituzione, non è mai stata attuata soprattutto a causa delle grandi differenze economiche e sociali tra regioni, che rendono particolarmente delicata e potenzialmente dannosa, l’approvazione di leggi in questo senso.

Una riforma a vantaggio delle Aree di governo della Lega

Ed è per questo che, secondo studiosi e opposizione, il disegno di legge di Calderoli potrebbe avere conseguenze disastrose sull’intero paese, andando ad aumentare le disuguaglianze tra regioni del Nord e del Sud. E’ interessante notare la provenienza regionale dei ministri che hanno approvato il disegno di legge. Su venticinque, inclusa la presidente del Consiglio, cinque provengono dal Sud, cinque dal centro, il resto del Nord.

Questa divisione si riflette in parte anche nella mappa dei presidenti regionali che si sono schierati a favore o contro. Il Nord, rappresentato dal lombardo Attilio Fontana, il veneto Luca Zaia e il ligure Giovanni Toti che sono chiaramente a favore. Il campano Vincenzo de Luca e il pugliese Michele Emiliano, con Stefano Bonaccini, emiliano, sono contrari. C’è da dire che anche Presidenti delle regioni del Sud a guida centrodestra, sollevano motivi di perplessità sul disegno di legge.

il vero problema sono i soldi da trattenere al Nord

Si tratta di una presa di posizione di carattere economico. Chi è a favore dell’autonomia differenziata, sostiene che trattenere la gran parte del gettito fiscale si traduca automaticamente in una maggiore efficienza nella fornitura di servizi per i propri cittadini. I partiti che sono contrari, sostengono come l’autonomia differenziata comporti necessariamente una sottrazione di ingenti risorse alla collettività nazionale creando uno squilibrio economico già di per se forte che andrebbe comunque a premiare le parti più ricche e meglio organizzate.

La sottrazione del gettito fiscale alla redistribuzione su tutti i territori violerebbe poi il principio di solidarietà economica e sociale contenuto in Costituzione, andando a aumentare le disuguaglianze tra Nord e Sud. “Tasse, Sanità , Trasporti, Istruzione, accadrà che su questi temi le differenze già oggi evidenti, aumenteranno e si sovrapporranno alle diseguaglianze sociali, invece di compensarle”.  

Il Nord senza figli chiede altre professionalità al Sud

Immaginiamo un Sud che accoglie l’80% dell’immigrazione dai paesi extraeuropei come potrà compensare questo ulteriore impoverimento. Sono centinaia di migliaia i giovani diplomati e laureati che sono scappati via dal Sud, manco a dirlo verso il Nord e l’estero, si vuole continuare così e trasformare le regioni dall’Abruzzo alla Sicilia in un’area depressa economicamente?

Insieme alla riforma del premierato voluta dal presidente del consiglio Giorgia Meloni, questa dell’Autonomia differenziata, rappresentano un “uno-due”, che cambierà le sorti dell’Italia e del fragile equilibri istituzionale che la tiene insieme. Ecco perché l’Europa, al di la dei numeri, non regala la giusta considerazione ad un governo non in linea con gli indirizzi fondanti di una nazione fondatrice, ma soprattutto della settima nazione a livello industriale.

Stia attenta la Meloni, può rappresentare, questo terreno di scontro, l’inizio della fine di un governo sovranista e soprattutto che guarda alla destra che in Europa non vince ma in Italia, attraverso anche una campagna di disinformazione cresce.

gianni bianco

La seduta fiume che ha impegnato tutta la notte di ieri ha dato ragione alla maggioranza. L’Autonomia differenziata è legge, a rimetterci i cittadini del Sud.

Autonomia differenziata“, titolo forte di una riforma che cambierà non poco l’equilibrio delle competenze e delle opportunità tra le regioni italiane.

Quali modifiche proporrà l’Autonomia differenziata?

La proposta presentato dal ministro leghista Roberto Calderoli è stata molto dibattuta, in particolare gli esperti di economia sollevano motivi di perplessità. L’opposizione sul tema ritrova l’unità e darà battaglia in Parlamento. L’autonomia differenziata è il riconoscimento da parte dello Stat, dell’attribuzione a una regione a statuto ordinario di autonomia legislativa.

Insieme alle competenze, le regioni possono anche trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive. Questa autonomia, concessa dall’articolo 116 della Costituzione, non è mai stata attuata soprattutto a causa delle grandi differenze economiche e sociali tra regioni, che rendono particolarmente delicata e potenzialmente dannosa, l’approvazione di leggi in questo senso.

Una riforma a vantaggio delle Aree di governo della Lega

Ed è per questo che, secondo studiosi e opposizione, il disegno di legge di Calderoli potrebbe avere conseguenze disastrose sull’intero paese, andando ad aumentare le disuguaglianze tra regioni del Nord e del Sud. E’ interessante notare la provenienza regionale dei ministri che hanno approvato il disegno di legge. Su venticinque, inclusa la presidente del Consiglio, cinque provengono dal Sud, cinque dal centro, il resto del Nord.

Questa divisione si riflette in parte anche nella mappa dei presidenti regionali che si sono schierati a favore o contro. Il Nord, rappresentato dal lombardo Attilio Fontana, il veneto Luca Zaia e il ligure Giovanni Toti che sono chiaramente a favore. Il campano Vincenzo de Luca e il pugliese Michele Emiliano, con Stefano Bonaccini, emiliano, sono contrari. C’è da dire che anche Presidenti delle regioni del Sud a guida centrodestra, sollevano motivi di perplessità sul disegno di legge.

il vero problema sono i soldi da trattenere al Nord

Si tratta di una presa di posizione di carattere economico. Chi è a favore dell’autonomia differenziata, sostiene che trattenere la gran parte del gettito fiscale si traduca automaticamente in una maggiore efficienza nella fornitura di servizi per i propri cittadini. I partiti che sono contrari, sostengono come l’autonomia differenziata comporti necessariamente una sottrazione di ingenti risorse alla collettività nazionale creando uno squilibrio economico già di per se forte che andrebbe comunque a premiare le parti più ricche e meglio organizzate.

La sottrazione del gettito fiscale alla redistribuzione su tutti i territori violerebbe poi il principio di solidarietà economica e sociale contenuto in Costituzione, andando a aumentare le disuguaglianze tra Nord e Sud. “Tasse, Sanità , Trasporti, Istruzione, accadrà che su questi temi le differenze già oggi evidenti, aumenteranno e si sovrapporranno alle diseguaglianze sociali, invece di compensarle”.  

Il Nord senza figli chiede altre professionalità al Sud

Immaginiamo un Sud che accoglie l’80% dell’immigrazione dai paesi extraeuropei come potrà compensare questo ulteriore impoverimento. Sono centinaia di migliaia i giovani diplomati e laureati che sono scappati via dal Sud, manco a dirlo verso il Nord e l’estero, si vuole continuare così e trasformare le regioni dall’Abruzzo alla Sicilia in un’area depressa economicamente?

Insieme alla riforma del premierato voluta dal presidente del consiglio Giorgia Meloni, questa dell’Autonomia differenziata, rappresentano un “uno-due”, che cambierà le sorti dell’Italia e del fragile equilibri istituzionale che la tiene insieme. Ecco perché l’Europa, al di la dei numeri, non regala la giusta considerazione ad un governo non in linea con gli indirizzi fondanti di una nazione fondatrice, ma soprattutto della settima nazione a livello industriale.

Stia attenta la Meloni, può rappresentare, questo terreno di scontro, l’inizio della fine di un governo sovranista e soprattutto che guarda alla destra che in Europa non vince ma in Italia, attraverso anche una campagna di disinformazione cresce.

gianni bianco

© Riproduzione riservata

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