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venerdì, Giugno 21, 2024

CENTRI COMMERCIALI: Intervista Gaetano Graziano.

Centri commerciali e certificazioni anticovid19. Largo consumo, rivista del settore G.D.O., ( specializzata Grande distribuzione), intervista Gaetano Graziano.

Centri commerciali e certificazioni anticovid19. Largo consumo, rivista del settore G.D.O., ( specializzata Grande distribuzione), intervista Gaetano Graziano.

Da sempre la figura del direttore del Centro commerciale ha compiti di coordinamento fra i tenant (attività commerciali) e la proprietà. Inoltre è di sua responsabilità vigilare le eventuali situazioni critiche e provvedere alla sicurezza.

Infine le iniziative legate al divertimento e allo spettacolo, coinvolgendo la clientela e migliorare la politica commerciale. Il direttore di un Centro commerciale fa in modo che tutta la complessa macchina funzioni nel migliore dei modi e nell’interesse di tutti. Oggi, in piena epoca Covid-19, questa figura è balzata in primo piano”.

A Gaetano Graziano, deputy executive chairman di Adcc-Associazione direttori centri commerciali. Abbiamo chiesto, come la pandemia abbia inciso sull’evoluzione della professione.

Gli Shopping center hanno subito particolarmente le chiusure. Oggi i fatturati stanno tornando nella normalità, anche se con qualche punto critico, il consumatore è fedele a questa attività. Per fortuna il Decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, ha risparmiato l’obbligo della certificazione verde ai visitatori dei Centri commerciali. Le nuove norme hanno inciso soltanto su poche attività”.

Gli spettacoli pubblici e manifestazioni in genere, dei cinema, dei consumi al tavolo nei bar e ristoranti, delle palestre e dei centri fitness. Tuttavia, non possiamo dimenticare che la food court e il leisure sono poli di attrazione importanti per moderni Centri commerciali. Le norme, che non discuto, hanno riportato indietro le lancette del tempo nel nostro settore. Hanno condizionato le ‘attività del futuro’, anche se in maniere ridotta dall’inizio della campagna vaccinale.

E la nuova legge?

Ha confermato che non ci sono particolari restrizioni per chi spende nei negozi, anche se resta in vigore l’obbligo del green pass per le attività precedentemente sottoposte a restrizioni. Diverse le norme per i nostri lavoratori che dovranno essere in possesso della certificazione”.

Cosa ne pensa del modello francese?

“Il modello originario è molto discutibile e dico ‘originario’ perché la norma è stata poi alleggerita, poi abolita, anche se con qualche eccezione dal 15 settembre. Discutibile perché il criterio dell’obbligo del green pass per la clientela nei centri a partire da 20mila mq non regge. I flussi non dipendono solo dalle dimensioni del centro, ma, soprattutto dalla location e dalla validità dell’offerta commerciale.

I Centri commerciali relativamente piccoli, hanno una densità di visitatori maggiore di un colosso ubicato all’estrema periferia o in provincia. Le grandi dimensioni consentono ai clienti più spazio a disposizione e a garanzia di un maggiore distanziamento sociale.

D’altro canto, non bisogna dimenticare, che il Centro commerciale è un’azienda a tutti gli effetti. Sin dalla sua nascita, ovunque, ha avuto un forte interesse nel dotarsi di dispositivi di protezione, controllo accessi, vigilanza sui comportamenti delle persone e del distanziamento.

Tutti questi accorgimenti sono rigorosamente osservati e applicati tuttora per quanto riguarda l’affollamento e l’uso dei dispositivi di protezione individuali. Le mascherine e i disinfettanti sono l’esempio più lampante. In uno Shopping center sono sempre esistite maggiori garanzie di sicurezza che in una grande Via commerciale”.

Qual è stato il vostro sforzo durante la pandemia?

Enorme, fare rispettare in primis tutte le norme: nazionali, regionali e locali. Spesso contradditorie, a volte di difficile o difficilissima comprensione, anche in termini di merceologie vietate e permessi orari. Il direttore ha dovuto interpretare sempre tutto in tempi rapidi, trasferire ai tenant (attività commerciali), le regole previste dal legislatore.

Rispondere alle domande, essere sempre presente nelle situazioni dubbie o critiche. Reclutare e rafforzare i servizi di vigilanza, continuando a sviluppare, nonostante tutto, una politica di marketing. 

Del resto, la nostra associazione ha sempre insistito sulla necessità di percorsi di formazione professionale. Un tema questo che sarà centrale, anche nella nostra prossima Convention nazionale, prevista a Milano il 9 novembre 2021″.

Aspetti positivi?

“Credo che il Covid sia stato per tutti una grande, lezione ma anche una grande tragedia. Per quanto ci riguarda la Pandemia ha fatto capire ai commercianti quanto sia importante avere un direttore professionale, dinamico, capace di assumersi responsabilità e di prendere decisioni. 

La figura di questo manager è stata, per così dire, capita e apprezzata di più. A volte persino dai consumatori che raramente hanno a contatti diretti con noi. A questo punto dobbiamo andare oltre e accettare il fatto che un’emergenza, breve o lunga che sia, può sempre ritornare.

Tutti dobbiamo essere preparati, a cominciare da coloro che hanno ruoli di coordinamento di uno staff, di un insieme di persone o di un’impresa. E anche su questo dovrà insistere la formazione di domani“.

Quali sono le competenze richieste a un buon direttore?

“Dal punto di vista scolastico, come risulta dai nostri sondaggi, il direttore è, generalmente, un laureato (60% dei casi). Un’età media fra 30 e 50 anni (il 57% sono 40-50enni), mentre il 30% va da 50 a 60 anni, con una solida cultura economica e di marketing. Ci sono poi una serie di caratteristiche che si sviluppano sul campo: “capacità organizzativa, comunicativa, di comprendere anticipatamente quello che piace alla gente.

Bisogna che sia un manager dinamico e intraprendente, che trascorrere sempre meno tempo in ufficio, sempre più tempo nel proprio centro commerciale. Un mestiere non facile, ma sicuramente gratificante. Coordinare un’azienda con un fatturato da 70-80 milioni ai 500 milioni di euro dei Complessi di maggiori dimensioni”.

Stazione Alta Velocità Afragola.

di gianni bianco

Centri commerciali e certificazioni anticovid19. Largo consumo, rivista del settore G.D.O., ( specializzata Grande distribuzione), intervista Gaetano Graziano.

Da sempre la figura del direttore del Centro commerciale ha compiti di coordinamento fra i tenant (attività commerciali) e la proprietà. Inoltre è di sua responsabilità vigilare le eventuali situazioni critiche e provvedere alla sicurezza.

Infine le iniziative legate al divertimento e allo spettacolo, coinvolgendo la clientela e migliorare la politica commerciale. Il direttore di un Centro commerciale fa in modo che tutta la complessa macchina funzioni nel migliore dei modi e nell’interesse di tutti. Oggi, in piena epoca Covid-19, questa figura è balzata in primo piano”.

A Gaetano Graziano, deputy executive chairman di Adcc-Associazione direttori centri commerciali. Abbiamo chiesto, come la pandemia abbia inciso sull’evoluzione della professione.

Gli Shopping center hanno subito particolarmente le chiusure. Oggi i fatturati stanno tornando nella normalità, anche se con qualche punto critico, il consumatore è fedele a questa attività. Per fortuna il Decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, ha risparmiato l’obbligo della certificazione verde ai visitatori dei Centri commerciali. Le nuove norme hanno inciso soltanto su poche attività”.

Gli spettacoli pubblici e manifestazioni in genere, dei cinema, dei consumi al tavolo nei bar e ristoranti, delle palestre e dei centri fitness. Tuttavia, non possiamo dimenticare che la food court e il leisure sono poli di attrazione importanti per moderni Centri commerciali. Le norme, che non discuto, hanno riportato indietro le lancette del tempo nel nostro settore. Hanno condizionato le ‘attività del futuro’, anche se in maniere ridotta dall’inizio della campagna vaccinale.

E la nuova legge?

Ha confermato che non ci sono particolari restrizioni per chi spende nei negozi, anche se resta in vigore l’obbligo del green pass per le attività precedentemente sottoposte a restrizioni. Diverse le norme per i nostri lavoratori che dovranno essere in possesso della certificazione”.

Cosa ne pensa del modello francese?

“Il modello originario è molto discutibile e dico ‘originario’ perché la norma è stata poi alleggerita, poi abolita, anche se con qualche eccezione dal 15 settembre. Discutibile perché il criterio dell’obbligo del green pass per la clientela nei centri a partire da 20mila mq non regge. I flussi non dipendono solo dalle dimensioni del centro, ma, soprattutto dalla location e dalla validità dell’offerta commerciale.

I Centri commerciali relativamente piccoli, hanno una densità di visitatori maggiore di un colosso ubicato all’estrema periferia o in provincia. Le grandi dimensioni consentono ai clienti più spazio a disposizione e a garanzia di un maggiore distanziamento sociale.

D’altro canto, non bisogna dimenticare, che il Centro commerciale è un’azienda a tutti gli effetti. Sin dalla sua nascita, ovunque, ha avuto un forte interesse nel dotarsi di dispositivi di protezione, controllo accessi, vigilanza sui comportamenti delle persone e del distanziamento.

Tutti questi accorgimenti sono rigorosamente osservati e applicati tuttora per quanto riguarda l’affollamento e l’uso dei dispositivi di protezione individuali. Le mascherine e i disinfettanti sono l’esempio più lampante. In uno Shopping center sono sempre esistite maggiori garanzie di sicurezza che in una grande Via commerciale”.

Qual è stato il vostro sforzo durante la pandemia?

Enorme, fare rispettare in primis tutte le norme: nazionali, regionali e locali. Spesso contradditorie, a volte di difficile o difficilissima comprensione, anche in termini di merceologie vietate e permessi orari. Il direttore ha dovuto interpretare sempre tutto in tempi rapidi, trasferire ai tenant (attività commerciali), le regole previste dal legislatore.

Rispondere alle domande, essere sempre presente nelle situazioni dubbie o critiche. Reclutare e rafforzare i servizi di vigilanza, continuando a sviluppare, nonostante tutto, una politica di marketing. 

Del resto, la nostra associazione ha sempre insistito sulla necessità di percorsi di formazione professionale. Un tema questo che sarà centrale, anche nella nostra prossima Convention nazionale, prevista a Milano il 9 novembre 2021″.

Aspetti positivi?

“Credo che il Covid sia stato per tutti una grande, lezione ma anche una grande tragedia. Per quanto ci riguarda la Pandemia ha fatto capire ai commercianti quanto sia importante avere un direttore professionale, dinamico, capace di assumersi responsabilità e di prendere decisioni. 

La figura di questo manager è stata, per così dire, capita e apprezzata di più. A volte persino dai consumatori che raramente hanno a contatti diretti con noi. A questo punto dobbiamo andare oltre e accettare il fatto che un’emergenza, breve o lunga che sia, può sempre ritornare.

Tutti dobbiamo essere preparati, a cominciare da coloro che hanno ruoli di coordinamento di uno staff, di un insieme di persone o di un’impresa. E anche su questo dovrà insistere la formazione di domani“.

Quali sono le competenze richieste a un buon direttore?

“Dal punto di vista scolastico, come risulta dai nostri sondaggi, il direttore è, generalmente, un laureato (60% dei casi). Un’età media fra 30 e 50 anni (il 57% sono 40-50enni), mentre il 30% va da 50 a 60 anni, con una solida cultura economica e di marketing. Ci sono poi una serie di caratteristiche che si sviluppano sul campo: “capacità organizzativa, comunicativa, di comprendere anticipatamente quello che piace alla gente.

Bisogna che sia un manager dinamico e intraprendente, che trascorrere sempre meno tempo in ufficio, sempre più tempo nel proprio centro commerciale. Un mestiere non facile, ma sicuramente gratificante. Coordinare un’azienda con un fatturato da 70-80 milioni ai 500 milioni di euro dei Complessi di maggiori dimensioni”.

Stazione Alta Velocità Afragola.

di gianni bianco

© Riproduzione riservata

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