
Claudio Baglioni in concerto ad Avellino, terza data al Teatro “Carlo Gesualdo”, suggestioni e ricordi, in un viaggio “solitario”, tutto di venerdì.

Una Sala buia, un luce soffusa sul palco, soprattutto le note di un pianoforte, la musica di Claudio Baglioni. Ascolto mentre scrivo l’album che preferisco: “Io sono qui”, il ,secondo di una trilogia. Il primo ” Oltre“, il secondo, appunto “Io sono qui“, il terzo: “Viaggiatore sulla cosa del tempo”. Dicevo, il buio nella Sala, l’uscita verso il palco e i tre strumenti: “pianoforte, piani elettrici, sintetizzatore”. Tre strumenti di volo per il comandante che poggia il cappello sul piano.

A parte la parte audio, le luci fisse o laser, sono servite a creare effetti onirici e suggestioni. Baglioni dal palco, come il comandante di un aereo decolla, noi con lui. Un itinerario verso melodie raffinate, acustiche o elettriche suonate su una tastiera. Un viaggio certo, ma anche un dialogo tra passato e presente della musica dei nostri anni. A proporlo uno dei maggiori interpreti del nostro tempo, Claudio Baglioni. Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, in una sala soffusa, solo le luci del palco riscaldano i colori per un “Piano di volo – Solo-Tris“.

Dopo i successi dei precedenti tours: “Solo” e “SoloBis“, Baglioni chiude l’itinerario musicale da solista con “Piano di Volo – SoloTris”. Il titolo è l’ ultimo capitolo di un viaggio artistico straordinario che approdato nei più prestigiosi teatri storici italiani. Il concerto è un racconto in musica, un’esperienza intima di Claudio con i suoi ascoltatori. I brani riportano alle origini della composizione dell’artista, ma nell’occasione si aprono a differenti sonorità e cantate soprattutto alle tastiere e un solo brano alla chitarra acustica.

Un itinerario da percorrere accompagnate da emozioni trasformate in note. Uno spettacolo intimo e senza tempo, Baglioni ripercorre tappe significative dei suoi anni da compositore e cantante. Al pubblico offre “perle” del suo repertorio in un’atmosfera sospesa, poetica, profondamente teatrale. Ha cantato brani attuali e passati e il pubblico a dimostrare il messaggio, sussurrava le frasi delle canzoni, da sottofondo, per non disturbare l’esibizione.

Solo alla fine, quando sono arrivati i “Medley“, che hanno spostato le lancette agli anni passati, il pubblico a quel punto ha ritrovato il suo “Claudio“. Un un abbraccio tra note e canzoni di ogni tempo, su tutte “mille giorni di te e di me”. Il brano racconta la fine di un amore ma in questo caso è stata cantata da tutti come un inno al rapporto davvero intimo tra Claudio e i suoi fans, di ogni età. Un viaggio cominciato con “Questo piccolo grande amore”, del 1971 e continuato fino ad oggi. Cinquanta anni di canzoni (350), di musiche, di emozioni, soprattutto fotografie di varie epoche. Anni che abbiamo vissuto e che Claudio ha voluto ricordarci e proprio il brano “fotografie“, è stato il più applaudito.
Tre piani di volo, distribuiti in questi anni nelle sale dei Teatri lirici e negli Auditorium italiani. La musica è un viaggio che ci accompagna nella nostra vita che cambia con il passare degli anni. I protagonisti del viaggio in fin dei conti siamo noi ascoltatori, l’artista è solo colui che guida le note, la voce e le emozioni, come un comandante guida un aereo. Claudio Baglioni ha diviso il concerto in quattro stagioni, quattro elementi: “terra, acqua, aria e fuoco”, i brani. Tre colori: “giallo, rosso e blu”, i midley.
Non si può fare altro che ringraziare un artista per aver creato una magia così intensa e suggestiva. Soprattutto guidato, da comandante, un aereo immaginario per i suoi passeggeri, il suo pubblico. Da solo, senza distrazioni e virtuosismi di percussioni, fiati e corde. Da solo, solo lui, la sua voce, le sue mani, i cuori di chi ascoltava. Abbiamo rivissuto la nostra vita attraverso le note di bani: “Sulle vie dei colori“, come il titolo di una delle canzoni che amo di più di Baglioni.
gianni bianco
