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sabato, Dicembre 13, 2025

CLAUDIO BAGLIONI: Piano di volo Solo-TRIS.

Claudio Baglioni in concerto ad Avellino, terza data al Teatro “Carlo Gesualdo”, suggestioni e ricordi, in un viaggio “solitario”, tutto di venerdì.

Una Sala buia, un luce soffusa sul palco, soprattutto le note di un pianoforte, la musica di Claudio Baglioni. Ascolto mentre scrivo l’album che preferisco: “Io sono qui”, il ,secondo di una trilogia. Il primo ” Oltre“, il secondo, appunto “Io sono qui“, il terzo: “Viaggiatore sulla cosa del tempo”. Dicevo, il buio nella Sala, l’uscita verso il palco e i tre strumenti: “pianoforte, piani elettrici, sintetizzatore”. Tre strumenti di volo per il comandante che poggia il cappello sul piano.

A parte la parte audio, le luci fisse o laser, sono servite a creare effetti onirici e suggestioni. Baglioni dal palco, come il comandante di un aereo decolla, noi con lui. Un itinerario verso melodie raffinate, acustiche o elettriche suonate su una tastiera. Un viaggio certo, ma anche un dialogo tra passato e presente della musica dei nostri anni. A proporlo uno dei maggiori interpreti del nostro tempo, Claudio Baglioni. Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, in una sala soffusa, solo le luci del palco riscaldano i colori per un “Piano di voloSolo-Tris“.

Dopo i successi dei precedenti tours: “Solo” e “SoloBis“, Baglioni chiude l’itinerario musicale da solista con “Piano di Volo – SoloTris”. Il titolo è l’ ultimo capitolo di un viaggio artistico straordinario che approdato nei più prestigiosi teatri storici italiani. Il concerto è un racconto in musica, un’esperienza intima di Claudio con i suoi ascoltatori. I brani riportano alle origini della composizione dell’artista, ma nell’occasione si aprono a differenti sonorità e cantate soprattutto alle tastiere e un solo brano alla chitarra acustica.

Un itinerario da percorrere accompagnate da emozioni trasformate in note. Uno spettacolo intimo e senza tempo, Baglioni ripercorre tappe significative dei suoi anni da compositore e cantante. Al pubblico offre “perle” del suo repertorio in un’atmosfera sospesa, poetica, profondamente teatrale. Ha cantato brani attuali e passati e il pubblico a dimostrare il messaggio, sussurrava le frasi delle canzoni, da sottofondo, per non disturbare l’esibizione.

Solo alla fine, quando sono arrivati i “Medley“, che hanno spostato le lancette agli anni passati, il pubblico a quel punto ha ritrovato il suo “Claudio“. Un un abbraccio tra note e canzoni di ogni tempo, su tutte “mille giorni di te e di me”. Il brano racconta la fine di un amore ma in questo caso è stata cantata da tutti come un inno al rapporto davvero intimo tra Claudio e i suoi fans, di ogni età. Un viaggio cominciato con “Questo piccolo grande amore”, del 1971 e continuato fino ad oggi. Cinquanta anni di canzoni (350), di musiche, di emozioni, soprattutto fotografie di varie epoche. Anni che abbiamo vissuto e che Claudio ha voluto ricordarci e proprio il brano “fotografie“, è stato il più applaudito.

Tre piani di volo, distribuiti in questi anni nelle sale dei Teatri lirici e negli Auditorium italiani. La musica è un viaggio che ci accompagna nella nostra vita che cambia con il passare degli anni. I protagonisti del viaggio in fin dei conti siamo noi ascoltatori, l’artista è solo colui che guida le note, la voce e le emozioni, come un comandante guida un aereo. Claudio Baglioni ha diviso il concerto in quattro stagioni, quattro elementi: “terra, acqua, aria e fuoco”, i brani. Tre colori: “giallo, rosso e blu”, i midley.

Non si può fare altro che ringraziare un artista per aver creato una magia così intensa e suggestiva. Soprattutto guidato, da comandante, un aereo immaginario per i suoi passeggeri, il suo pubblico. Da solo, senza distrazioni e virtuosismi di percussioni, fiati e corde. Da solo, solo lui, la sua voce, le sue mani, i cuori di chi ascoltava. Abbiamo rivissuto la nostra vita attraverso le note di bani: “Sulle vie dei colori“, come il titolo di una delle canzoni che amo di più di Baglioni.

gianni bianco

Claudio Baglioni in concerto ad Avellino, terza data al Teatro “Carlo Gesualdo”, suggestioni e ricordi, in un viaggio “solitario”, tutto di venerdì.

Una Sala buia, un luce soffusa sul palco, soprattutto le note di un pianoforte, la musica di Claudio Baglioni. Ascolto mentre scrivo l’album che preferisco: “Io sono qui”, il ,secondo di una trilogia. Il primo ” Oltre“, il secondo, appunto “Io sono qui“, il terzo: “Viaggiatore sulla cosa del tempo”. Dicevo, il buio nella Sala, l’uscita verso il palco e i tre strumenti: “pianoforte, piani elettrici, sintetizzatore”. Tre strumenti di volo per il comandante che poggia il cappello sul piano.

A parte la parte audio, le luci fisse o laser, sono servite a creare effetti onirici e suggestioni. Baglioni dal palco, come il comandante di un aereo decolla, noi con lui. Un itinerario verso melodie raffinate, acustiche o elettriche suonate su una tastiera. Un viaggio certo, ma anche un dialogo tra passato e presente della musica dei nostri anni. A proporlo uno dei maggiori interpreti del nostro tempo, Claudio Baglioni. Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, in una sala soffusa, solo le luci del palco riscaldano i colori per un “Piano di voloSolo-Tris“.

Dopo i successi dei precedenti tours: “Solo” e “SoloBis“, Baglioni chiude l’itinerario musicale da solista con “Piano di Volo – SoloTris”. Il titolo è l’ ultimo capitolo di un viaggio artistico straordinario che approdato nei più prestigiosi teatri storici italiani. Il concerto è un racconto in musica, un’esperienza intima di Claudio con i suoi ascoltatori. I brani riportano alle origini della composizione dell’artista, ma nell’occasione si aprono a differenti sonorità e cantate soprattutto alle tastiere e un solo brano alla chitarra acustica.

Un itinerario da percorrere accompagnate da emozioni trasformate in note. Uno spettacolo intimo e senza tempo, Baglioni ripercorre tappe significative dei suoi anni da compositore e cantante. Al pubblico offre “perle” del suo repertorio in un’atmosfera sospesa, poetica, profondamente teatrale. Ha cantato brani attuali e passati e il pubblico a dimostrare il messaggio, sussurrava le frasi delle canzoni, da sottofondo, per non disturbare l’esibizione.

Solo alla fine, quando sono arrivati i “Medley“, che hanno spostato le lancette agli anni passati, il pubblico a quel punto ha ritrovato il suo “Claudio“. Un un abbraccio tra note e canzoni di ogni tempo, su tutte “mille giorni di te e di me”. Il brano racconta la fine di un amore ma in questo caso è stata cantata da tutti come un inno al rapporto davvero intimo tra Claudio e i suoi fans, di ogni età. Un viaggio cominciato con “Questo piccolo grande amore”, del 1971 e continuato fino ad oggi. Cinquanta anni di canzoni (350), di musiche, di emozioni, soprattutto fotografie di varie epoche. Anni che abbiamo vissuto e che Claudio ha voluto ricordarci e proprio il brano “fotografie“, è stato il più applaudito.

Tre piani di volo, distribuiti in questi anni nelle sale dei Teatri lirici e negli Auditorium italiani. La musica è un viaggio che ci accompagna nella nostra vita che cambia con il passare degli anni. I protagonisti del viaggio in fin dei conti siamo noi ascoltatori, l’artista è solo colui che guida le note, la voce e le emozioni, come un comandante guida un aereo. Claudio Baglioni ha diviso il concerto in quattro stagioni, quattro elementi: “terra, acqua, aria e fuoco”, i brani. Tre colori: “giallo, rosso e blu”, i midley.

Non si può fare altro che ringraziare un artista per aver creato una magia così intensa e suggestiva. Soprattutto guidato, da comandante, un aereo immaginario per i suoi passeggeri, il suo pubblico. Da solo, senza distrazioni e virtuosismi di percussioni, fiati e corde. Da solo, solo lui, la sua voce, le sue mani, i cuori di chi ascoltava. Abbiamo rivissuto la nostra vita attraverso le note di bani: “Sulle vie dei colori“, come il titolo di una delle canzoni che amo di più di Baglioni.

gianni bianco

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