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mercoledì, Maggio 29, 2024

COSTRETTE A PROSTITUIRSI: Arrestati in venti.

Cominciano nel 2017 le indagini che hanno l'arresto di rumeni e criminali locali. Tre milioni di euro il giro di affari che produceva l'ignobile partica.

Cominciano nel 2017 le indagini che hanno l’arresto di rumeni e criminali locali. Tre milioni di euro il giro di affari che produceva l’ignobile partica.

Dai social network partiva il reclutamento delle ragazze illuse di una vita migliore per ritrovarsi sulla strada a Bari. In carcere sono finiti dodici malviventi con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e altri reati ai danni di giovani rumene. In Europa, come in Italia, ragazze prevalentemente con problemi familiari, sono adescate e soggiogate, fino ad essere ridotte schiavitù.


I social networks come canale di contatto, i persuasori comincino col proporre una vita migliore alle ragazze, il benessere in futuro. Un’associazione, con il contributo di complici italiani ha fornito assistenza accompagnando le donne sui luoghi dove prostituirsi. L’assicurazione: una casa da cui non avrebbero avuto possibilità di allontanarsi.

Non è mancato il supporto delle compagne degli aguzzini che li avrebbero aiutati a sorvegliare le vittime. Trentasette i capi di accusa contestati dal G.I.P. per sfruttamento della prostituzione. Lo stato di sottomissione soprattutto a cui sarebbero state sottoposte le vittime, al limite della schiavitù accertata.


A marzo del 2017, una giovani vittime è travolta da un’auto mentre cammina per strada. La frattura ad una gamba e le successive indagini consentono agli ispettori di aprire un fascicolo che scopre tutta una serie di reati. A parte la prostituzione e lo schiavismo perpetuato ai danni delle giovani donne, le aggressioni fisiche e un tentato omicidio. L’atto sarebbe stato commissionato dal capo del gruppo criminale conosciuto come: “il Principe”.

Tre milioni di euro annui il ricavato dell’attività, accertato dopo le indagini. Le perquisizioni e il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia hanno scoperto tutto. Siamo solo all’inizio degli accertamenti in attesa della pronuncia dei magistrati.

Speriamo siano ospitate in comunità o in altri luoghi a tutela delle ragazze, per non farle rivivere l’orrore. Concentrati sulla Pandemia prima, sulla guerra in Ucraina oggi, l’opinione pubblica di distrae da altre tragedie quotidiane. Soprattutto bisogna stare attenti a chi accoglie oggi donne ucraine, non vorremmo che qualcuna prima o poi di una cada nella rete di questi delinquenti.

di Emilia Bianco

Cominciano nel 2017 le indagini che hanno l’arresto di rumeni e criminali locali. Tre milioni di euro il giro di affari che produceva l’ignobile partica.

Dai social network partiva il reclutamento delle ragazze illuse di una vita migliore per ritrovarsi sulla strada a Bari. In carcere sono finiti dodici malviventi con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e altri reati ai danni di giovani rumene. In Europa, come in Italia, ragazze prevalentemente con problemi familiari, sono adescate e soggiogate, fino ad essere ridotte schiavitù.


I social networks come canale di contatto, i persuasori comincino col proporre una vita migliore alle ragazze, il benessere in futuro. Un’associazione, con il contributo di complici italiani ha fornito assistenza accompagnando le donne sui luoghi dove prostituirsi. L’assicurazione: una casa da cui non avrebbero avuto possibilità di allontanarsi.

Non è mancato il supporto delle compagne degli aguzzini che li avrebbero aiutati a sorvegliare le vittime. Trentasette i capi di accusa contestati dal G.I.P. per sfruttamento della prostituzione. Lo stato di sottomissione soprattutto a cui sarebbero state sottoposte le vittime, al limite della schiavitù accertata.


A marzo del 2017, una giovani vittime è travolta da un’auto mentre cammina per strada. La frattura ad una gamba e le successive indagini consentono agli ispettori di aprire un fascicolo che scopre tutta una serie di reati. A parte la prostituzione e lo schiavismo perpetuato ai danni delle giovani donne, le aggressioni fisiche e un tentato omicidio. L’atto sarebbe stato commissionato dal capo del gruppo criminale conosciuto come: “il Principe”.

Tre milioni di euro annui il ricavato dell’attività, accertato dopo le indagini. Le perquisizioni e il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia hanno scoperto tutto. Siamo solo all’inizio degli accertamenti in attesa della pronuncia dei magistrati.

Speriamo siano ospitate in comunità o in altri luoghi a tutela delle ragazze, per non farle rivivere l’orrore. Concentrati sulla Pandemia prima, sulla guerra in Ucraina oggi, l’opinione pubblica di distrae da altre tragedie quotidiane. Soprattutto bisogna stare attenti a chi accoglie oggi donne ucraine, non vorremmo che qualcuna prima o poi di una cada nella rete di questi delinquenti.

di Emilia Bianco

© Riproduzione riservata

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