
Cronaca nera, era un tempo il titolo che racchiudeva tutto quello che accadeva e riguardava la violenza. Oggi, amplificata dai “Social”, soprattutto aumentata a dismisura, bisogna correre ai ripari.
Gaetano Maranzano, un palermitano di 28 anni, è accusato, anzi autore dell’omicidio del. Domenica 12 ottobre, questa è la data dell’evento che definire assurdo è poco. Durante l’interrogatorio Maranzano ha detto: “Porto la pistola sempre con me perché Palermo è una città violenta”. Precedenti litigi tra i due giovani hanno portato poi all’epilogo sabato 11 ottobre e la morte di Paolo Taormina, ventunenne che aveva un solo torto, essere intervenuto per sedare una rissa. Quello che davvero offende ognuno di noi è che l’assassino ha pubblicato su “TikTok”, una sua foto accompagnata dall’audio di un dialogo tratto dalla fiction sulla vita di Totò Riina: “Il capo dei capi”.
Chiaramente l’essere vissuto nello “Zen”, non ha aiutato Maranzano. Accompagnato da un’infanzia difficile. Il 28enne è figlio di Vincenzo Maranzano, salito alle cronache e condannato a dieci anni di carcere per il tentato omicidio dei rivali Giuseppe e Antonio Colombo, nella faida “Maranzano-Colombo”, nata anch’essa per futili motivi, una spallata. Qualcuno crede che la cosa quindi non sia casuale ma premedidata. Intanto i fatti sono questi: “Alle 2.50 del mattino, fuori al locale, una lite tra alcuni ragazzi. Poco dopo, Taormina esce e si avvicina ai protagonisti della lite, per sedare gli animi. A quel punto Gaetano Marzano, incastrato dalle telecamere si avvicinava a Taormina e lo colpisce alla testa”.
Corporatura robusta, barba folta e scura, giubbotto, collane con ciondoli raffiguranti crocifissi e pistole, questo il personaggio per intenderci, riconosciuto da alcuni ragazzi e identificato con Maranzano. I carabinieri bussano alla porta di casa di Maranzano e lo arrestano dopo poche. La tragedia colpisce i genitori del ragazzo ucciso e quante analogie con il nostro Santo Romano e la tragedia avvenuta San Sebastiano al Vesuvio la notte tra il primo e due novembre del 2024. C’è anche l’ipotesi “premeditazione“, leggendo qua e là, ma questo è tutto da verificare e poco cambia, Paolo, Paolo Taormina, è morto.

Ieri sera invece, mentre assistevamo ai festeggiamenti per la pace e le scene di giubilo di Trump e il resto del mondo, accadeva a Verona un fatto di cronaca gravissimo: “quindici feriti e tre Carabinieri morti per uno sgombero”. L’esplosione si è verificata in un casolare di Castel D’Azzano in provincia di Verona. Il ministro Piantedosi: “Qualcuno potrebbe aver attivato bombola di gas”, i sospetti sono rivolti ad una donna che ha innescato l’esplosione, facendo crollare l’edificio di due piani che ha travolto i militari e gli agenti, impegnati per lo sgombero. I Vigili del fuoco che sono intervenuti immediatamente, ma per i carabinieri non c’è stato nulla da fare. Altre morti, altri innocenti uccisi e non dalla fatalità sia ben chiaro. Quello che unisce i due eventi, a parte i drammi che ne conseguiranno e riguarderanno i familiari in particolare, saranno i processi e le sentenze.

Si andrà a scavare e scovare ogni cavillo per salvaguardare gli assassini e di sicuro non pagheranno per il costo di una giovane vita a Palermo di tre carabinieri a Castel D’Azzano (VR). A distanza di un anno dall’omicidio di Santo Romano è giusto ricordare la memoria di un ragazzo che ha avuto un solo torto, essere andato incontro al destino con il coraggio di un ragazzo onesto. I suoi cari onorano la sua memoria con un cuore che personalmente ho sempre con me e che mi ricorda il cuore di uno ragazzo, un calciatore, un figlio che poteva girare la testa e non l’ha fatto. Ciao Santo, riposa in pace.
gianni bianco
