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giovedì, Giugno 20, 2024

DONNE CHE SUBISCONO VIOLENZA – Uscirne, è possibile…

Sono in tante ad avere il coraggio di recarsi ai Centri Antiviolenza per chiedere aiuto. Uscire dalla violenza è possibile anche grazie all’importante lavoro della rete di associazioni che si interessano di questo problema.

Il racconto delle donne, quasi sempre lo stesso: “Ho subito una violenza in casa, mi sono ritrovata in una condizione di segregazione, sotto controllo. Per me è stato uno shock, non riuscivo a credere a ciò che mi accadeva. Dopo pochi mesi di matrimonio lui è cambiato e la mai vita è diventata un incubo. La violenza è iniziata piano piano, a piccoli passi, ho sperato a lungo che lui cambiasse.

Dopo qualche tempo non ce la facevo più, dicevo a me stessa che se fossi andata via non sarei riuscita a sopravvivere, avevo paura. Un bambino piccolo da crescere, la paura dell’ignoto, soprattutto chi mi avrebbe aiutato una volta fuori di casa?  Non sono italiana e di questo paese non conoscevo nulla.  Lui e la madre continuavano a dirmi che se l’avessi denunciato per le percosse subite, i Servizi sociali si sarebbero portati via mio figlio. Senza mio figlio non sarei riuscita ad andare avanti, sarei morta

Avevo il cuore a pezzi, non riuscivo più a dormire la notte. Alla fine è arrivato il momento in cui ho trovato il coraggio e tra tanti timori, sono andata a chiedere aiuto, era arrivato l’ora per dire basta!”

Tante storie iniziano così , tutte uguali, storie di donne picchiate e sottomesse dal “proprio Uomo”, che tanto uomo poi non si rivela. Sono in tante ad avere il coraggio di recarsi ai Centri Antiviolenza per chiedere aiuto. Uscire dalla violenza è possibile anche grazie all’importante lavoro della rete di associazioni che si interessano di questo problema.

Fondamentali sono gli strumenti che garantiscono un sostegno adeguato alle donne vittime di violenza e ai loro figli, attraverso vari percorsi: psicologici, legali, lavorativi. Il rispetto della donna, della sua libertà, la sua dignità protagonista di ogni sua decisione, della sua vita. Uscire dalla violenza si può: gli interventi devono essere concordati in modo collegiale, in collaborazione con le associazioni del territorio impegnate nel contrasto a questo fenomeno. I progetti per i nuclei “mamma-bambino” hanno diversi obiettivi:


Sostenere le donne nell’elaborazione del loro vissuto e nel riconoscimento del proprio valore;
Promuovere il reinserimento sociale attraverso corsi di formazione professionale;
Accompagnare i minori vittime di violenza assistita nel recupero di un’infanzia felice attraverso la partecipazione ad attività psico-educative e formativa.


Le statistiche parlano chiaro, in Italia una donna su tre ha subito almeno una volta violenza nella propria vita. Violenza non solo fisica, ma anche psicologica, processo di disistima personale, isolamento e privazioni economiche. I C.A.V. (centri antiviolenza) devono essere potenziati, garantendo un’adeguata assistenza. La formazione di personale qualificato, il più delle volte donne, in grado di offrire accoglienza e ascolto.

In Italia i C.A.V.  sono previsti per legge ma lo Stato non è riuscito a finanziarli e organizzare in modo adeguato. La loro presenza nelle diverse ragioni è poco omogenea, spesso finanziate con meccanismi poco chiari e insufficienti.

Tirarsi fuori dal subire violenza per una donna dovrebbe essere “seguire un percorso organizzato e strutturato”, accompagnata da esperti del settore, come da più anni invocano le associazioni a difesa delle donne, bisognerà essere più presenti e soprattutto incisivi.

di Agostino Galiero

Il racconto delle donne, quasi sempre lo stesso: “Ho subito una violenza in casa, mi sono ritrovata in una condizione di segregazione, sotto controllo. Per me è stato uno shock, non riuscivo a credere a ciò che mi accadeva. Dopo pochi mesi di matrimonio lui è cambiato e la mai vita è diventata un incubo. La violenza è iniziata piano piano, a piccoli passi, ho sperato a lungo che lui cambiasse.

Dopo qualche tempo non ce la facevo più, dicevo a me stessa che se fossi andata via non sarei riuscita a sopravvivere, avevo paura. Un bambino piccolo da crescere, la paura dell’ignoto, soprattutto chi mi avrebbe aiutato una volta fuori di casa?  Non sono italiana e di questo paese non conoscevo nulla.  Lui e la madre continuavano a dirmi che se l’avessi denunciato per le percosse subite, i Servizi sociali si sarebbero portati via mio figlio. Senza mio figlio non sarei riuscita ad andare avanti, sarei morta

Avevo il cuore a pezzi, non riuscivo più a dormire la notte. Alla fine è arrivato il momento in cui ho trovato il coraggio e tra tanti timori, sono andata a chiedere aiuto, era arrivato l’ora per dire basta!”

Tante storie iniziano così , tutte uguali, storie di donne picchiate e sottomesse dal “proprio Uomo”, che tanto uomo poi non si rivela. Sono in tante ad avere il coraggio di recarsi ai Centri Antiviolenza per chiedere aiuto. Uscire dalla violenza è possibile anche grazie all’importante lavoro della rete di associazioni che si interessano di questo problema.

Fondamentali sono gli strumenti che garantiscono un sostegno adeguato alle donne vittime di violenza e ai loro figli, attraverso vari percorsi: psicologici, legali, lavorativi. Il rispetto della donna, della sua libertà, la sua dignità protagonista di ogni sua decisione, della sua vita. Uscire dalla violenza si può: gli interventi devono essere concordati in modo collegiale, in collaborazione con le associazioni del territorio impegnate nel contrasto a questo fenomeno. I progetti per i nuclei “mamma-bambino” hanno diversi obiettivi:


Sostenere le donne nell’elaborazione del loro vissuto e nel riconoscimento del proprio valore;
Promuovere il reinserimento sociale attraverso corsi di formazione professionale;
Accompagnare i minori vittime di violenza assistita nel recupero di un’infanzia felice attraverso la partecipazione ad attività psico-educative e formativa.


Le statistiche parlano chiaro, in Italia una donna su tre ha subito almeno una volta violenza nella propria vita. Violenza non solo fisica, ma anche psicologica, processo di disistima personale, isolamento e privazioni economiche. I C.A.V. (centri antiviolenza) devono essere potenziati, garantendo un’adeguata assistenza. La formazione di personale qualificato, il più delle volte donne, in grado di offrire accoglienza e ascolto.

In Italia i C.A.V.  sono previsti per legge ma lo Stato non è riuscito a finanziarli e organizzare in modo adeguato. La loro presenza nelle diverse ragioni è poco omogenea, spesso finanziate con meccanismi poco chiari e insufficienti.

Tirarsi fuori dal subire violenza per una donna dovrebbe essere “seguire un percorso organizzato e strutturato”, accompagnata da esperti del settore, come da più anni invocano le associazioni a difesa delle donne, bisognerà essere più presenti e soprattutto incisivi.

di Agostino Galiero

© Riproduzione riservata

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