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giovedì, Giugno 20, 2024

EMPOLI– NAPOLI 0 a 2. L’ottava sinfonia di Spalletti.

Un crescendo rossiniano Si vince su un campo che ci ha visto spesso soccombere. Questo è davvero un anno magico, lussurioso.

Marcatori: 17′ aut. Ismajli (E), 28′ Osimhen (N).

Il Napoli vince la sua ottava gara consecutiva del girone di ritorno. Ha vinto su un campo che anche nell’era Maradona è stato sempre ostico. Con la vittoria sugli uomini di Paolo Zanetti gli azzurri sfatano l’ennesimo tabù.

Una cavalcata solitaria, quella degli azzurri ,sempre più sorprendente; una sinfonia che è oramai un “crescendo rossiniano”. Anche quando è rimasta in dieci la compagine campana non ha avvertito nessuna sofferenza.

Dai valori in campo sembrava che il calciatore espulso fosse dell’altra squadra. I partenopei hanno raddoppiato le forze ed è stato tutto davvero un gran bel vedere. Il Napoli ha chiuso, proprio a Empoli, un capitolo che si aprì maledettamente l’anno scorso. Gli azzurri subirono una sconfitta immeritata che costò l’estromissione dalla lotta per lo scudetto.

Una partita che in un certo senso decretò la fine di quel gruppo che oserei definire “magnifici perdenti”.
Si vince su un campo che ci ha visto spesso soccombere; questo è un anno magico, lussurioso. Si chiude un cerchio, manca poco per la certezza matematica; l’unica nota stonata che mantiene il popolo azzurro lontano dai festeggiamenti.

Naturalmente deve assolutamente essere censurato il comportamento dannoso e infantile di Mario Rui. La società e l’ambiente intero si stanno giocando l’anima per raggiungere un obiettivo ambito e maledetto per i colori partenopei. Queste idiozie da calciatore da “Terza categoria”, non dovrebbero assolutamente appartenere ai giocatori del Napoli.

Ad Empoli è andata bene comunque. Eppure se queste situazioni dovessero ripetersi contro squadre più forti e blasonate, sarebbe grave perdere punti o passaggi di turno. Non bisogna buttare via punti per fesserie da “testa calda” o da “bulletto denoiandri”.

Un comportamento immaturo quello del portoghese Mario Rui, che cozza con la crescita mentale, tecnica e atletica dell’intero staff napoletano. A quasi tre quarti di campionato c’è da sottolineare che mai come in questo caso, due calciatori, hanno cambiato completamente le sorti di una stagione.


Due illustri sconosciuti, pagati quanto due cartellini di calciatori di Serie B; due atleti provenienti da continenti e nazioni quasi misconosciute.
Stanno impartendo, i due, domenica dopo domenica, lezioni di come si deve giocare a pallone per vincere. Bisogna davvero fare “Chapeau”, a chi è stato capace di scorgere tutto ciò, un grande Bravo a Cristiano Giuntoli e al suo team di scouting.

Il direttore sportivo del Napoli ha portato sotto il Vesuvio Kvichka Kvaratskhelia e Kim Min-jae. I due campioni hanno completato un mosaico quasi perfetto, di una squadra costruita pezzo per pezzo, anno dopo anno. Calciatori che hanno trasformato una sorta di idea incompiuta in una splendida utopia calcistica.

Il georgiano anche ieri ha messo “becco” in entrambe le azioni da gol. Anche se non spinge al massimo, o almeno così pare, Kvaratskelia comunque rimane una spina costante nel fianco degli avversari. Il coreano ha invece cancellato ai più il ricordo di Kalidou Koulibaly che appariva insostituibile.

L’asiatico sotto il punto di vista puramente difensivo da molte più certezze del senegalese. Un calciatore Kim che è dotato di una velocità impressionante e un senso della protezione della porta, alto e almeno in Italia, senza paragoni. Un Napoli sette bellezze che continua a stupire per continuità e per qualità di schemi di gioco.

Un grande applauso a tutti quelli che hanno costruito questo gioiello che non dovrebbe essere solo vanto della tifoseria azzurra ma di tutto il cosmo pedatorio italiano.

di Fiore Marro

Un crescendo rossiniano Si vince su un campo che ci ha visto spesso soccombere. Questo è davvero un anno magico, lussurioso.

Marcatori: 17′ aut. Ismajli (E), 28′ Osimhen (N).

Il Napoli vince la sua ottava gara consecutiva del girone di ritorno. Ha vinto su un campo che anche nell’era Maradona è stato sempre ostico. Con la vittoria sugli uomini di Paolo Zanetti gli azzurri sfatano l’ennesimo tabù.

Una cavalcata solitaria, quella degli azzurri ,sempre più sorprendente; una sinfonia che è oramai un “crescendo rossiniano”. Anche quando è rimasta in dieci la compagine campana non ha avvertito nessuna sofferenza.

Dai valori in campo sembrava che il calciatore espulso fosse dell’altra squadra. I partenopei hanno raddoppiato le forze ed è stato tutto davvero un gran bel vedere. Il Napoli ha chiuso, proprio a Empoli, un capitolo che si aprì maledettamente l’anno scorso. Gli azzurri subirono una sconfitta immeritata che costò l’estromissione dalla lotta per lo scudetto.

Una partita che in un certo senso decretò la fine di quel gruppo che oserei definire “magnifici perdenti”.
Si vince su un campo che ci ha visto spesso soccombere; questo è un anno magico, lussurioso. Si chiude un cerchio, manca poco per la certezza matematica; l’unica nota stonata che mantiene il popolo azzurro lontano dai festeggiamenti.

Naturalmente deve assolutamente essere censurato il comportamento dannoso e infantile di Mario Rui. La società e l’ambiente intero si stanno giocando l’anima per raggiungere un obiettivo ambito e maledetto per i colori partenopei. Queste idiozie da calciatore da “Terza categoria”, non dovrebbero assolutamente appartenere ai giocatori del Napoli.

Ad Empoli è andata bene comunque. Eppure se queste situazioni dovessero ripetersi contro squadre più forti e blasonate, sarebbe grave perdere punti o passaggi di turno. Non bisogna buttare via punti per fesserie da “testa calda” o da “bulletto denoiandri”.

Un comportamento immaturo quello del portoghese Mario Rui, che cozza con la crescita mentale, tecnica e atletica dell’intero staff napoletano. A quasi tre quarti di campionato c’è da sottolineare che mai come in questo caso, due calciatori, hanno cambiato completamente le sorti di una stagione.


Due illustri sconosciuti, pagati quanto due cartellini di calciatori di Serie B; due atleti provenienti da continenti e nazioni quasi misconosciute.
Stanno impartendo, i due, domenica dopo domenica, lezioni di come si deve giocare a pallone per vincere. Bisogna davvero fare “Chapeau”, a chi è stato capace di scorgere tutto ciò, un grande Bravo a Cristiano Giuntoli e al suo team di scouting.

Il direttore sportivo del Napoli ha portato sotto il Vesuvio Kvichka Kvaratskhelia e Kim Min-jae. I due campioni hanno completato un mosaico quasi perfetto, di una squadra costruita pezzo per pezzo, anno dopo anno. Calciatori che hanno trasformato una sorta di idea incompiuta in una splendida utopia calcistica.

Il georgiano anche ieri ha messo “becco” in entrambe le azioni da gol. Anche se non spinge al massimo, o almeno così pare, Kvaratskelia comunque rimane una spina costante nel fianco degli avversari. Il coreano ha invece cancellato ai più il ricordo di Kalidou Koulibaly che appariva insostituibile.

L’asiatico sotto il punto di vista puramente difensivo da molte più certezze del senegalese. Un calciatore Kim che è dotato di una velocità impressionante e un senso della protezione della porta, alto e almeno in Italia, senza paragoni. Un Napoli sette bellezze che continua a stupire per continuità e per qualità di schemi di gioco.

Un grande applauso a tutti quelli che hanno costruito questo gioiello che non dovrebbe essere solo vanto della tifoseria azzurra ma di tutto il cosmo pedatorio italiano.

di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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