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mercoledì, Maggio 29, 2024

GENOA – NAPOLI 2 a 2 – Partenopei a trazione anteriore, un’involuzione tecnico.

Genoa – Napoli, un’involuzione tecnico- tattica impressionante in quel di Marassi da parte della squadra azzurra.

Reti: 40′ pt Bani (G); 11′ st Retegui (G), 31′ st Raspadori (N), 39′ st Politano (N)

Una partita di sofferenza tattica più che inquietante, lo scollamento tra i reparti è un abominio cui il popolo napoletano non aveva più ricordo. Bisogna andare a ritroso, ai Napoli di Mutti o di Ulivieri per arrivare a toccare fondi così disperati.

A un certo punto della gara, mi è parso di ho sentito lo spirito del povero Eusebio implorare verso Mario Rui una sorta di preghiera. Una voce implorante che sussurrava al terzino di lanciare un pallone in avanti, un favore in nome del Portogallo e del popolo napoletano.

Naturalmente il problema non è solo del portoghese, ma di una squadra allo sbando. Il peccato maggiore rimane quello che stiamo trattando della squadra campione d’Italia, che se ne va in giro a fare figure barbine per non usare termini spinti e poco eleganti.

Avevo lanciato l’idea di un cambio veloce della conduzione tecnica del Napoli. Rimango del parere che si sia sprecata una buona occasione, cioè quella della sosta del campionato a causa degli impregni della nazionale italiana. Se qualcuno mi chiedesse con chi sostituire l’hidalgo franco-ispanico, indicherei senza esitazione il nome di Antonio Conte.

Magari costerà un poco troppo, ma potrebbe fare da compensazione con la campagna acquisti scarna e sparagnina che il patron De Laurentiis ha fatto in questa ultima tornata di mercato. Insistere con questo allenatore porterà come conseguenza solo una grossa perdita di tempo, punti e immagine.

A Marassi addirittura si è stati capaci di trasformato, una banda di mezze seghe, che da qui a fine campionato rimarranno nell’anonimato più profondo, in una sorta di campionissimi. Le sostituzioni di Elmas con Politano e di Mario Rui con Olivera sono stati gli errori maggiori di Garcia, nel primo tempo.

La sostituzione di Kvara con  Zerbin forse novello “Rivelino” nella testa dell’allenatore, sempre più nel “pallone” ci sta tutta. Insistere poi con Juan Jesus, lento, pesante, impacciato, una sorta di bella statuina, sta facendo la fortuna di ogni avversario finora affrontato. Anguissa purtroppo non è da meno, sembra il fratello minorato dell’eccellente, splendido campione che abbiamo visto in queste stagioni spallettiane.

Si scorge nell’aria un clima imbarazzante, di calciatori che non sanno dove andare a parare, prova evidente l’ammonizione dopo pochi istanti di gioco di Elmas. Una partita di sofferenza tattica più che inquietante, lo scollamento tra i reparti è un abominio cui il popolo napoletano non aveva più ricordo. Bisogna andare a ritroso ai Napoli di Mutti o di Ulivieri per arrivare a toccare fondi così disperati.

Un Napoli troppo brutto per essere vero. In campo scende una squadra per  nulla aggressiva, allungata vulnerabile, inefficace. Certo la riprese è stata meno pietosa, ma non per meriti tattici ma più che altro per la forza di volontà di una squadra, che è sempre stata la prima della classe l’anno passato.

Il passato è passato e Garcia ce ne sta dando grande prova, e non si può vivere di ricordi anche se belli, e bisogna sempre guardare avanti, ma lo scempio attuato nel giro di pochi mesi, del nuovo “tecnicoverso” questa bella realtà è davvero allucinante. In questo gruppo c’è tanta qualità e tanta voglia di dimostrarlo. Raspadori è un gran centravanti e il gol che ha realizzato ne è la prova assoluta di tutto questo. Sprecare tanta grazia è peccato caro Rudi, Gesù ti guarda e piange per questo disastro, “vavattenne.”

di Fiore Marro

Genoa – Napoli, un’involuzione tecnico- tattica impressionante in quel di Marassi da parte della squadra azzurra.

Reti: 40′ pt Bani (G); 11′ st Retegui (G), 31′ st Raspadori (N), 39′ st Politano (N)

Una partita di sofferenza tattica più che inquietante, lo scollamento tra i reparti è un abominio cui il popolo napoletano non aveva più ricordo. Bisogna andare a ritroso, ai Napoli di Mutti o di Ulivieri per arrivare a toccare fondi così disperati.

A un certo punto della gara, mi è parso di ho sentito lo spirito del povero Eusebio implorare verso Mario Rui una sorta di preghiera. Una voce implorante che sussurrava al terzino di lanciare un pallone in avanti, un favore in nome del Portogallo e del popolo napoletano.

Naturalmente il problema non è solo del portoghese, ma di una squadra allo sbando. Il peccato maggiore rimane quello che stiamo trattando della squadra campione d’Italia, che se ne va in giro a fare figure barbine per non usare termini spinti e poco eleganti.

Avevo lanciato l’idea di un cambio veloce della conduzione tecnica del Napoli. Rimango del parere che si sia sprecata una buona occasione, cioè quella della sosta del campionato a causa degli impregni della nazionale italiana. Se qualcuno mi chiedesse con chi sostituire l’hidalgo franco-ispanico, indicherei senza esitazione il nome di Antonio Conte.

Magari costerà un poco troppo, ma potrebbe fare da compensazione con la campagna acquisti scarna e sparagnina che il patron De Laurentiis ha fatto in questa ultima tornata di mercato. Insistere con questo allenatore porterà come conseguenza solo una grossa perdita di tempo, punti e immagine.

A Marassi addirittura si è stati capaci di trasformato, una banda di mezze seghe, che da qui a fine campionato rimarranno nell’anonimato più profondo, in una sorta di campionissimi. Le sostituzioni di Elmas con Politano e di Mario Rui con Olivera sono stati gli errori maggiori di Garcia, nel primo tempo.

La sostituzione di Kvara con  Zerbin forse novello “Rivelino” nella testa dell’allenatore, sempre più nel “pallone” ci sta tutta. Insistere poi con Juan Jesus, lento, pesante, impacciato, una sorta di bella statuina, sta facendo la fortuna di ogni avversario finora affrontato. Anguissa purtroppo non è da meno, sembra il fratello minorato dell’eccellente, splendido campione che abbiamo visto in queste stagioni spallettiane.

Si scorge nell’aria un clima imbarazzante, di calciatori che non sanno dove andare a parare, prova evidente l’ammonizione dopo pochi istanti di gioco di Elmas. Una partita di sofferenza tattica più che inquietante, lo scollamento tra i reparti è un abominio cui il popolo napoletano non aveva più ricordo. Bisogna andare a ritroso ai Napoli di Mutti o di Ulivieri per arrivare a toccare fondi così disperati.

Un Napoli troppo brutto per essere vero. In campo scende una squadra per  nulla aggressiva, allungata vulnerabile, inefficace. Certo la riprese è stata meno pietosa, ma non per meriti tattici ma più che altro per la forza di volontà di una squadra, che è sempre stata la prima della classe l’anno passato.

Il passato è passato e Garcia ce ne sta dando grande prova, e non si può vivere di ricordi anche se belli, e bisogna sempre guardare avanti, ma lo scempio attuato nel giro di pochi mesi, del nuovo “tecnicoverso” questa bella realtà è davvero allucinante. In questo gruppo c’è tanta qualità e tanta voglia di dimostrarlo. Raspadori è un gran centravanti e il gol che ha realizzato ne è la prova assoluta di tutto questo. Sprecare tanta grazia è peccato caro Rudi, Gesù ti guarda e piange per questo disastro, “vavattenne.”

di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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