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giovedì, Giugno 20, 2024

GIOVANBATTISTA CUTOLO: Ieri i funerali, per la sua famiglia da oggi la solitudine.

Giovanbattista Cutolo il giovane musicista ucciso a Napoli ieri è stato omaggiato da familiari amici, istituzioni. Adesso “giustizia”.

Mercoledì 6 agosto 2023 un mondo intero, fatto di affetti amicizia e istituzioni ha voluto rivolgere l’ultimo saluto a Giovanbattista Cutolo il giovane musicista ucciso da un  diciassettenne a colpi d’arma da fuoco. L’omicidio è avvenuto per un parcheggio dopo una discussione animata. Tantissima gente comune a Piazza del Gesù Nuovo a dare l’ultimo saluto a “Giogiò“. Don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli: “Nessun adulto può dirsi assolto”, ed è vero.

Ad accompagnare il rito funebre l’orchestra dove la giovane vittima suonava, l’Orchestra Scarlatti . I ministri Piantedosi e Sangiuliano, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, il sindaco GaetanoManfredi, lo scrittore Maurizio De Giovanni, altre personalità politiche. “Giustizia”, è l’unica parla che la madre di Giovanbattista, Daniela Di Maggio, ha pronunciato Ludovica sua sorella “Napoli sei tu, non Gomorra“.

Parole durissime dell’arcivescovo Battaglia: “Giovanbattista perdona la tua città, accetta le scuse, forse ancora troppo poche, di coloro che si girano ogni giorno dall’altra parte, che pur occupando incarichi di responsabilità hanno tardato e tardano a mettere in campo le azioni necessarie per una città più sicura, in cui tanti giovani, troppi giovani perdono la vita per mano di loro coetanei”.

L’arcivescovo ha chiesto perdono al giovane ucciso: “Perdonaci tutti Giogiò – ha proseguito – perchè quella mano l’abbiamo armata anche noi, con i nostri ritardi, con le promesse non mantenute, con i proclami, i post, i comunicati a cui non sono seguiti azioni, con la nostra incapacità di comprendere i problemi endemici di questa città che abitata anche da adolescenti camminano armati, come in una città in guerra”.

 “Per questo se qualcuno un tempo ha detto ‘fuggite, e qualcun altro oggi dice ‘scappate, io vi dico: restate”, ha detto l’arcivescovo concludendo la sua omelia. “Restate e operate una rivoluzione di giustizia e di onestà. Restate e seminate tra le pietre aride dell’egoismo e della malavita il seme della solidarietà, il fiore della fraternità, la quercia della giustizia”.

Come non essere d’accordo con queste parole ma sono e resteranno “parole” ,che propongono una riflessione seria sulla violenza giovanile, a parte gli incomprensibili ritardi delle istituzioni. Un lungo applauso ha accolto l’arrivo in piazza del Gesù del feretro di Giovanbattista. “”Non si era accorto che era il ragazzo morto, glielo ha detto il padre, e, quando ha capito ciò che aveva fatto, si è reso subito collaborativo. Adesso ha maturato anche dentro se stesso la gravità del gesto. E vorrà chiedere perdono alla famiglia della vittima”.

Questo quanto afferma l’avvocato dell’assassino. Qualche giorno ed è già pentito, ma una domanda sorge spontanea: “A diciassette anni, per un parcheggio, se si ha il coraggio di prendere un’arma e uccidere un quasi coetaneo, è autentico il pentimento, dopo qualche giorno?” Quello che è accaduto a Giovanbattista poteva accadere ad ognuno dei nostri figli, come in passato anche nelle nostre realtà abbiamo vissuto queste tragedie.

Una domanda sorge spontanea, al di là della retorica: “Ma oggi a sedici anni si è ancora minorenni e i sedicenni degli anni ottanta sono da paragonare agli attuali sedicenni?” Lo sforzo di una parte della politica e della società civile napoletana, in particolare, di individuare sempre la questione sociale, credo abbia fatto il suo tempo. Oggi, alla luce di questo episodio, che non è l’ultimo, non sarà l’ultimo, bisogna avviare un processo educative serio.

Tolleranza zero contro la dispersione scolastica, soprattutto colpire l’irresponsabilità di famiglie che lasciano al loro destino ragazzi e ragazze. L’episodio di cui è stato vittima Giovanbattista, spero davvero possa risvegliare le coscienze, altrimenti davvero saranno guai, per tutti. Corre allora in mente una frase di Biagio De Giovanni: “Qui o si salvano tutti o non si salva nessuno“.

gianni bianco

Giovanbattista Cutolo il giovane musicista ucciso a Napoli ieri è stato omaggiato da familiari amici, istituzioni. Adesso “giustizia”.

Mercoledì 6 agosto 2023 un mondo intero, fatto di affetti amicizia e istituzioni ha voluto rivolgere l’ultimo saluto a Giovanbattista Cutolo il giovane musicista ucciso da un  diciassettenne a colpi d’arma da fuoco. L’omicidio è avvenuto per un parcheggio dopo una discussione animata. Tantissima gente comune a Piazza del Gesù Nuovo a dare l’ultimo saluto a “Giogiò“. Don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli: “Nessun adulto può dirsi assolto”, ed è vero.

Ad accompagnare il rito funebre l’orchestra dove la giovane vittima suonava, l’Orchestra Scarlatti . I ministri Piantedosi e Sangiuliano, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, il sindaco GaetanoManfredi, lo scrittore Maurizio De Giovanni, altre personalità politiche. “Giustizia”, è l’unica parla che la madre di Giovanbattista, Daniela Di Maggio, ha pronunciato Ludovica sua sorella “Napoli sei tu, non Gomorra“.

Parole durissime dell’arcivescovo Battaglia: “Giovanbattista perdona la tua città, accetta le scuse, forse ancora troppo poche, di coloro che si girano ogni giorno dall’altra parte, che pur occupando incarichi di responsabilità hanno tardato e tardano a mettere in campo le azioni necessarie per una città più sicura, in cui tanti giovani, troppi giovani perdono la vita per mano di loro coetanei”.

L’arcivescovo ha chiesto perdono al giovane ucciso: “Perdonaci tutti Giogiò – ha proseguito – perchè quella mano l’abbiamo armata anche noi, con i nostri ritardi, con le promesse non mantenute, con i proclami, i post, i comunicati a cui non sono seguiti azioni, con la nostra incapacità di comprendere i problemi endemici di questa città che abitata anche da adolescenti camminano armati, come in una città in guerra”.

 “Per questo se qualcuno un tempo ha detto ‘fuggite, e qualcun altro oggi dice ‘scappate, io vi dico: restate”, ha detto l’arcivescovo concludendo la sua omelia. “Restate e operate una rivoluzione di giustizia e di onestà. Restate e seminate tra le pietre aride dell’egoismo e della malavita il seme della solidarietà, il fiore della fraternità, la quercia della giustizia”.

Come non essere d’accordo con queste parole ma sono e resteranno “parole” ,che propongono una riflessione seria sulla violenza giovanile, a parte gli incomprensibili ritardi delle istituzioni. Un lungo applauso ha accolto l’arrivo in piazza del Gesù del feretro di Giovanbattista. “”Non si era accorto che era il ragazzo morto, glielo ha detto il padre, e, quando ha capito ciò che aveva fatto, si è reso subito collaborativo. Adesso ha maturato anche dentro se stesso la gravità del gesto. E vorrà chiedere perdono alla famiglia della vittima”.

Questo quanto afferma l’avvocato dell’assassino. Qualche giorno ed è già pentito, ma una domanda sorge spontanea: “A diciassette anni, per un parcheggio, se si ha il coraggio di prendere un’arma e uccidere un quasi coetaneo, è autentico il pentimento, dopo qualche giorno?” Quello che è accaduto a Giovanbattista poteva accadere ad ognuno dei nostri figli, come in passato anche nelle nostre realtà abbiamo vissuto queste tragedie.

Una domanda sorge spontanea, al di là della retorica: “Ma oggi a sedici anni si è ancora minorenni e i sedicenni degli anni ottanta sono da paragonare agli attuali sedicenni?” Lo sforzo di una parte della politica e della società civile napoletana, in particolare, di individuare sempre la questione sociale, credo abbia fatto il suo tempo. Oggi, alla luce di questo episodio, che non è l’ultimo, non sarà l’ultimo, bisogna avviare un processo educative serio.

Tolleranza zero contro la dispersione scolastica, soprattutto colpire l’irresponsabilità di famiglie che lasciano al loro destino ragazzi e ragazze. L’episodio di cui è stato vittima Giovanbattista, spero davvero possa risvegliare le coscienze, altrimenti davvero saranno guai, per tutti. Corre allora in mente una frase di Biagio De Giovanni: “Qui o si salvano tutti o non si salva nessuno“.

gianni bianco

© Riproduzione riservata

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