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venerdì, Giugno 21, 2024

ISCHIA: Le mani nel fango.

Ischia, l’isola Verde, la più amata dell’arcipelago napoletano, è stata investita da una tragedia, con il crollo di una parte del monte Epomeo.

È il secondo risveglio dopo il dramma che ha colpito l’isola di Ischia, uno dei luoghi più apprezzati dal turismo. Son stati recuperati sette corpi in quella che possiamo definire la strage di Casamicciola. Il lavoro dei vigili del fuoco e della protezione civile, unitamente alle forze dell’ordine, è stato incessante. Hanno lavorato a mani nude per tutta la notte alla ricerca dei dispersi. Tra i morti ci sono un neonato e due bimbi. Sono quattro i feriti e duecentotrenta gli sfollati.

Le abitazioni investite dalla frana sono invece trenta. Sull’abusivismo edilizio, quale causa scatenante della frana si è acceso un intenso dibattito: Fabrizio Curcio del Dipartimento della protezione civile: “Certamente c’è un tema legato all’urbanizzazione irregolare e oggi se ne pagano le conseguenze. Il tema dell’abusivismo c’è, ma non concentriamoci solo su questo: le regolarizzazioni non hanno eliminato il rischio”. Le scuole sono chiuse, come un po’ tutte le attività investite dal percorso del fango proveniente dal Monte Epomeo.  

L’isola Verde era da tempo sotto osservazione, ventisettemila pratiche di condono edilizio, tremila al vaglio degli uffici competenti.  Qualcuno lega questo reato al termine “di necessità”. In tante città dell’entroterra campano si può sicuramente adottare questo titolo “abusivismi di necessità”, perché spesso, con le proprie mani si è costruita una casa dove vivere. Nell’isola d’Ischia invece ci sono 60mila abitanti, è facile immaginare che tanti manufatti non siano residenziali ma turistici.

Allora cosa accadrà se si approfondisce il problema, anche alla luce di alcune dichiarazioni di un Geologo del luogo che parla di nomi “illustri” tra i proprietari delle case abusive. Illustri perché legati alla malvivenza organizzata o perché fanno parte di ambienti della Napoli bene? Si vedrà. Intanto il dibattito continua e insieme al clima, alle case costruite abusivamente, lo stesso incendio che qualche tempo fa devastò il monte Epomeo certo che non è immune da responsabilità.

Gli Alberi costituiscono un intreccio di radici che legano il terreno e in assenza di alberi accade più facilmente che il terreno può franare.  Il presidente De Luca: “In alcune aree non si può abitare e le persone devono capire che non esiste l’abusivismo di necessità. Le costruzioni nelle zone fragili dal punto di vista idrogeologico vanno demolite”.

Manfredi sindaco di Napoli e della Città Metropolitana: “Stavolta non possiamo dimenticare, dopo il cordoglio e le dirette. Anche perché più andremo avanti, più questi fenomeni si ripeteranno. Mettiamocelo in testa: lo Stato deve cambiare rotta. Parliamo di terreni piroclastici, di origine vulcanica, situati sopra agli strati rocciosi. Quando cadono piogge così intense, aggravate dai cambi climatici, si innescano le colate rapide: micidiali. Perché sono veloci come l’acqua, ma dense come il terreno. Un cittadino magari si preoccupa dell’auto trascinata via e scende in strada.

Quelle portano via tutto. Servono tre azioni. La prima: più interventi strutturali contro il dissesto idrogeologico. Ma è la seconda, paradossalmente, la più importante: la manutenzione, che deve essere continua, di queste opere. Un’attenzione che costa molto, che non paga in termini di consenso, non assicura titoloni. In tanti enti locali non hanno assolutamente i fondi per ripulire quella vasca, quel canale. In tanti nostri territori non c’è neanche il personale adeguato.

Sappiamo in quali condizioni economiche si trovino molti Comuni del Sud, magari piccoli e sotto il peso di queste caratteristiche. E poi servono norme più stringenti, e un coordinamento nazionale: agile nei tempi e serrato nel monitoraggio“. Intanto ci sono le case distrutte, i morti e gli sfollati da sistemare. Speriamo solo che, come spesso accade in Italia, dopo l’emozione e la rabbia, tutto cada nel dimenticatoio e nessuno dimentichi quelle mani imbrattate di fango, accorse in aiuto degli altri, a rischio della propria vita.

Un ringraziamento a loro, i veri eroi di Ischia, come di tante altre tragedie italiane, un territorio il nostro, è bene ricordarlo, dove il 92% del territorio è considerato fragile..

redazione

Ischia, l’isola Verde, la più amata dell’arcipelago napoletano, è stata investita da una tragedia, con il crollo di una parte del monte Epomeo.

È il secondo risveglio dopo il dramma che ha colpito l’isola di Ischia, uno dei luoghi più apprezzati dal turismo. Son stati recuperati sette corpi in quella che possiamo definire la strage di Casamicciola. Il lavoro dei vigili del fuoco e della protezione civile, unitamente alle forze dell’ordine, è stato incessante. Hanno lavorato a mani nude per tutta la notte alla ricerca dei dispersi. Tra i morti ci sono un neonato e due bimbi. Sono quattro i feriti e duecentotrenta gli sfollati.

Le abitazioni investite dalla frana sono invece trenta. Sull’abusivismo edilizio, quale causa scatenante della frana si è acceso un intenso dibattito: Fabrizio Curcio del Dipartimento della protezione civile: “Certamente c’è un tema legato all’urbanizzazione irregolare e oggi se ne pagano le conseguenze. Il tema dell’abusivismo c’è, ma non concentriamoci solo su questo: le regolarizzazioni non hanno eliminato il rischio”. Le scuole sono chiuse, come un po’ tutte le attività investite dal percorso del fango proveniente dal Monte Epomeo.  

L’isola Verde era da tempo sotto osservazione, ventisettemila pratiche di condono edilizio, tremila al vaglio degli uffici competenti.  Qualcuno lega questo reato al termine “di necessità”. In tante città dell’entroterra campano si può sicuramente adottare questo titolo “abusivismi di necessità”, perché spesso, con le proprie mani si è costruita una casa dove vivere. Nell’isola d’Ischia invece ci sono 60mila abitanti, è facile immaginare che tanti manufatti non siano residenziali ma turistici.

Allora cosa accadrà se si approfondisce il problema, anche alla luce di alcune dichiarazioni di un Geologo del luogo che parla di nomi “illustri” tra i proprietari delle case abusive. Illustri perché legati alla malvivenza organizzata o perché fanno parte di ambienti della Napoli bene? Si vedrà. Intanto il dibattito continua e insieme al clima, alle case costruite abusivamente, lo stesso incendio che qualche tempo fa devastò il monte Epomeo certo che non è immune da responsabilità.

Gli Alberi costituiscono un intreccio di radici che legano il terreno e in assenza di alberi accade più facilmente che il terreno può franare.  Il presidente De Luca: “In alcune aree non si può abitare e le persone devono capire che non esiste l’abusivismo di necessità. Le costruzioni nelle zone fragili dal punto di vista idrogeologico vanno demolite”.

Manfredi sindaco di Napoli e della Città Metropolitana: “Stavolta non possiamo dimenticare, dopo il cordoglio e le dirette. Anche perché più andremo avanti, più questi fenomeni si ripeteranno. Mettiamocelo in testa: lo Stato deve cambiare rotta. Parliamo di terreni piroclastici, di origine vulcanica, situati sopra agli strati rocciosi. Quando cadono piogge così intense, aggravate dai cambi climatici, si innescano le colate rapide: micidiali. Perché sono veloci come l’acqua, ma dense come il terreno. Un cittadino magari si preoccupa dell’auto trascinata via e scende in strada.

Quelle portano via tutto. Servono tre azioni. La prima: più interventi strutturali contro il dissesto idrogeologico. Ma è la seconda, paradossalmente, la più importante: la manutenzione, che deve essere continua, di queste opere. Un’attenzione che costa molto, che non paga in termini di consenso, non assicura titoloni. In tanti enti locali non hanno assolutamente i fondi per ripulire quella vasca, quel canale. In tanti nostri territori non c’è neanche il personale adeguato.

Sappiamo in quali condizioni economiche si trovino molti Comuni del Sud, magari piccoli e sotto il peso di queste caratteristiche. E poi servono norme più stringenti, e un coordinamento nazionale: agile nei tempi e serrato nel monitoraggio“. Intanto ci sono le case distrutte, i morti e gli sfollati da sistemare. Speriamo solo che, come spesso accade in Italia, dopo l’emozione e la rabbia, tutto cada nel dimenticatoio e nessuno dimentichi quelle mani imbrattate di fango, accorse in aiuto degli altri, a rischio della propria vita.

Un ringraziamento a loro, i veri eroi di Ischia, come di tante altre tragedie italiane, un territorio il nostro, è bene ricordarlo, dove il 92% del territorio è considerato fragile..

redazione

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