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mercoledì, Maggio 29, 2024

L’ACQUA CHE NON C’E’: Tra sprechi, furti e cattiva gestione.

L’acqua che non c’, sembra essere diventato il titolo del momento per aprire prime pagine, telegiornali e web, ma è tutto vero?

L’acqua che non c’è, sembra essere diventato il titolo del momento per aprire prime pagine, telegiornali e web, ma è tutto vero?

La tragedia della Marmolada conferma, ove mai ci fosse bisogno di certezze, che esiste un problema serio, reale, drammatico. L’innalzamento della temperatura del pianeta Terra, è un fenomeno denunciato dagli scienziati da almeno un ventennio. L’occidente, ha aperto un dibattito, pressato dalle forze ambientaliste ma è solo.

Al di là della volontà dell’Europa, Usa, Russia, Cina, di ridurre le emissioni di biossido di carbonio nell’atmosfera non ne vogliono sapere. Le industrie soprattutto, alimentate da idrocarburi e carbone, sono le cause principali dell’effetto serra. Il vecchio continente apre alle fonti alternative, alle auto ibride o elettriche, eliminando quelle diesel o idrocarburi, nei prossimi vent’anni, dovrebbero farlo tutti.

L’aumento della temperatura della terra procura lo scioglimento delle calotte polari, il conseguente innalzamento del mare, l’erosione di coste e spiagge. I fiumi sono a secco, con loro i laghi, spesso riserve idriche naturali per l’approvvigionamento dell’acqua potabile. Lo vediamo e restiamo sbigottiti davanti alle scene del fiume Po’, in alcune parti ridotto ad un affluente. Eppure, parlando dell’Italia un approfondimento deve necessariamente essere messo in campo.

La nostra è una nazione morfologicamente circondata per l’80% dal mare. Le Alpi, sono la più grande catena montuosa d’Europa, insieme a una dorsale appenninica che attraversa l’Italia dall’Emilia Romagna alla Calabria. La Sicilia e la Sardegna hanno le loro catene montuose, Etna compreso. Laghi, fiumi, torrenti, ruscelli e stagni, tanta acqua da soddisfare un continente altro che nazione. Eppure si parla di mancanza d’acqua, ma è proprio così: Allora, partiamo dallo spreco.

I fondi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbero essere utilizzati per una ristrutturazione dell’intera rete idrica nazionale. Tra dieci anni l’acqua potremmo esportarla all’estero . Purtroppo il 40% dell’acqua si disperde strada facendo perché non c’è stata manutenzione e nemmeno un ammodernamento della rete idrica. Questo significa che quasi la metà dell’acqua si disperde nel sottosuolo, causando spesso crolli e tragedie. Insieme allo spreco i furti di acqua da parte dei soliti disonesti con allacciamenti abusivi.

Il fenomeno interessa tutta l’Italia, fatti di cronaca, da anni, sono sulle pagine dei quotidiani dal Nord al Sud. Ritornando allo spreco, una domanda mi sono posto spesso: “Ma per irrigare, servire acqua alle industrie, agli autolavaggi e perché no, annaffiare il giardino o fare la doccia, c’è bisogno di acqua potabile? Si potrebbe lavorare a due linee parallele di acqua. La prima costituita da acqua desalinizzata, falde non potabili che servirebbero attività industriali, agricoltura e igiene in casa. La seconda linea di acqua potabile da bere o per cucinare?”

Non siamo ingegneri idraulici, ministri o dirigenti di enti pubblici o privati, esperti del settore ma in certi momenti, mettendo da parte interessi e ambizioni, se tutti coloro che contano ragionassero con il buon senso di un cittadino medio di sicuro le cose andrebbero meglio. L’Art. 9 della nostra Costituzione parla di “Difesa paesaggistica”, insieme al patrimonio storico e culturale della nostra Italia, abbiamo anche le basi giuridiche per cambiare le cose, perché non farlo?

Giorgio Parisi, fisico e uomo attento ai problemi ambientali, in un suo discorso ha, con una metafora detto quello che è giusto dire nel rapporto tra la Scienza e la Politica di che governa: “I fari sono rappresentati dalla scienza, ma chi guida è la politica”, una frase bellissima e ricca di contenuti. Resteranno accesi ancora i fari dell’umanità guidata dalla scienza, speriamo sappiano guidare questo mondo con scelte adeguate e l’acqua è un problema, anzi, il problema da risolvere, altrimenti, altro che Guerre o Covid, ci sarà la catastrofe e loro lo sanno.

di Mattia Pellino

L’acqua che non c’è, sembra essere diventato il titolo del momento per aprire prime pagine, telegiornali e web, ma è tutto vero?

La tragedia della Marmolada conferma, ove mai ci fosse bisogno di certezze, che esiste un problema serio, reale, drammatico. L’innalzamento della temperatura del pianeta Terra, è un fenomeno denunciato dagli scienziati da almeno un ventennio. L’occidente, ha aperto un dibattito, pressato dalle forze ambientaliste ma è solo.

Al di là della volontà dell’Europa, Usa, Russia, Cina, di ridurre le emissioni di biossido di carbonio nell’atmosfera non ne vogliono sapere. Le industrie soprattutto, alimentate da idrocarburi e carbone, sono le cause principali dell’effetto serra. Il vecchio continente apre alle fonti alternative, alle auto ibride o elettriche, eliminando quelle diesel o idrocarburi, nei prossimi vent’anni, dovrebbero farlo tutti.

L’aumento della temperatura della terra procura lo scioglimento delle calotte polari, il conseguente innalzamento del mare, l’erosione di coste e spiagge. I fiumi sono a secco, con loro i laghi, spesso riserve idriche naturali per l’approvvigionamento dell’acqua potabile. Lo vediamo e restiamo sbigottiti davanti alle scene del fiume Po’, in alcune parti ridotto ad un affluente. Eppure, parlando dell’Italia un approfondimento deve necessariamente essere messo in campo.

La nostra è una nazione morfologicamente circondata per l’80% dal mare. Le Alpi, sono la più grande catena montuosa d’Europa, insieme a una dorsale appenninica che attraversa l’Italia dall’Emilia Romagna alla Calabria. La Sicilia e la Sardegna hanno le loro catene montuose, Etna compreso. Laghi, fiumi, torrenti, ruscelli e stagni, tanta acqua da soddisfare un continente altro che nazione. Eppure si parla di mancanza d’acqua, ma è proprio così: Allora, partiamo dallo spreco.

I fondi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbero essere utilizzati per una ristrutturazione dell’intera rete idrica nazionale. Tra dieci anni l’acqua potremmo esportarla all’estero . Purtroppo il 40% dell’acqua si disperde strada facendo perché non c’è stata manutenzione e nemmeno un ammodernamento della rete idrica. Questo significa che quasi la metà dell’acqua si disperde nel sottosuolo, causando spesso crolli e tragedie. Insieme allo spreco i furti di acqua da parte dei soliti disonesti con allacciamenti abusivi.

Il fenomeno interessa tutta l’Italia, fatti di cronaca, da anni, sono sulle pagine dei quotidiani dal Nord al Sud. Ritornando allo spreco, una domanda mi sono posto spesso: “Ma per irrigare, servire acqua alle industrie, agli autolavaggi e perché no, annaffiare il giardino o fare la doccia, c’è bisogno di acqua potabile? Si potrebbe lavorare a due linee parallele di acqua. La prima costituita da acqua desalinizzata, falde non potabili che servirebbero attività industriali, agricoltura e igiene in casa. La seconda linea di acqua potabile da bere o per cucinare?”

Non siamo ingegneri idraulici, ministri o dirigenti di enti pubblici o privati, esperti del settore ma in certi momenti, mettendo da parte interessi e ambizioni, se tutti coloro che contano ragionassero con il buon senso di un cittadino medio di sicuro le cose andrebbero meglio. L’Art. 9 della nostra Costituzione parla di “Difesa paesaggistica”, insieme al patrimonio storico e culturale della nostra Italia, abbiamo anche le basi giuridiche per cambiare le cose, perché non farlo?

Giorgio Parisi, fisico e uomo attento ai problemi ambientali, in un suo discorso ha, con una metafora detto quello che è giusto dire nel rapporto tra la Scienza e la Politica di che governa: “I fari sono rappresentati dalla scienza, ma chi guida è la politica”, una frase bellissima e ricca di contenuti. Resteranno accesi ancora i fari dell’umanità guidata dalla scienza, speriamo sappiano guidare questo mondo con scelte adeguate e l’acqua è un problema, anzi, il problema da risolvere, altrimenti, altro che Guerre o Covid, ci sarà la catastrofe e loro lo sanno.

di Mattia Pellino

© Riproduzione riservata

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