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lunedì, Giugno 17, 2024

L’ITALIA BRUCIA – Carcere duro per i colpevoli.

L'Italia brucia, da qualche giorno la cronaca è invasa da incendi in tutto il Sud. Prima la Sardegna, dopo la Sicilia, infine l'Abruzzo, più precisamente Pescara

L’Italia brucia, da qualche giorno la cronaca è invasa da incendi in tutto il Sud. Prima la Sardegna, dopo la Sicilia, infine l’Abruzzo, più precisamente Pescara. In Sardegna è andato in fumo un Ulivo di mille anni; in Sicilia, vari lidi del catanese e del palermitano, a Pescara la famosissima Pineta dannunziana.

Incendio in Sardegna, bruciato Ulivo millenario.

Sarà finita l’emergenza? Macché, come spesso accade gli incendi riguarderanno altre regioni, la Calabria, la Campania, il Lazio, a macchia di leopardo sentiremo ancora parlare di incendi. Il danno al patrimonio paesaggistico è immenso, che dire di quello storico o culturale, soprattutto l’immagine.

Direbbe il grande Eduardo “È cosa e niente“, questo sembra l’atteggiamento di chi governa, dai partiti agli amministratori. Eppure a guardare le folle durante le proteste contro i roghi e l’inquinamento ambientale, Terra dei fuochi ad esempio, sono gli stessi che a livello ideologico, cavalcano il “buonismo” se i delinquenti vengono beccati.

Palermo assediata dal fuoco.

Bisognerebbe uscire da questa contraddizione, o si sta dalla parte dei cittadini che subiscono la violenza, anche sotto forme di incendio, oppure si sta di là a difendere i delinquenti dalla violenza delle condanne. Incendiare oppure inquinare non è un reato ambientale, è una tentata strage, visibile, vista la quantità di tumori causati oppure invisibile, come con gli incendi.

Proporrei almeno l’esilio per l’equivalente della condanna, a cinquecento chilometri dal luogo del reato, con lavori di tutela ambientale tanto per “educare“. In alternativa, carcere duro. A questo punto in tanti mi daranno del fascista, qualunquista, sovranità o populista.

Lidi di Catania in fiamme.

Purtroppo dovranno farsene una ragione i radical-chic che dai polpastrelli del pollice lottano sui social, senza muoversi dal salotto di casa. La gente è stanca e davvero non ne possono più di questa vergogna degli incendi, come dei roghi della terra dei fuochi, i fuochi d’artificio ogni santa notte.

Un po’ di rigore non guasterebbe, il bene comune, quello serio, quello vero, pretende fiducia e leggi più adeguate al danno arrecato. L’incendio come l’inquinamento non può essere considerato un reato ambientale, è buona tentata strage e come tale va punita. Oggi l’Italia brucia non solo foreste, si bruciano soprattutto la speranza di tutti noi, nel posto più bello del mondo.

di gianni bianco

L’Italia brucia, da qualche giorno la cronaca è invasa da incendi in tutto il Sud. Prima la Sardegna, dopo la Sicilia, infine l’Abruzzo, più precisamente Pescara. In Sardegna è andato in fumo un Ulivo di mille anni; in Sicilia, vari lidi del catanese e del palermitano, a Pescara la famosissima Pineta dannunziana.

Incendio in Sardegna, bruciato Ulivo millenario.

Sarà finita l’emergenza? Macché, come spesso accade gli incendi riguarderanno altre regioni, la Calabria, la Campania, il Lazio, a macchia di leopardo sentiremo ancora parlare di incendi. Il danno al patrimonio paesaggistico è immenso, che dire di quello storico o culturale, soprattutto l’immagine.

Direbbe il grande Eduardo “È cosa e niente“, questo sembra l’atteggiamento di chi governa, dai partiti agli amministratori. Eppure a guardare le folle durante le proteste contro i roghi e l’inquinamento ambientale, Terra dei fuochi ad esempio, sono gli stessi che a livello ideologico, cavalcano il “buonismo” se i delinquenti vengono beccati.

Palermo assediata dal fuoco.

Bisognerebbe uscire da questa contraddizione, o si sta dalla parte dei cittadini che subiscono la violenza, anche sotto forme di incendio, oppure si sta di là a difendere i delinquenti dalla violenza delle condanne. Incendiare oppure inquinare non è un reato ambientale, è una tentata strage, visibile, vista la quantità di tumori causati oppure invisibile, come con gli incendi.

Proporrei almeno l’esilio per l’equivalente della condanna, a cinquecento chilometri dal luogo del reato, con lavori di tutela ambientale tanto per “educare“. In alternativa, carcere duro. A questo punto in tanti mi daranno del fascista, qualunquista, sovranità o populista.

Lidi di Catania in fiamme.

Purtroppo dovranno farsene una ragione i radical-chic che dai polpastrelli del pollice lottano sui social, senza muoversi dal salotto di casa. La gente è stanca e davvero non ne possono più di questa vergogna degli incendi, come dei roghi della terra dei fuochi, i fuochi d’artificio ogni santa notte.

Un po’ di rigore non guasterebbe, il bene comune, quello serio, quello vero, pretende fiducia e leggi più adeguate al danno arrecato. L’incendio come l’inquinamento non può essere considerato un reato ambientale, è buona tentata strage e come tale va punita. Oggi l’Italia brucia non solo foreste, si bruciano soprattutto la speranza di tutti noi, nel posto più bello del mondo.

di gianni bianco

© Riproduzione riservata

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