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giovedì, Giugno 20, 2024

NAPOLI – ATALANTA 2-0: Spettacolo pirotecnico al Maradona, due squadre che hanno onorato la storia del calcio italiano.

Kvaratskhelia forse in alcuni momenti, può essere paragonato a qualche magia di Diego, senza per questo, fare peccato.

Marcatori: 15′ st Kvaratskhelia (N), 32′ st Rrahmani (N).

Abbiamo partecipato ieri, come spettatori, a uno spettacolo pirotecnico, seguendo una gara intensa e nervosa, giocata da due splendide realtà calcistiche del panorama italico. Belle non solo come modo di giocare a pallone ma anche, e va sottolineato, per come sono state gestite le due società in questi anni.

Dirigenze che hanno fornito non solo allo spettatore, un ottimo prodotto estetico, per quel che concerne il giuoco del calcio, ma soprattutto insegnato agli altri, che si può fare buona se non ottima impresa, senza indebitarsi.

In campo a un certo punto al sottoscritto, precisamente al 60’, è parsa apparire la figura epica del “D10S“, uno poco trasformato, infatti oltre alla proverbiale barba incolta. Stavolta il Pelusa aveva stranamente i capelli  lisci, sembrava di ritrovarsi non più al vecchio San Paolo, ma in Mexico, nel monumentale Estadio Azteca, mentre inglesi e belgi stramazzavano al suolo.

Intanto che il Pibe li mortificava tra finte e tiro in porta; poi però la realtà mi ha riportato sulla terra, grazie al fatto che la “camiseta” azzurra indossata dal mio eroe non era stavolta la diez ma bensì la “77”. Facendomi di colpo rinsavire, smettendo di vaneggiare, certo non era Diego, ma Kvichka,  il georgiano, che però mi ha fatto piangere di gioia uguale, come ai bei tempi di quando Maradona.

Quando non era il nome di uno stadio ma il calciatore più forte che sia mai passato sulla terra. Kvaratskhelia forse in alcuni momenti, può essere paragonato a qualche magia di Diego senza per questo, fare peccato. E’ stata una grande partita, un ulteriore spot per il calcio italiano, calcio che tutto sommato in Europa si sta facendo onore.

Onore che non viene scalfito da chi ha rovinato l’immagine stessa del pallone nostrano, è stato rilegato in sordina, nulla capita a caso. Il Napoli porta le distanze dall’Inter, che rimane l’avversaria più concreta, a 18 punti di distacco, a 12 gare dalla fine del torneo.

Oggi solo la scaramanzia e quella atavica fatalità tutta napoletana, tiene ancora in ambascia il popolo partenopeo, che diciamolo, non vede l’ora di esplodere in tutta la sua esultanza, per un risultato atteso da 33 anni, 33 come gli anni di Cristo.

L’Atalanta è stata una squadra ostica, spesso è andata via dal Maradona, in questi anni, con il “bottino pieno”, per i malcapitati orobici ieri sera non era cosa, a dovuto subire lo strapotere azzurro, a  nostro parere è stata l’ennesima prova provata di un Napoli davvero, forte, concreto, deciso.

Abbiamo assistito a un secondo tempo, dove gli azzurri hanno stritolato in una morsa letale, gli avversari, i forti avversari, come un cobra fa con le sue malcapitate prede. Vedere giocare il Napoli, al di là dell’appartenenza di tifoso, è una letizia, per chi ama il gioco del calcio.

Rivedere dribbling dal profumo del passato, triangolazioni e rovesciamenti veloci di campo, riporta a vecchie sensazioni di un calcio che appassiona, incanta, coinvolge, ti fa sentire partecipe, a questa squadra.

A questo allenatore il mondo del pallone, nella sua pienezza, dovrebbe encomiare costantemente, andrebbe espressa gratitudine, per la felicità e il piacere infinito, che questi atleti stanno regalando, partita dopo partita, record dopo record, punto dopo punto, rete dopo rete.

Io non lo so se in paradiso si gioca a pallone, se così fosse credo sommessamente che il Napoli di Spalletti sia una copia in calce, di come si dovrebbe giocare anche lì nelle volte celesti.

Di Fiore Marro 12 marzo 2023

Kvaratskhelia forse in alcuni momenti, può essere paragonato a qualche magia di Diego, senza per questo, fare peccato.

Marcatori: 15′ st Kvaratskhelia (N), 32′ st Rrahmani (N).

Abbiamo partecipato ieri, come spettatori, a uno spettacolo pirotecnico, seguendo una gara intensa e nervosa, giocata da due splendide realtà calcistiche del panorama italico. Belle non solo come modo di giocare a pallone ma anche, e va sottolineato, per come sono state gestite le due società in questi anni.

Dirigenze che hanno fornito non solo allo spettatore, un ottimo prodotto estetico, per quel che concerne il giuoco del calcio, ma soprattutto insegnato agli altri, che si può fare buona se non ottima impresa, senza indebitarsi.

In campo a un certo punto al sottoscritto, precisamente al 60’, è parsa apparire la figura epica del “D10S“, uno poco trasformato, infatti oltre alla proverbiale barba incolta. Stavolta il Pelusa aveva stranamente i capelli  lisci, sembrava di ritrovarsi non più al vecchio San Paolo, ma in Mexico, nel monumentale Estadio Azteca, mentre inglesi e belgi stramazzavano al suolo.

Intanto che il Pibe li mortificava tra finte e tiro in porta; poi però la realtà mi ha riportato sulla terra, grazie al fatto che la “camiseta” azzurra indossata dal mio eroe non era stavolta la diez ma bensì la “77”. Facendomi di colpo rinsavire, smettendo di vaneggiare, certo non era Diego, ma Kvichka,  il georgiano, che però mi ha fatto piangere di gioia uguale, come ai bei tempi di quando Maradona.

Quando non era il nome di uno stadio ma il calciatore più forte che sia mai passato sulla terra. Kvaratskhelia forse in alcuni momenti, può essere paragonato a qualche magia di Diego senza per questo, fare peccato. E’ stata una grande partita, un ulteriore spot per il calcio italiano, calcio che tutto sommato in Europa si sta facendo onore.

Onore che non viene scalfito da chi ha rovinato l’immagine stessa del pallone nostrano, è stato rilegato in sordina, nulla capita a caso. Il Napoli porta le distanze dall’Inter, che rimane l’avversaria più concreta, a 18 punti di distacco, a 12 gare dalla fine del torneo.

Oggi solo la scaramanzia e quella atavica fatalità tutta napoletana, tiene ancora in ambascia il popolo partenopeo, che diciamolo, non vede l’ora di esplodere in tutta la sua esultanza, per un risultato atteso da 33 anni, 33 come gli anni di Cristo.

L’Atalanta è stata una squadra ostica, spesso è andata via dal Maradona, in questi anni, con il “bottino pieno”, per i malcapitati orobici ieri sera non era cosa, a dovuto subire lo strapotere azzurro, a  nostro parere è stata l’ennesima prova provata di un Napoli davvero, forte, concreto, deciso.

Abbiamo assistito a un secondo tempo, dove gli azzurri hanno stritolato in una morsa letale, gli avversari, i forti avversari, come un cobra fa con le sue malcapitate prede. Vedere giocare il Napoli, al di là dell’appartenenza di tifoso, è una letizia, per chi ama il gioco del calcio.

Rivedere dribbling dal profumo del passato, triangolazioni e rovesciamenti veloci di campo, riporta a vecchie sensazioni di un calcio che appassiona, incanta, coinvolge, ti fa sentire partecipe, a questa squadra.

A questo allenatore il mondo del pallone, nella sua pienezza, dovrebbe encomiare costantemente, andrebbe espressa gratitudine, per la felicità e il piacere infinito, che questi atleti stanno regalando, partita dopo partita, record dopo record, punto dopo punto, rete dopo rete.

Io non lo so se in paradiso si gioca a pallone, se così fosse credo sommessamente che il Napoli di Spalletti sia una copia in calce, di come si dovrebbe giocare anche lì nelle volte celesti.

Di Fiore Marro 12 marzo 2023

© Riproduzione riservata

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