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lunedì, Giugno 17, 2024

Napoli–Cagliari 1 a 1 – Non tutte le ciambelle riescono col buco…

Se solo avessimo fatto la metà di questi dodici punti, oggi non saremo qui a penare e immaginare scenari nuvolosi.

Il Napoli di Gattuso somiglia sempre di più a quel famoso dialogo tra Francesco II di Borbone e sua moglie, la regina Maria Sofia von Wittelsbach, nel bel film “ ‘O Rre “ del regista romano Gigi Magni. Quando per raccontare la perdita del regno, il principe Borbone disse alla consorte : “Io ho fatto di tutto per perdere il regno, se non fosse stato per me, di Garibaldi, a questo punto, chi si sarebbe mai ricordato..”. L’ allenatore del Napoli, nonostante tutto, nonostante il ritardo degli avversari, nonostante le defaillance altrui, continua comunque a fare di tutto per non andare in Champions. Vorrei tra l’altro sgomberare il campo dall’idea che nei confronti dell’allenatore dei partenopei, ci sia da parte mia una sorta di avversione. Soprattutto che, siccome ho da tempo intrapreso questa sorta di fronda nei suoi confronti, non coltivo la speranza che il tecnico calabrese, di adozione padana,  possa smentirmi. Magari fosse così. Sarebbe per il sottoscritto la smentita più attesa, ma purtroppo i fatti, i risultati dicono il contrario. Ricapitolando: tra Torino, Verona, Sassuolo, Spezia e ieri Cagliari abbiamo lasciato sul campo la bellezza di dodici punti. Ora, è pur vero che non si possono vincere tutte le partite. Se solo avessimo fatto la metà di questi dodici punti, oggi non saremo qui  a penare e immaginare scenari nuvolosi. Accusare l’arbitro, il VAR, è nel conto ma, nell’anno del secondo scudetto napoletano, i rigori contro gli azzurri furono otto di seguito. Al punto che ad ogni gara, dalle curve dell’ex San Paolo per sfottò partiva a ogni caduta in area degli avversari il grido di : “Rigore! Rigore!”. Tanto erano scontate le gare, che nessuna decisione arbitrale contraria avrebbe compromesso il risultato. Ma quella è un’altra storia, altri uomini, altri calciatori, altro allenatore. Personalmente vengo da un calcio vecchio, lo ammetto, fatto di regole antiche, di frasi scontate, di visioni poco globalizzata. Ai miei tempi si diceva : “Squadra che vince non si cambia”, perché era, si, scaramantico ma anche funzionale. Il Mister calabro – padano invece, essendo uomo di calcio moderno, proiettato verso il futuro che fa? Se il Napoli a Torino, gioca e vince e convince, Gattuso cambia nei reparti dove meno si dovrebbe cambiare. Per fortuna che Ospina sta male altrimenti di sicuro avrebbe ripreso il cambio dei portieri. Altro esempio, non mi ha convinto Manolas totalmente annichilito da Pavoletti. Il cagliaritano, ex azzurro, ha vinto tutti i duelli aerei con il greco ed è stato protagonista in area di un tiro destinato a rete se non vi fosse stata la prontezza di Meret. Chi mi conosce sa quanto stimo Fabian Ruiz ma era palese che la linea di centrocampo, con quel Cagliari, aveva bisogno di due “frangiflutti” . Resta un mistero lo schieramento di un Lozano, ancora a “mezza pensione” al posto di un Politano mai in palla come in questo periodo. Inutile parlare delle sostituzioni, con un  Insigne nervoso e non in giornata doveva essere tolto e non tenuto in campo. Si rimane perplessi nel vedere buttare nella mischia Mertens, un fior di campione ma che con la lotta non ha niente da spartire. Tutto ciò  è la riprova che se non conquisteremo un posto in Champions, l’allenatore avrà le sue responsabilità. La colpa non è solo di Gattuso certo, c’è stato il Covid, Mazzoleni, arbitri scarsi come Fabbri, i non colorati che non possono essere estromessi dalla Coppa dei Campioni. Insomma le note di riflessione sono tante, vero è  che anche l’Inter di Trapattoni e il Milan di Berlusconi venivano aiutati dal palazzo, ma allora non c’era congiura che tenesse. Lo spessore della squadra del Napoli e dell’allenatore partenopeo erano di un altro pianeta. Comunque non tutto è perduto, mancano quattro gare alla fine del campionato, e gli avversari, vedi l’Atalanta ieri, non è che possono vincerle tutte. C’è da sottolineare che il Cagliari ha praticato un gioco maschio. È bene che i calciatori azzurri entrino in quest’ottica per la prossima gara, lo Spezia, in fatto di botte, non è seconda ai sardi. Una nota a margine per un calciatore, il “POCHO” Lavezzi. Il calciatore argentino mi ha fatto ritornare allo stadio per le sue giocate non convenzionali, per i suoi dribbling e le sue corse perdifiato. Tutto era poesia, in questi giorni compie trentasei anni. Lavezzi ha rilasciato una bella intervista dichiarando il suo amore per Napoli e i napoletani, lo ringrazio attraverso queste pagine per le gioie che ci ha regalato. Negli anni in cui ha vestito la maglia azzurra, l’argentino, senza fare peccato, a volte ci ha ricordato il D10S. Grazie “POCHO“, buon compleanno e che la vita possa sorriderti sempre, come tu facevi sorridere tutti noi per i tuoi guizzi magici.

Fiore Marro

Il Napoli di Gattuso somiglia sempre di più a quel famoso dialogo tra Francesco II di Borbone e sua moglie, la regina Maria Sofia von Wittelsbach, nel bel film “ ‘O Rre “ del regista romano Gigi Magni. Quando per raccontare la perdita del regno, il principe Borbone disse alla consorte : “Io ho fatto di tutto per perdere il regno, se non fosse stato per me, di Garibaldi, a questo punto, chi si sarebbe mai ricordato..”. L’ allenatore del Napoli, nonostante tutto, nonostante il ritardo degli avversari, nonostante le defaillance altrui, continua comunque a fare di tutto per non andare in Champions. Vorrei tra l’altro sgomberare il campo dall’idea che nei confronti dell’allenatore dei partenopei, ci sia da parte mia una sorta di avversione. Soprattutto che, siccome ho da tempo intrapreso questa sorta di fronda nei suoi confronti, non coltivo la speranza che il tecnico calabrese, di adozione padana,  possa smentirmi. Magari fosse così. Sarebbe per il sottoscritto la smentita più attesa, ma purtroppo i fatti, i risultati dicono il contrario. Ricapitolando: tra Torino, Verona, Sassuolo, Spezia e ieri Cagliari abbiamo lasciato sul campo la bellezza di dodici punti. Ora, è pur vero che non si possono vincere tutte le partite. Se solo avessimo fatto la metà di questi dodici punti, oggi non saremo qui  a penare e immaginare scenari nuvolosi. Accusare l’arbitro, il VAR, è nel conto ma, nell’anno del secondo scudetto napoletano, i rigori contro gli azzurri furono otto di seguito. Al punto che ad ogni gara, dalle curve dell’ex San Paolo per sfottò partiva a ogni caduta in area degli avversari il grido di : “Rigore! Rigore!”. Tanto erano scontate le gare, che nessuna decisione arbitrale contraria avrebbe compromesso il risultato. Ma quella è un’altra storia, altri uomini, altri calciatori, altro allenatore. Personalmente vengo da un calcio vecchio, lo ammetto, fatto di regole antiche, di frasi scontate, di visioni poco globalizzata. Ai miei tempi si diceva : “Squadra che vince non si cambia”, perché era, si, scaramantico ma anche funzionale. Il Mister calabro – padano invece, essendo uomo di calcio moderno, proiettato verso il futuro che fa? Se il Napoli a Torino, gioca e vince e convince, Gattuso cambia nei reparti dove meno si dovrebbe cambiare. Per fortuna che Ospina sta male altrimenti di sicuro avrebbe ripreso il cambio dei portieri. Altro esempio, non mi ha convinto Manolas totalmente annichilito da Pavoletti. Il cagliaritano, ex azzurro, ha vinto tutti i duelli aerei con il greco ed è stato protagonista in area di un tiro destinato a rete se non vi fosse stata la prontezza di Meret. Chi mi conosce sa quanto stimo Fabian Ruiz ma era palese che la linea di centrocampo, con quel Cagliari, aveva bisogno di due “frangiflutti” . Resta un mistero lo schieramento di un Lozano, ancora a “mezza pensione” al posto di un Politano mai in palla come in questo periodo. Inutile parlare delle sostituzioni, con un  Insigne nervoso e non in giornata doveva essere tolto e non tenuto in campo. Si rimane perplessi nel vedere buttare nella mischia Mertens, un fior di campione ma che con la lotta non ha niente da spartire. Tutto ciò  è la riprova che se non conquisteremo un posto in Champions, l’allenatore avrà le sue responsabilità. La colpa non è solo di Gattuso certo, c’è stato il Covid, Mazzoleni, arbitri scarsi come Fabbri, i non colorati che non possono essere estromessi dalla Coppa dei Campioni. Insomma le note di riflessione sono tante, vero è  che anche l’Inter di Trapattoni e il Milan di Berlusconi venivano aiutati dal palazzo, ma allora non c’era congiura che tenesse. Lo spessore della squadra del Napoli e dell’allenatore partenopeo erano di un altro pianeta. Comunque non tutto è perduto, mancano quattro gare alla fine del campionato, e gli avversari, vedi l’Atalanta ieri, non è che possono vincerle tutte. C’è da sottolineare che il Cagliari ha praticato un gioco maschio. È bene che i calciatori azzurri entrino in quest’ottica per la prossima gara, lo Spezia, in fatto di botte, non è seconda ai sardi. Una nota a margine per un calciatore, il “POCHO” Lavezzi. Il calciatore argentino mi ha fatto ritornare allo stadio per le sue giocate non convenzionali, per i suoi dribbling e le sue corse perdifiato. Tutto era poesia, in questi giorni compie trentasei anni. Lavezzi ha rilasciato una bella intervista dichiarando il suo amore per Napoli e i napoletani, lo ringrazio attraverso queste pagine per le gioie che ci ha regalato. Negli anni in cui ha vestito la maglia azzurra, l’argentino, senza fare peccato, a volte ci ha ricordato il D10S. Grazie “POCHO“, buon compleanno e che la vita possa sorriderti sempre, come tu facevi sorridere tutti noi per i tuoi guizzi magici.

Fiore Marro

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