24.5 C
Napoli
mercoledì, Maggio 29, 2024

NAPOLI EMPOLI 0 – 1: Addio sogni di gloria.

Il Napoli è una squadra sfortunata e con la sfiga non si vince mai niente. Il periodo prenatalizio al calcio Napoli  davvero porta male, cominciò così la parabola discendente degli azzurri di Gattuso l’anno passato.

Napoli – Empoli 0, marcatore Cutrone. Azzurri sempre più simili ai bersaglieri di Al Alamein –  “Mancò la fortuna, non il valore!”.

Il Napoli è una squadra sfortunata e con la sfiga non si vince mai niente. Il periodo prenatalizio al calcio Napoli  davvero porta male, cominciò così la parabola discendente degli azzurri di Gattuso l’anno passato. È cominciata alla stesso modo quella di Spalletti, stessi lunghi infortuni, stesse partite perse in casa, contro squadre di valore inferiore.

L’anno scorso fu lo Spezia, questa volta è toccato all’Empoli, trente tiri in porta a uno e passano gli avversari. L’anno scorso era Italiano questa volta è toccato a Andreazzoli. Questo quadro è evidente, questa storia è leggibilissima ed è sotto gli occhi di tutti a meno che non si è orbi.

Il Napoli somiglia tanto a quei sfortunati soldati sul fronte egiziano nella Seconda guerra mondiale, quelli che  nella battaglia di Al Alamein. I soldati si batterono con veemenza ma senza sorte, ancora oggi esiste una targa marmorea su un cippo nel deserto,  a porla furono i Bersaglieri del 7° Reggimento il 1° luglio 1942.

Quando ancora la strada per Alessandria (e poi quella per Il Cairo) sembrava a portata di mano, fino a che i militari si resero conto che la linea del fronte si allungava. Centinaia di chilometri di piste nel deserto, solo sabbia e qualche sasso, come sta succedendo con i calciatori partenopei.

Tanta foga, tanto ardore, tutto cuore e anima, per poi ritrovarsi con un “pugno di mosche” in mano. Subendo alla fine tante sconfitte talvolta immeritate da meritarsi anche loro i versi immortali che il poeta volle dedicare agli sventurati combattenti italiani di cui sopra: “Mancò la fortuna, non il valore!”.

La sfortuna azzurra è incominciata non sulla strada di Alessandria d’Egitto come accadde ai bersaglieri, bensì allo stadio “Mapei” di Reggio Emilia, precisamente al 21’ del secondo tempo, quando si “rompe” lo spagnolo Fabian Ruiz. Lo spagnolo, vero faro fino a quel momento della pattuglia partenopea, da quell’ istante si è scatenato un crescendo rossiniano di infortuni.

Koulibaly, Insigne, Anguissa, ancora prima Osimhen, Demme, Politano, Lozano, ieri ultimo e speriamo davvero ultimo Zielinsky. Da allora una miriade di errori individuali da parte di qualche calciatore partenopeo. Sviste più o meno leali da parte dei giudici di gara, di gol subiti alla “cacchio di cane”, tipo quello di ieri realizzato dall’Empoli.

A tal proposito, per fortuna nella porta napoletana non c’era il tanto vituperato Meret, sennò i suoi detrattori si sarebbe scatenati oltremodo in rete. Accusandolo di chissà che altra nefandezza, pur di scaricare colpe sul malcapitato portiere azzurro. La magia sembra dissolta, rimane il ricordo di essersela gioca alla pari con club molto più ben visti dalla stampa italiota, dal “palazzo” del pallone.

Battersi contro società indebitate fino al collo, pur di vincere un campionato, quindi dal punto di vista del “parco” giocatori, molto più attrezzate. il Napoli ha provato a misurarsi con queste situazioni, facendo uscire come si dice in questi casi “il sangue dalle rape”. Il nostro invito, a chi ama questi colori,  resta quello di continuare a incitare la squadra, stare accanto ai calciatori. E non , come si comincia a intravedere, ad accusare a eventuali errori dell’allenatore, o peggio ancora a prendersela con la proprietà, che non spende per quel che serve.

La realtà vera andrebbe sottolineata con lealtà e visione tangibile, cosa che a molti tifosi manca, questa formazione non era e non è attrezzata per vincere un campionato. A Spaletti è stato chiesto di rientrare nel novero delle quattro squadre che si qualificano per la Champions League.

Questo era e rimane l’obiettivo finale, questa è la meta da raggiungere. Le circostanze e il calendario iniziale, hanno fatto in modo che il Napoli per lunghi tratti si sia trovato in testa al campionato. Questa condizione ha fatto sognare tifosi e torcida.

Bisogna guardare la storia per quella che è: “un sogno durato qualche mese“. Il Napoli ci ha entusiasmati, fatto sperare, ha galvanizzato gli innamorati del club azzurro. Sognare è tra l’altro una delle cose belle che regala il mondo del pallone, sono proprio questi momenti esaltanti che fanno stregare la gente del calcio. Uno sport che continua comunque a rimanere il gioco più bello del mondo, anche a Napoli, come nel resto del mondo.

Di Fiore Marro

Napoli – Empoli 0, marcatore Cutrone. Azzurri sempre più simili ai bersaglieri di Al Alamein –  “Mancò la fortuna, non il valore!”.

Il Napoli è una squadra sfortunata e con la sfiga non si vince mai niente. Il periodo prenatalizio al calcio Napoli  davvero porta male, cominciò così la parabola discendente degli azzurri di Gattuso l’anno passato. È cominciata alla stesso modo quella di Spalletti, stessi lunghi infortuni, stesse partite perse in casa, contro squadre di valore inferiore.

L’anno scorso fu lo Spezia, questa volta è toccato all’Empoli, trente tiri in porta a uno e passano gli avversari. L’anno scorso era Italiano questa volta è toccato a Andreazzoli. Questo quadro è evidente, questa storia è leggibilissima ed è sotto gli occhi di tutti a meno che non si è orbi.

Il Napoli somiglia tanto a quei sfortunati soldati sul fronte egiziano nella Seconda guerra mondiale, quelli che  nella battaglia di Al Alamein. I soldati si batterono con veemenza ma senza sorte, ancora oggi esiste una targa marmorea su un cippo nel deserto,  a porla furono i Bersaglieri del 7° Reggimento il 1° luglio 1942.

Quando ancora la strada per Alessandria (e poi quella per Il Cairo) sembrava a portata di mano, fino a che i militari si resero conto che la linea del fronte si allungava. Centinaia di chilometri di piste nel deserto, solo sabbia e qualche sasso, come sta succedendo con i calciatori partenopei.

Tanta foga, tanto ardore, tutto cuore e anima, per poi ritrovarsi con un “pugno di mosche” in mano. Subendo alla fine tante sconfitte talvolta immeritate da meritarsi anche loro i versi immortali che il poeta volle dedicare agli sventurati combattenti italiani di cui sopra: “Mancò la fortuna, non il valore!”.

La sfortuna azzurra è incominciata non sulla strada di Alessandria d’Egitto come accadde ai bersaglieri, bensì allo stadio “Mapei” di Reggio Emilia, precisamente al 21’ del secondo tempo, quando si “rompe” lo spagnolo Fabian Ruiz. Lo spagnolo, vero faro fino a quel momento della pattuglia partenopea, da quell’ istante si è scatenato un crescendo rossiniano di infortuni.

Koulibaly, Insigne, Anguissa, ancora prima Osimhen, Demme, Politano, Lozano, ieri ultimo e speriamo davvero ultimo Zielinsky. Da allora una miriade di errori individuali da parte di qualche calciatore partenopeo. Sviste più o meno leali da parte dei giudici di gara, di gol subiti alla “cacchio di cane”, tipo quello di ieri realizzato dall’Empoli.

A tal proposito, per fortuna nella porta napoletana non c’era il tanto vituperato Meret, sennò i suoi detrattori si sarebbe scatenati oltremodo in rete. Accusandolo di chissà che altra nefandezza, pur di scaricare colpe sul malcapitato portiere azzurro. La magia sembra dissolta, rimane il ricordo di essersela gioca alla pari con club molto più ben visti dalla stampa italiota, dal “palazzo” del pallone.

Battersi contro società indebitate fino al collo, pur di vincere un campionato, quindi dal punto di vista del “parco” giocatori, molto più attrezzate. il Napoli ha provato a misurarsi con queste situazioni, facendo uscire come si dice in questi casi “il sangue dalle rape”. Il nostro invito, a chi ama questi colori,  resta quello di continuare a incitare la squadra, stare accanto ai calciatori. E non , come si comincia a intravedere, ad accusare a eventuali errori dell’allenatore, o peggio ancora a prendersela con la proprietà, che non spende per quel che serve.

La realtà vera andrebbe sottolineata con lealtà e visione tangibile, cosa che a molti tifosi manca, questa formazione non era e non è attrezzata per vincere un campionato. A Spaletti è stato chiesto di rientrare nel novero delle quattro squadre che si qualificano per la Champions League.

Questo era e rimane l’obiettivo finale, questa è la meta da raggiungere. Le circostanze e il calendario iniziale, hanno fatto in modo che il Napoli per lunghi tratti si sia trovato in testa al campionato. Questa condizione ha fatto sognare tifosi e torcida.

Bisogna guardare la storia per quella che è: “un sogno durato qualche mese“. Il Napoli ci ha entusiasmati, fatto sperare, ha galvanizzato gli innamorati del club azzurro. Sognare è tra l’altro una delle cose belle che regala il mondo del pallone, sono proprio questi momenti esaltanti che fanno stregare la gente del calcio. Uno sport che continua comunque a rimanere il gioco più bello del mondo, anche a Napoli, come nel resto del mondo.

Di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

LEGGI ANCHE

- Advertisement -spot_img