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lunedì, Giugno 17, 2024

NAPOLI- FIORENTINA 3-0: gli azzurri volano in finale.

Supercoppa italiana: la squadra di Mazzarri è la prima finalista.

Reti : 22′ Simeone, 85′ e 87′ Zerbin

Il caro Walter Mazzarri è parso per l’occasione la reincarnazione di quel sublime personaggio interpretato da Alberto Sordi e che risponde al nome di Nando Mericoni.

L’indimenticabile americano a Roma, memorabile la scena della cena, quando al cospetto di vino e maccheroni, il personaggio in questione mette tutto via per mangiare mostarda, yogurt ma una volta assaggiato il pasto esotico, lo butta via e rivolgendosi ai maccheroni esclama: “Maccarone mi ha provocato? E io me te magno!”.

Così Mazzarri, che voleva giocare come Spalletti, anche il buon Walter voleva fare “l’americano a Roma”, ma proprio come il buon Mericoni, subito dopo assaggiato lo schema a lui sconosciuto, anche lui dopo un poco ha esclamato: “ Ammazza che sozzeria questo 4- 3 – 3”,  meglio giocare come ho sempre fatto, tutti dietro, compatti, corsa in avanti, polmoni e muscoli e una buona dose di fortuna, cosa fondamentale nel mondo del pallone poi  il resto viene da se.

All’Al-Awaal Stadium, il match valido per la semifinale di Supercoppa tra Napoli e Fiorentina, se lo aggiudica il club partenopeo, non certo con facilità ma anzi molto faticosamente. Si può vincere anche così, all’italiana, con il catenaccio, rievocando antichi splendori, rammentando padri nobili tipo Paron Rocco e come il Vecio Bearzot, ha vinto il Napoli e si può vincere anche così, tra l’altro senza soffrire, con un poco di buona sorte.

Tra un gol annullato per un  fuorigioco avversario millimetrico e un rigore buttato alle ortiche,  si vince rinunciando al palleggio, alla, “Grande Bellezza”, quella che ha contraddistinto negli ultimi anni, il Marchio Napoli, dopo Benitez, Sarri e Spalletti il bel gioco se ne è andato in soffitta, pazienza, torneranno quei giorni. Per ora serve risvegliare quei sopiti spiriti che albergano nell’anima degli atleti azzurri.

Certo se Mazzarri vuole giocare in questo modo, cosa che non dimentichiamo lo rese tra gli allenatori più ricercati del momento, quando allenava il suo primo Napoli, ha bisogno di interpreti diversi, da quelli a sua disposizione, per dire le idiozie difensive di Mario Rui sono rinomate e con questo nuovo sistema, il portoghese sembra il meno adatto alla bisogna.

Serve gente che ha corsa, serve un Lavezzi, non certo Politano. La schema che abbiamo visto ieri sera ha mandato tra l’altro in crisi l’avversario, che immaginava di ritrovarsi il Napoli di Garcia, moscio e rinunciatario, quello umiliato in campionato, è bastato poco per mandare in crisi Italiano, molto poco e chi vuol capire capisca.

Segna il Cholito, come al solito, come a Madrid, come quando serve chi la mette dentro, segna su assist di Juan Jesus, un altro reietto, e c’è voluto mezzo campionato per capire che il centravanti al posto del nigeriano è lui è solo lui e nessun altro, un ragazzo d’oro Simeone, mai una polemica, mai una parola fuori luogo, da vero professionista, da calciatore attaccato alla maglia, ai tifosi, un grande bravo a lui e a Alessio Zerbin.

Il tanto vituperato e criticato Zerbin, che addirittura in una serata importante mette a segno una doppietta, il ragazzo che si era perso tra le riserve spallettiane  ma che solo qualche anno fa aveva addirittura meritato la convocazione in nazionale, per l’ottimo campionato svolto con il Frosinone. Vince la classe operaia, che sostituisce una nobiltà che stava per decadere rovinosamente sulle sue rovine.

di Fiore Marro

Supercoppa italiana: la squadra di Mazzarri è la prima finalista.

Reti : 22′ Simeone, 85′ e 87′ Zerbin

Il caro Walter Mazzarri è parso per l’occasione la reincarnazione di quel sublime personaggio interpretato da Alberto Sordi e che risponde al nome di Nando Mericoni.

L’indimenticabile americano a Roma, memorabile la scena della cena, quando al cospetto di vino e maccheroni, il personaggio in questione mette tutto via per mangiare mostarda, yogurt ma una volta assaggiato il pasto esotico, lo butta via e rivolgendosi ai maccheroni esclama: “Maccarone mi ha provocato? E io me te magno!”.

Così Mazzarri, che voleva giocare come Spalletti, anche il buon Walter voleva fare “l’americano a Roma”, ma proprio come il buon Mericoni, subito dopo assaggiato lo schema a lui sconosciuto, anche lui dopo un poco ha esclamato: “ Ammazza che sozzeria questo 4- 3 – 3”,  meglio giocare come ho sempre fatto, tutti dietro, compatti, corsa in avanti, polmoni e muscoli e una buona dose di fortuna, cosa fondamentale nel mondo del pallone poi  il resto viene da se.

All’Al-Awaal Stadium, il match valido per la semifinale di Supercoppa tra Napoli e Fiorentina, se lo aggiudica il club partenopeo, non certo con facilità ma anzi molto faticosamente. Si può vincere anche così, all’italiana, con il catenaccio, rievocando antichi splendori, rammentando padri nobili tipo Paron Rocco e come il Vecio Bearzot, ha vinto il Napoli e si può vincere anche così, tra l’altro senza soffrire, con un poco di buona sorte.

Tra un gol annullato per un  fuorigioco avversario millimetrico e un rigore buttato alle ortiche,  si vince rinunciando al palleggio, alla, “Grande Bellezza”, quella che ha contraddistinto negli ultimi anni, il Marchio Napoli, dopo Benitez, Sarri e Spalletti il bel gioco se ne è andato in soffitta, pazienza, torneranno quei giorni. Per ora serve risvegliare quei sopiti spiriti che albergano nell’anima degli atleti azzurri.

Certo se Mazzarri vuole giocare in questo modo, cosa che non dimentichiamo lo rese tra gli allenatori più ricercati del momento, quando allenava il suo primo Napoli, ha bisogno di interpreti diversi, da quelli a sua disposizione, per dire le idiozie difensive di Mario Rui sono rinomate e con questo nuovo sistema, il portoghese sembra il meno adatto alla bisogna.

Serve gente che ha corsa, serve un Lavezzi, non certo Politano. La schema che abbiamo visto ieri sera ha mandato tra l’altro in crisi l’avversario, che immaginava di ritrovarsi il Napoli di Garcia, moscio e rinunciatario, quello umiliato in campionato, è bastato poco per mandare in crisi Italiano, molto poco e chi vuol capire capisca.

Segna il Cholito, come al solito, come a Madrid, come quando serve chi la mette dentro, segna su assist di Juan Jesus, un altro reietto, e c’è voluto mezzo campionato per capire che il centravanti al posto del nigeriano è lui è solo lui e nessun altro, un ragazzo d’oro Simeone, mai una polemica, mai una parola fuori luogo, da vero professionista, da calciatore attaccato alla maglia, ai tifosi, un grande bravo a lui e a Alessio Zerbin.

Il tanto vituperato e criticato Zerbin, che addirittura in una serata importante mette a segno una doppietta, il ragazzo che si era perso tra le riserve spallettiane  ma che solo qualche anno fa aveva addirittura meritato la convocazione in nazionale, per l’ottimo campionato svolto con il Frosinone. Vince la classe operaia, che sostituisce una nobiltà che stava per decadere rovinosamente sulle sue rovine.

di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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