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mercoledì, Maggio 29, 2024

NAPOLI– MILAN 1 a 1 – Vince il Diavolo ma quanta fortuna per i rossoneri.

Il Napoli esce ai quarti di finale, da non dimenticare, mai raggiunti prima, anche quando c’era Diego Maradona.

Marcatori: 43′ Giroud (M), 90′ + 3 Osimhen (N)

Sono oltremodo convinto che il Milan la qualificazione in Champions, se la sia conquistata, paradossalmente, dopo avere rifilato il cappottone di campionato. Quando al Maradona, in una gara che sembrava quasi una routine inutile, rifilò quattro pappine, ai ragazzi di Spalletti. È bastato quindi manco un  pezzo di pane per dare una convinzione di sicurezza ai rossoneri, cioè quella di poter segnare e in che modo, per dare poi una forza diversa a se stessi.

Quella partita è stata il là per poi affrontare le due gare di Champions, in maniera inconsueta, perché altrimenti non si spiegano venti punti di differenza in campionato.  Certo è bastato un tozzo di pane, ma con tanto companatico, tanto, perché se i lombardi si fossero presentati un mese prima a Napoli, di reti a grappoli ne avrebbero presi loro. Il companatico che ha consentito di affrontare gli azzurri nel momento meno brillante della loro condizione fisica.

Companatico che ha visto tifoseria e dirigenza partenopea azzuffarsi, nel momento meno adatto, mostranre così il fianco ai padani e coinvolgendo così i già malridotti calciatori napoletani. Trascinati in questo vortice assurdo di urla e schiamazzi, che non gli ha certo facilitato i compiti. Cmpanatico, tipo la fortuna di un intermezzo, di calcio dedicato alle nazionali, che ha stroncato fisicamente i vari Osimhen, Anguissa, Simeone, Lobotka e compagnia.

Riducendo il Napoli a correre a un ritmo blando, cosa cui non era abituata la squadra partenopea, che ha fatto del ritmo e della densità la sua ragione di vita, quella che gli ha consentito di mettere appunto venti punti di distanza tra le parti. Tanto companatico è stato soprattutto anche quel Dna milanista di cui parlavano i vertici meneghini.  A sentirlo dire, faceva ridere, ma poi in campo si è manifestato gioiosamente, per loro, sotto forma di arbitro

Uno scadente e servile in casa, pronto a usare due pesi e due misure, accondiscendente quando doveva tirare fuori i cartellini giusti, al momento giusto, per fare il gioco del collega, che avrebbe arbitrato dopo. Un direttore inflessibile, di quelli in grado di dirigere fuori casa, direttore di gara capace di non farsi intimorire, talmente deciso, che anche davanti a un rigore evidente.

L’arbitro non fischia il fallo per dimostrare che lui non teme la folla, un impavido servitore. Nonostante tutto ciò, comunque alla fine, rimane un risultato di Coppa esiguo, perché di gare sul campo, se ne è persa solo una, anche questo non va dimenticato. Sono del parere che il Napoli ieri ha dispensato gioia un poco a tutti ma soprattutto a quei cittadini terroni, che hanno esultato come usavano gioire i soldati eritrei già aggregato alle truppe coloniali italiane. I famosi  “ascari“, quella gioia che li pervadeva quando un italiano sconfiggeva un loro conterraneo, purtroppo questa è una sorta di maledizione, che ancora stento a comprendere.

Cosa si cela nell’animo del cittadino di sudista, da spingerlo a tifare per “l’amante della moglie”, rimane una sorta di trattato psicoanalitico da studiare. Capire da dove nasce tutta questa psicosi negativa da parte di gente che gode nel vedere infangare o perdere Napoli e la città di Napoli o il regno di Napoli, come si chiamava un tempo, a favore di gente forestiera, pur facendo parte egli stessa di tutto ciò.

Credo che a fine stagione si devono fare i complimenti a Spalletti, se dovesse riuscire a vincere il campionato, non è facile farlo, con calciatori che non sanno tirare nemmeno un calcio di rigore. Arrivare primi in un torneo, dove più che altro si è ospiti, colonia, rimane un miracolo, bisogna davvero riconoscere i grandi meriti al tecnico, che ha tirato fuori come si dice il sangue dalle rape. Il Napoli esce ai quarti di finale, da non dimenticare, mai raggiunti prima, anche quando c’era Maradona.

Di Fiore Marro

Il Napoli esce ai quarti di finale, da non dimenticare, mai raggiunti prima, anche quando c’era Diego Maradona.

Marcatori: 43′ Giroud (M), 90′ + 3 Osimhen (N)

Sono oltremodo convinto che il Milan la qualificazione in Champions, se la sia conquistata, paradossalmente, dopo avere rifilato il cappottone di campionato. Quando al Maradona, in una gara che sembrava quasi una routine inutile, rifilò quattro pappine, ai ragazzi di Spalletti. È bastato quindi manco un  pezzo di pane per dare una convinzione di sicurezza ai rossoneri, cioè quella di poter segnare e in che modo, per dare poi una forza diversa a se stessi.

Quella partita è stata il là per poi affrontare le due gare di Champions, in maniera inconsueta, perché altrimenti non si spiegano venti punti di differenza in campionato.  Certo è bastato un tozzo di pane, ma con tanto companatico, tanto, perché se i lombardi si fossero presentati un mese prima a Napoli, di reti a grappoli ne avrebbero presi loro. Il companatico che ha consentito di affrontare gli azzurri nel momento meno brillante della loro condizione fisica.

Companatico che ha visto tifoseria e dirigenza partenopea azzuffarsi, nel momento meno adatto, mostranre così il fianco ai padani e coinvolgendo così i già malridotti calciatori napoletani. Trascinati in questo vortice assurdo di urla e schiamazzi, che non gli ha certo facilitato i compiti. Cmpanatico, tipo la fortuna di un intermezzo, di calcio dedicato alle nazionali, che ha stroncato fisicamente i vari Osimhen, Anguissa, Simeone, Lobotka e compagnia.

Riducendo il Napoli a correre a un ritmo blando, cosa cui non era abituata la squadra partenopea, che ha fatto del ritmo e della densità la sua ragione di vita, quella che gli ha consentito di mettere appunto venti punti di distanza tra le parti. Tanto companatico è stato soprattutto anche quel Dna milanista di cui parlavano i vertici meneghini.  A sentirlo dire, faceva ridere, ma poi in campo si è manifestato gioiosamente, per loro, sotto forma di arbitro

Uno scadente e servile in casa, pronto a usare due pesi e due misure, accondiscendente quando doveva tirare fuori i cartellini giusti, al momento giusto, per fare il gioco del collega, che avrebbe arbitrato dopo. Un direttore inflessibile, di quelli in grado di dirigere fuori casa, direttore di gara capace di non farsi intimorire, talmente deciso, che anche davanti a un rigore evidente.

L’arbitro non fischia il fallo per dimostrare che lui non teme la folla, un impavido servitore. Nonostante tutto ciò, comunque alla fine, rimane un risultato di Coppa esiguo, perché di gare sul campo, se ne è persa solo una, anche questo non va dimenticato. Sono del parere che il Napoli ieri ha dispensato gioia un poco a tutti ma soprattutto a quei cittadini terroni, che hanno esultato come usavano gioire i soldati eritrei già aggregato alle truppe coloniali italiane. I famosi  “ascari“, quella gioia che li pervadeva quando un italiano sconfiggeva un loro conterraneo, purtroppo questa è una sorta di maledizione, che ancora stento a comprendere.

Cosa si cela nell’animo del cittadino di sudista, da spingerlo a tifare per “l’amante della moglie”, rimane una sorta di trattato psicoanalitico da studiare. Capire da dove nasce tutta questa psicosi negativa da parte di gente che gode nel vedere infangare o perdere Napoli e la città di Napoli o il regno di Napoli, come si chiamava un tempo, a favore di gente forestiera, pur facendo parte egli stessa di tutto ciò.

Credo che a fine stagione si devono fare i complimenti a Spalletti, se dovesse riuscire a vincere il campionato, non è facile farlo, con calciatori che non sanno tirare nemmeno un calcio di rigore. Arrivare primi in un torneo, dove più che altro si è ospiti, colonia, rimane un miracolo, bisogna davvero riconoscere i grandi meriti al tecnico, che ha tirato fuori come si dice il sangue dalle rape. Il Napoli esce ai quarti di finale, da non dimenticare, mai raggiunti prima, anche quando c’era Maradona.

Di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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