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mercoledì, Maggio 29, 2024

NAPOLI SPEZIA 0 – 1: Ennesimo Déjà vu, una maledizione.

Ci sono della sconfitte meritate, perché l’avversario ti è superiore, almeno in quelle giornate, come contro l’Inter, che batté  gli azzurri meritatamente. Ci sono poi le sconfitte annunciate, come quella subita dall’Atalanta, perché le assenze importanti talvolta pesano.

Napoli Spezia  0 – 1  – 38’  autogol Juan Jesus.

 “Squadra che vince non si cambia”, Spalletti,  ha voluto fare il fenomeno, pagando dazio, oltremodo.

Ci sono della sconfitte meritate, perché l’avversario ti è superiore, almeno in quelle giornate, come contro l’Inter, che batté  gli azzurri meritatamente. Ci sono poi le sconfitte annunciate, come quella subita dall’Atalanta, perché le assenze importanti talvolta pesano. Ci sono inoltre quelle della cabala, quelle che il destino così decide, tipo la sconfitta contro l’Empoli.

Alla fine ci sono le peggiori sconfitte, come quelle contro lo Spezia ieri, dove si sbaglia talmente di tutto, che diventa inevitabile perdere. Sconfitte che riecheggiano le parole famose di Francesco II, quando confessa alla propria moglie di aver fatto di tutto per far vincere Garibaldi. Così ha fatto ieri l’allenatore azzurro, novello Borbone.

Questa volta, a nostro parere, la battuta d’arresto del Napoli  è tutto demerito di Luciano Spalletti. Il Mister ha sbagliato di tutto, fino all’inverosimile. Dalla  formazione iniziale, all’approccio alla gara, per non dire delle sostituzioni, un “potpourri” di idiozie. Le scelte ci lasciano basiti al punto di aver pensato che sulla “panca” azzurra non ci fosse davvero Spalletti ma il suo gemello meno dotato… 

Certo sono cose che succedono e finora, su qualche suo errore, gli era andata bene. Come sbagliare la formazione di partenza, per poi sistemare le cose durante la gara in corso, può capitare. Solo che non era questo il momento, perché adesso le cose si fanno più complicate, girare il girone d’andata con 42 punti era, per l’obiettivo qualificazione Champions.

Un buon riferimento per avere meno stress in prossimità del prossimo scontro con i non colorati di Allegri. Squadra che il Napoli affronterà alla riprese del campionato, che di sicuro soffierà velenosamente sul collo dei partenopei come una brutta bestia. La storia del pallonaro ci racconta talvolta di regole non scritto, ma che sono consuetudini che se vanno disattese, diventano un boomerang.

Una di queste direttive ci dice che: “Squadra che vince non si cambia”. Invece nel caso del Napoli di Spalletti, non è stato così, forse stavolta l’allenatore ha voluto fare il fenomeno, pagando dazio, oltremodo. La formazione rabberciata messa in campo a San Siro ci aveva indicato la strada da adottare, quando le difficoltà diventato norme.

I calciatori in campo hanno messo da parte il fioretto e sono partiti lancia in resta, come dei guerrieri berberi, contro tutto e tutti. A nostro avviso, la strada, finché non rientrano i Top Player azzurri. Doveva continuare a essere questa della lotta, dell’uno contro uno, quella che rievocava gli eroi di Forte Alamo.

La controprova la si è riscontrata proprio a Milano. A San Siro a un quarto d’ora dalla fine, gli azzurri hanno smesso i panni del “soldato in trincea” e rivestito quello della cavalleria leggera. Hanno mostrato il fianco, gli azzurri ai rossoneri, che grazie al Var non hanno ottenuto il pareggio. Contro gli spezzini il pallone non girava bene per il palleggio e l’allenatore ligure aveva messo due uomini a bada della fonte di gioco dei partenopei.

Hanno così impedito a Lobotka di svolgere le mansioni messe in mostra dallo slovacco contro la Lazio e il Milan.  Gli innesti di Mario Rui e Politano, oltre che di Mertens, non certo in serata di grazia, hanno fatto il resto. Bastava poco per stravolgere queste attenzioni dell’avversario azzurro. Servivano uomini di lotta e di governo, non “ferricciullie seta”, come quelli messi nei primi 45 minuti.

E’ stato così buttando all’aria un intero tempo di gioco. Un errore micidiale quello di ieri da parte del Napoli, che rischia con queste prestazioni di vanificare un inizio stagione evanescente e pieno di entusiasmo.

Di Fiore Marro

Napoli Spezia  0 – 1  – 38’  autogol Juan Jesus.

 “Squadra che vince non si cambia”, Spalletti,  ha voluto fare il fenomeno, pagando dazio, oltremodo.

Ci sono della sconfitte meritate, perché l’avversario ti è superiore, almeno in quelle giornate, come contro l’Inter, che batté  gli azzurri meritatamente. Ci sono poi le sconfitte annunciate, come quella subita dall’Atalanta, perché le assenze importanti talvolta pesano. Ci sono inoltre quelle della cabala, quelle che il destino così decide, tipo la sconfitta contro l’Empoli.

Alla fine ci sono le peggiori sconfitte, come quelle contro lo Spezia ieri, dove si sbaglia talmente di tutto, che diventa inevitabile perdere. Sconfitte che riecheggiano le parole famose di Francesco II, quando confessa alla propria moglie di aver fatto di tutto per far vincere Garibaldi. Così ha fatto ieri l’allenatore azzurro, novello Borbone.

Questa volta, a nostro parere, la battuta d’arresto del Napoli  è tutto demerito di Luciano Spalletti. Il Mister ha sbagliato di tutto, fino all’inverosimile. Dalla  formazione iniziale, all’approccio alla gara, per non dire delle sostituzioni, un “potpourri” di idiozie. Le scelte ci lasciano basiti al punto di aver pensato che sulla “panca” azzurra non ci fosse davvero Spalletti ma il suo gemello meno dotato… 

Certo sono cose che succedono e finora, su qualche suo errore, gli era andata bene. Come sbagliare la formazione di partenza, per poi sistemare le cose durante la gara in corso, può capitare. Solo che non era questo il momento, perché adesso le cose si fanno più complicate, girare il girone d’andata con 42 punti era, per l’obiettivo qualificazione Champions.

Un buon riferimento per avere meno stress in prossimità del prossimo scontro con i non colorati di Allegri. Squadra che il Napoli affronterà alla riprese del campionato, che di sicuro soffierà velenosamente sul collo dei partenopei come una brutta bestia. La storia del pallonaro ci racconta talvolta di regole non scritto, ma che sono consuetudini che se vanno disattese, diventano un boomerang.

Una di queste direttive ci dice che: “Squadra che vince non si cambia”. Invece nel caso del Napoli di Spalletti, non è stato così, forse stavolta l’allenatore ha voluto fare il fenomeno, pagando dazio, oltremodo. La formazione rabberciata messa in campo a San Siro ci aveva indicato la strada da adottare, quando le difficoltà diventato norme.

I calciatori in campo hanno messo da parte il fioretto e sono partiti lancia in resta, come dei guerrieri berberi, contro tutto e tutti. A nostro avviso, la strada, finché non rientrano i Top Player azzurri. Doveva continuare a essere questa della lotta, dell’uno contro uno, quella che rievocava gli eroi di Forte Alamo.

La controprova la si è riscontrata proprio a Milano. A San Siro a un quarto d’ora dalla fine, gli azzurri hanno smesso i panni del “soldato in trincea” e rivestito quello della cavalleria leggera. Hanno mostrato il fianco, gli azzurri ai rossoneri, che grazie al Var non hanno ottenuto il pareggio. Contro gli spezzini il pallone non girava bene per il palleggio e l’allenatore ligure aveva messo due uomini a bada della fonte di gioco dei partenopei.

Hanno così impedito a Lobotka di svolgere le mansioni messe in mostra dallo slovacco contro la Lazio e il Milan.  Gli innesti di Mario Rui e Politano, oltre che di Mertens, non certo in serata di grazia, hanno fatto il resto. Bastava poco per stravolgere queste attenzioni dell’avversario azzurro. Servivano uomini di lotta e di governo, non “ferricciullie seta”, come quelli messi nei primi 45 minuti.

E’ stato così buttando all’aria un intero tempo di gioco. Un errore micidiale quello di ieri da parte del Napoli, che rischia con queste prestazioni di vanificare un inizio stagione evanescente e pieno di entusiasmo.

Di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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