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mercoledì, Maggio 29, 2024

ORTA DI ATELLA: Il PD ricomincia dalla lettera “A”, dall’Agricoltura.

Pina Picerno e Stefano Graziano, incontrano gli operatori del settore agricolo nella sede del Partito Democratico.

Venerdì 22 marzo, ore 19,00, sede del PD di Orta di Atella, gli operatori del settore, i militanti e le figura istituzionali del territorio, si incontrano e discutono della crisi dell’agricoltura. Giacinto Meta, Commissario cittadino del partito democratico, apre la discussione, anticipando il tema: “È la seconda serata che discutiamo nella nostra  sede, stasera parliamo dell’agricoltura, delle proteste che si sono levate qui in Italia ma che hanno visto protagonisti gli agricoltori in tutta Europa “.

Presenti al dibattito , come abbiamo detto prima molto operatori del settore agricolo e del Partito Democratico cittadino: Michele Lamberti, Sossio Sorvillo, Ferdinando D’Ambrosio, Mimmo Iovinella, Tommaso Dell’Aversana, Giuseppe Rega, Ferdinando D’Ambrosio, Gianfranco Arena. Inoltre Giovanna Migliore consigliere comunale ad Orta di Atella, Speranza Belardo vicesindaco di Sant’Arpino, da poco eletta al consiglio provinciale di Caserta.

Pina Picierno, Deputato europeo, con  Stefano Graziano Deputato, hanno ascoltato attentamente gli interventi, da un lato di delusione, dall’altro di speranza per un settore dell’economia che non vuole morire, non può morire, è il volano economico dell’Italia.

Il primo intervento di Nicola Migliaccio davvero ha reso l’idea di quella che è una crisi del settore agricolo in Italia, un disagio che non è solo di Orta di atella ma abbraccia tutta la nostra nazione: ” I prezzi sono altissimi al consumo mentre restano pochi spiccioli nelle tasche di chi lavora la terra. L’ingresso in Italia e in Europa di prodotti dall’Africa che di sicuro non hanno la stessa qualità, i nostri stessi controlli, non rendono competitivi i prezzi dei prodotti agricoli italiani. Il paradosso è che qui mangiamo prodotti provenienti dall’estero, mentre in altri luoghi del mondo si nutrono dei prodotti italiani, di sicuro i migliori“.

Ancora Migliaccio: “La transizione ecologica, la guerra in Ucraina, hanno acuito il problema. La condizione degli operatori del settore è drammatica. Gli stessi rappresenteranno il 90% delle imprese ma sono ostaggi oggi di una politica agricola sbagliata. Politica economica in mano alla grande distribuzione, con tutto ciò che ne consegue. Non vediamo, sui prodotti esposti le etichette prodotto in Italia o viceversa, sarebbe il caso di farlo“.

Altri interventi, sempre dettati dallo sconforto di vivere una vita di sacrifici e lavoro e non riuscire più a sostenere tutto ciò. La consigliere Giovanna Migliore, operatrice sanitaria del Pascale, solidarizza con coloro che lavorano la terra e di come i prodotti che a formalmente sono indicati “italiani”, nella realtà dei fatti non lo sono. Tutto a danno della salute, dello stesso avviso la consigliera provinciale Speranza Belardo.

Stefano Graziano parlamentare oggi, consigliere regionale prima, ha offerto delle risposte chiare ai disagi dei coltivatori oggi: “Ci sono due tipi di problemi oggi in Italia, il primo, il costo di produzione che non riguarda solo l’agricoltura. C’è una crisi di rappresentanza in Italia tra chi la rappresenta (i sindacati agricoli) e chi è rappresentato (gli agricoltori). C’è una giovane parte di agricoltori che oggi va necessariamente sostenuta. Bisognerebbe distinguere al “banco” della grande distribuzione il prodotto italiano da quello straniero. Chiaramente ci dovrebbe essere un grande controllo. Esempio è stato un passato la legge sulla mozzarella di bufala distinta tra “D.O.P. e non D.O.P.”, soprattutto la guerra tra allevatori e produttori di mozzarella, sul costo del latte. In un supermercato del nord la mozzarella costava 12 euro, con il latte che ha un costo di produzione di 1,30 euro e di litri per un chilogrammo di mozzarella ce ne volevano quattro di litri, siamo a 5,20 euro. Il 30% di trasformazione, più il costo di trasporto, nella giornata ovviamente. Il totale arrivava a un dieci, undici euro , come si poteva vendere a dodici?

Tutto questo avveniva dodici anni fa, oggi è cambiato, in particolare il rapporto tra allevatore e produttore. Questo esempio, dovrebbe essere applicato su ogni singolo prodotto. Su ogni singolo prodotto tracciare la filiera ma applicando dei controlli. Bisogna allora entrare nel merito di ogni singola produzione, evitando il tema scottante della libera concorrenza. Se c’è bisogno, noi del PD, porteremo in ogni sede istituzionale, dai comuni alle province, le regioni, il parlamento italiano e europeo. Dobbiamo evitare la distinzione dell’ ingresso di prodotti dall’estero, lo facciamo anche noi altrove, ragionare invece sulla differenza qualitativa dei prodotti italiani. La scelta sulla differenza di prezzo è legata anche alla differenza di qualità, come dicevo prima per la mozzarella”.

Ancora: “Ritornando al nostro territorio, insieme alle associazioni degli agricoltori, dobbiamo sostenere in particolare i giovani e la regione Campania ha investito molto in questo senso. Altro che governo sovranista, il governo Meloni non ha prodotto un solo provvedimento a tutela dei vari comparti della produzione, l’esempio è stata la protesta dei trattori. Il ministro Lollobrigida non ha compreso che in Italia ci sono settecentomila piccole aziende agricole e i costi dell’IRPEF pesano in percentuale tanto rispetto ai grandi produttori. Ricapitolando, gli aiuti per gli agricoltori, gli aiuti per i giovani agricoltori che difenderanno il prodotto Dop locale”.

Dopo Stefano Graziano interviene Pina Picierno, parlamentare europeo, casertana soprattutto, Teano è la sua città.

Bisogna dare una soluzione alla crisi che il mondo dell’agricoltura italiana sta vivendo, insieme a quella all’Europa intera.  Separando la questione dell’agricoltura dal tema ambientale. Gli agricoltori sono da sempre i veri custodi della vita dell’uomo, dell’ambiente. Dal sopravvento della transizione ecologica è come se si fosse voluto separare il tema dell’agricoltura dal tema ambientale e metterli in contrapposizione. Il sostegno al reddito degli agricoltori è uno strumento che  aiuta molto di più i latifondisti, gli imprenditori del settore, chi possiede aziende agricole, non gli agricoltori. Tutto ciò ha determinato le proteste”. 

Ancora: “Si va in questa direzione. Ieri  c’è stato un incontro con la C.I.A. ( confederazione italiana agricoltura), abbiamo presentato il manifesto per i prossimi anni, l’impegno che reciprocamente rispetteremo. ‘Genagricola”, il ramo aziendale dell’agricoltura delle Assicurazioni ” Generali”, è diventata la più grande azienda agricola d’Europa , una società di assicurazioni.  Questa roba non va bene, perché è chiaro che noi dobbiamo ritornare all’importanza della cura della piccola coltivazione, del piccolo imprenditore. Il tema mi viene posto da aziende agricole di famiglia, dagli amici; questo è il settore primario di cui mi occupo, sono di Teano. Nella mia frazione, San Marco, la gente campa alla giornata, quasi tutti sono operai. Qualcuno più fortunato ha il pezzettino di terra. Possiamo parlare dell’uva, delle noccioline, delle castagne, è sempre la stessa storia. L’anno scorso mi capitava di incontrare gente che lasciava il prodotto sull’albero, perché si pagano pochi centesimi ai coltivatori mentre gli stessi prodotti  hanno un costo di € 9 a Roma , a Bruxelles € 15 al kg.  A Teano le ciliegie vengono pagate €50 agli agricoltori.

Infine: “Allora capite, non voglio arrivare a Bruxelles, ma se un kg di  ciliegie viene pagato 50 centesimi all’agricoltore per poi ritrovarlo a cinque euro al cittadino, non va bene. C’è un tema di controllo dei prezzi ed uno di omessa vigilanza. La Meloni ha le sue responsabilità, glie lo dobbiamo dire: Vi ricordate il carrello della spesa italiano? Questa idea doveva proteggerci dall’inflazione,  ne avete sentito più parlare del carrello della spesa italiano? Questo il punto. Perché, se tu sai che in questo momento particolare l’inflazione picchia, tu (Meloni),  devi necessariamente dare un sostegno, in momento di difficoltà. Si deve sostenere un settore primario, l’agricoltura, per il nostro futuro”.

gianni bianco

Pina Picerno e Stefano Graziano, incontrano gli operatori del settore agricolo nella sede del Partito Democratico.

Venerdì 22 marzo, ore 19,00, sede del PD di Orta di Atella, gli operatori del settore, i militanti e le figura istituzionali del territorio, si incontrano e discutono della crisi dell’agricoltura. Giacinto Meta, Commissario cittadino del partito democratico, apre la discussione, anticipando il tema: “È la seconda serata che discutiamo nella nostra  sede, stasera parliamo dell’agricoltura, delle proteste che si sono levate qui in Italia ma che hanno visto protagonisti gli agricoltori in tutta Europa “.

Presenti al dibattito , come abbiamo detto prima molto operatori del settore agricolo e del Partito Democratico cittadino: Michele Lamberti, Sossio Sorvillo, Ferdinando D’Ambrosio, Mimmo Iovinella, Tommaso Dell’Aversana, Giuseppe Rega, Ferdinando D’Ambrosio, Gianfranco Arena. Inoltre Giovanna Migliore consigliere comunale ad Orta di Atella, Speranza Belardo vicesindaco di Sant’Arpino, da poco eletta al consiglio provinciale di Caserta.

Pina Picierno, Deputato europeo, con  Stefano Graziano Deputato, hanno ascoltato attentamente gli interventi, da un lato di delusione, dall’altro di speranza per un settore dell’economia che non vuole morire, non può morire, è il volano economico dell’Italia.

Il primo intervento di Nicola Migliaccio davvero ha reso l’idea di quella che è una crisi del settore agricolo in Italia, un disagio che non è solo di Orta di atella ma abbraccia tutta la nostra nazione: ” I prezzi sono altissimi al consumo mentre restano pochi spiccioli nelle tasche di chi lavora la terra. L’ingresso in Italia e in Europa di prodotti dall’Africa che di sicuro non hanno la stessa qualità, i nostri stessi controlli, non rendono competitivi i prezzi dei prodotti agricoli italiani. Il paradosso è che qui mangiamo prodotti provenienti dall’estero, mentre in altri luoghi del mondo si nutrono dei prodotti italiani, di sicuro i migliori“.

Ancora Migliaccio: “La transizione ecologica, la guerra in Ucraina, hanno acuito il problema. La condizione degli operatori del settore è drammatica. Gli stessi rappresenteranno il 90% delle imprese ma sono ostaggi oggi di una politica agricola sbagliata. Politica economica in mano alla grande distribuzione, con tutto ciò che ne consegue. Non vediamo, sui prodotti esposti le etichette prodotto in Italia o viceversa, sarebbe il caso di farlo“.

Altri interventi, sempre dettati dallo sconforto di vivere una vita di sacrifici e lavoro e non riuscire più a sostenere tutto ciò. La consigliere Giovanna Migliore, operatrice sanitaria del Pascale, solidarizza con coloro che lavorano la terra e di come i prodotti che a formalmente sono indicati “italiani”, nella realtà dei fatti non lo sono. Tutto a danno della salute, dello stesso avviso la consigliera provinciale Speranza Belardo.

Stefano Graziano parlamentare oggi, consigliere regionale prima, ha offerto delle risposte chiare ai disagi dei coltivatori oggi: “Ci sono due tipi di problemi oggi in Italia, il primo, il costo di produzione che non riguarda solo l’agricoltura. C’è una crisi di rappresentanza in Italia tra chi la rappresenta (i sindacati agricoli) e chi è rappresentato (gli agricoltori). C’è una giovane parte di agricoltori che oggi va necessariamente sostenuta. Bisognerebbe distinguere al “banco” della grande distribuzione il prodotto italiano da quello straniero. Chiaramente ci dovrebbe essere un grande controllo. Esempio è stato un passato la legge sulla mozzarella di bufala distinta tra “D.O.P. e non D.O.P.”, soprattutto la guerra tra allevatori e produttori di mozzarella, sul costo del latte. In un supermercato del nord la mozzarella costava 12 euro, con il latte che ha un costo di produzione di 1,30 euro e di litri per un chilogrammo di mozzarella ce ne volevano quattro di litri, siamo a 5,20 euro. Il 30% di trasformazione, più il costo di trasporto, nella giornata ovviamente. Il totale arrivava a un dieci, undici euro , come si poteva vendere a dodici?

Tutto questo avveniva dodici anni fa, oggi è cambiato, in particolare il rapporto tra allevatore e produttore. Questo esempio, dovrebbe essere applicato su ogni singolo prodotto. Su ogni singolo prodotto tracciare la filiera ma applicando dei controlli. Bisogna allora entrare nel merito di ogni singola produzione, evitando il tema scottante della libera concorrenza. Se c’è bisogno, noi del PD, porteremo in ogni sede istituzionale, dai comuni alle province, le regioni, il parlamento italiano e europeo. Dobbiamo evitare la distinzione dell’ ingresso di prodotti dall’estero, lo facciamo anche noi altrove, ragionare invece sulla differenza qualitativa dei prodotti italiani. La scelta sulla differenza di prezzo è legata anche alla differenza di qualità, come dicevo prima per la mozzarella”.

Ancora: “Ritornando al nostro territorio, insieme alle associazioni degli agricoltori, dobbiamo sostenere in particolare i giovani e la regione Campania ha investito molto in questo senso. Altro che governo sovranista, il governo Meloni non ha prodotto un solo provvedimento a tutela dei vari comparti della produzione, l’esempio è stata la protesta dei trattori. Il ministro Lollobrigida non ha compreso che in Italia ci sono settecentomila piccole aziende agricole e i costi dell’IRPEF pesano in percentuale tanto rispetto ai grandi produttori. Ricapitolando, gli aiuti per gli agricoltori, gli aiuti per i giovani agricoltori che difenderanno il prodotto Dop locale”.

Dopo Stefano Graziano interviene Pina Picierno, parlamentare europeo, casertana soprattutto, Teano è la sua città.

Bisogna dare una soluzione alla crisi che il mondo dell’agricoltura italiana sta vivendo, insieme a quella all’Europa intera.  Separando la questione dell’agricoltura dal tema ambientale. Gli agricoltori sono da sempre i veri custodi della vita dell’uomo, dell’ambiente. Dal sopravvento della transizione ecologica è come se si fosse voluto separare il tema dell’agricoltura dal tema ambientale e metterli in contrapposizione. Il sostegno al reddito degli agricoltori è uno strumento che  aiuta molto di più i latifondisti, gli imprenditori del settore, chi possiede aziende agricole, non gli agricoltori. Tutto ciò ha determinato le proteste”. 

Ancora: “Si va in questa direzione. Ieri  c’è stato un incontro con la C.I.A. ( confederazione italiana agricoltura), abbiamo presentato il manifesto per i prossimi anni, l’impegno che reciprocamente rispetteremo. ‘Genagricola”, il ramo aziendale dell’agricoltura delle Assicurazioni ” Generali”, è diventata la più grande azienda agricola d’Europa , una società di assicurazioni.  Questa roba non va bene, perché è chiaro che noi dobbiamo ritornare all’importanza della cura della piccola coltivazione, del piccolo imprenditore. Il tema mi viene posto da aziende agricole di famiglia, dagli amici; questo è il settore primario di cui mi occupo, sono di Teano. Nella mia frazione, San Marco, la gente campa alla giornata, quasi tutti sono operai. Qualcuno più fortunato ha il pezzettino di terra. Possiamo parlare dell’uva, delle noccioline, delle castagne, è sempre la stessa storia. L’anno scorso mi capitava di incontrare gente che lasciava il prodotto sull’albero, perché si pagano pochi centesimi ai coltivatori mentre gli stessi prodotti  hanno un costo di € 9 a Roma , a Bruxelles € 15 al kg.  A Teano le ciliegie vengono pagate €50 agli agricoltori.

Infine: “Allora capite, non voglio arrivare a Bruxelles, ma se un kg di  ciliegie viene pagato 50 centesimi all’agricoltore per poi ritrovarlo a cinque euro al cittadino, non va bene. C’è un tema di controllo dei prezzi ed uno di omessa vigilanza. La Meloni ha le sue responsabilità, glie lo dobbiamo dire: Vi ricordate il carrello della spesa italiano? Questa idea doveva proteggerci dall’inflazione,  ne avete sentito più parlare del carrello della spesa italiano? Questo il punto. Perché, se tu sai che in questo momento particolare l’inflazione picchia, tu (Meloni),  devi necessariamente dare un sostegno, in momento di difficoltà. Si deve sostenere un settore primario, l’agricoltura, per il nostro futuro”.

gianni bianco

© Riproduzione riservata

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