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domenica, Maggio 26, 2024

PFM: sognare pecore elettriche.

Se il prog in Italia ha un'alta risonanza a livello internazionale lo deve alle PFM di Franz Di Cioccio e Patrick Djivas.

PFM
La cover del disco “I Dreamed of Electric Sheep/Ho sognato pecore elettriche” della PFM (Premiata Forneria Marconi, 2021, InsideOut) con il doppio volto di Franz Di Cioccio e Patrick Djivas sovrapposti a metà.

PFM: I Dreamed of Electric Sheep

Per Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, membri storici della PFM (Premiata Forneria Marconi), si tratta dell’ennesimo lavoro in studio per una band che ha fatto la storia del progressive rock italiano. A quattro anni dall’ultimo disco Emotional Tattoos, pubblicano il loro secondo album con la major tedesca InsideOut (specializzata nel genere) dal titolo I Dreamed of Electric Sheep/Ho sognato pecore elettriche. Anche questa volta l’opera è doppia, sia in inglese che in italiano, e la formazione è confermata con la sola assenza del percussionista Roberto Gualdi. Significative sono le partecipazioni del chitarrista storico dei Genesis Steve Hackett e del frontman dei Jethro Tull Ian Anderson.

Ho sognato pecore elettriche: il disco.

Tema.

Fondamentalmente, come suggerisce il titolo, il concept del disco è dispotico, ma con un finale pregnante di speranza. La storia si ispira a Blade Runner. Il riferimento è al fatto che in questo periodo storico tendiamo più a somigliare a degli androidi, come i personaggi del film di Ridley Scott, che a degli essere umani. Non a caso il protagonista dello storytelling è un uomo che non riesce più a sognare in modo libero. Per poter dormire conta le pecore le quali entrano nel sogno e diventano cyber animali. I testi in italiano sono scritti dallo stesso Franz con l’aiuto di Gregor Ferretti. Quelli in inglese sono di Maria Marrow che ha sviluppato la storia dello stesso Di Cioccio. Le due parti sono simili, ma non si sovrappongono, dato che non si tratta di una vera e propria traduzione dall’italiano all’inglese.

Sound.

Molteplici sono le sonorità del disco che mescolano la modernità elettronica con parti classiche orchestrali. Il merito è di Patrick Djivas, coadiuvato dal tastierista Alessandro Scaglione e dall’arrangiatore Luca Zabbini. Completa la formazione il violinista Lucio Fabbri, in formazione di nuovo dal 2000, dopo aver lasciato la band nel 1987. Di straordinaria fattura melodica e tecnica è l’intro strumentale “Worlds Beyond/Mondi paralleli” in cui le influenze chitarristiche di Sfogli sono palesi. Nelle parti strumentali il virtuosismo eccelle, non perdendo la verve passionale ed emotiva. C’è tanto futuro, ma anche molteplici rimandi alle sonorità del passato.

PFM nella storia.

Molto si deve alla Premiata Forneria Marconi. Dall’inizio degli anni ’70 ad oggi ha fatto scuola nel genere in Italia e nel mondo, con grande seguito soprattutto in Oriente e nel nord Europa. Nonostante il cambio di formazioni e il più recente abbandono di Franco Mussida, la band tiene sempre alto il nome della musica italiana. 18 album in studio e una miriade di concerti sull’intero pianeta sono solo un esempio per coloro che credono che in Italia di musica non si possa vivere. A ormai 50 anni da “Impressioni di settembre”, la PFM è sempre sulla cresta dell’onda e noi italiani dovremmo essere fieri di essere rappresentati da artisti di questo tipo. Che lo spirito di De André vegli su questo progetto per l’eternità!

francesco moccia
https://www.annotizie.it/musica-le-note-che-ribollono-sulla-lava-del-vesuvio/

Collegamenti utili:
https://www.pfmworld.com/
https://www.facebook.com/premiataforneriamarconiofficial
https://it.wikipedia.org/wiki/Premiata_Forneria_Marconi / https://en.wikipedia.org/wiki/Premiata_Forneria_Marconi

PFM
La cover del disco “I Dreamed of Electric Sheep/Ho sognato pecore elettriche” della PFM (Premiata Forneria Marconi, 2021, InsideOut) con il doppio volto di Franz Di Cioccio e Patrick Djivas sovrapposti a metà.

PFM: I Dreamed of Electric Sheep

Per Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, membri storici della PFM (Premiata Forneria Marconi), si tratta dell’ennesimo lavoro in studio per una band che ha fatto la storia del progressive rock italiano. A quattro anni dall’ultimo disco Emotional Tattoos, pubblicano il loro secondo album con la major tedesca InsideOut (specializzata nel genere) dal titolo I Dreamed of Electric Sheep/Ho sognato pecore elettriche. Anche questa volta l’opera è doppia, sia in inglese che in italiano, e la formazione è confermata con la sola assenza del percussionista Roberto Gualdi. Significative sono le partecipazioni del chitarrista storico dei Genesis Steve Hackett e del frontman dei Jethro Tull Ian Anderson.

Ho sognato pecore elettriche: il disco.

Tema.

Fondamentalmente, come suggerisce il titolo, il concept del disco è dispotico, ma con un finale pregnante di speranza. La storia si ispira a Blade Runner. Il riferimento è al fatto che in questo periodo storico tendiamo più a somigliare a degli androidi, come i personaggi del film di Ridley Scott, che a degli essere umani. Non a caso il protagonista dello storytelling è un uomo che non riesce più a sognare in modo libero. Per poter dormire conta le pecore le quali entrano nel sogno e diventano cyber animali. I testi in italiano sono scritti dallo stesso Franz con l’aiuto di Gregor Ferretti. Quelli in inglese sono di Maria Marrow che ha sviluppato la storia dello stesso Di Cioccio. Le due parti sono simili, ma non si sovrappongono, dato che non si tratta di una vera e propria traduzione dall’italiano all’inglese.

Sound.

Molteplici sono le sonorità del disco che mescolano la modernità elettronica con parti classiche orchestrali. Il merito è di Patrick Djivas, coadiuvato dal tastierista Alessandro Scaglione e dall’arrangiatore Luca Zabbini. Completa la formazione il violinista Lucio Fabbri, in formazione di nuovo dal 2000, dopo aver lasciato la band nel 1987. Di straordinaria fattura melodica e tecnica è l’intro strumentale “Worlds Beyond/Mondi paralleli” in cui le influenze chitarristiche di Sfogli sono palesi. Nelle parti strumentali il virtuosismo eccelle, non perdendo la verve passionale ed emotiva. C’è tanto futuro, ma anche molteplici rimandi alle sonorità del passato.

PFM nella storia.

Molto si deve alla Premiata Forneria Marconi. Dall’inizio degli anni ’70 ad oggi ha fatto scuola nel genere in Italia e nel mondo, con grande seguito soprattutto in Oriente e nel nord Europa. Nonostante il cambio di formazioni e il più recente abbandono di Franco Mussida, la band tiene sempre alto il nome della musica italiana. 18 album in studio e una miriade di concerti sull’intero pianeta sono solo un esempio per coloro che credono che in Italia di musica non si possa vivere. A ormai 50 anni da “Impressioni di settembre”, la PFM è sempre sulla cresta dell’onda e noi italiani dovremmo essere fieri di essere rappresentati da artisti di questo tipo. Che lo spirito di De André vegli su questo progetto per l’eternità!

francesco moccia
https://www.annotizie.it/musica-le-note-che-ribollono-sulla-lava-del-vesuvio/

Collegamenti utili:
https://www.pfmworld.com/
https://www.facebook.com/premiataforneriamarconiofficial
https://it.wikipedia.org/wiki/Premiata_Forneria_Marconi / https://en.wikipedia.org/wiki/Premiata_Forneria_Marconi

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