23 C
Napoli
mercoledì, Maggio 29, 2024

REFERENDUM ABROGATIVI: una sconfitta annunciata.

Referendum, solo il 21% degli aventi diritto si sono recati alle urne, la più bassa percentuale di sempre.

Referendum abrogativi, solo il 21% degli aventi diritto si sono recati alle urne, la più bassa percentuale di sempre.

I cinque referendum abrogativi sono stati bocciati dagli elettori. Tre dei quesiti riguardavano la magistratura, potere dello stato inviso al 60% degli italiani, di sicuro è bassissima la percentuale di chi li sostiene. Allora perché una categoria che negli ultimi tempi è stata accusata solo di incapacità e parzialità, non ha spinto gli italiani al voto? Il caso Plamara è solo un piccolo esempio.

Le ragioni sono molteplici, la prima di carattere comunicativa: solo nell’ultima settimana, dietro pressione del comitato promotore, ha dato qualche piccolo spazio. I dibattiti si sono concentrati sulla guerra in Ucraina per la maggior parte; sugli strascichi della pandemia, le solite liti da pollaio dei partiti a sostegno di Mario Draghi. I quotidiani hanno fatto la stessa cosa e seguito a ruota i canali TV, pubblici e privati.

Sui social si è scatenata la solita baruffa che ha solo disorientato i cittadini, addirittura i fautori della democrazia e proprietari dell’assoluta certezza della verità politica, hanno proposto al non voto. Ma come, quando lo fece Craxi nel 1992 si scatenò il putiferio, i depositari della verità assoluta reagirono invitando tutti al voto, Corsi e ricorsi storici, la metamorfosi politica e umana di giornalisti e ex rivoluzionari è sotto gli occhi di tutti..

I quesiti del Referendum erano di difficile interpretazione, parlo di quelli legati alla magistratura, gli altri due, l’abolizione della legge Severino, il primo, i limiti alla custodia cautelare, riguardavano la politica e qui non c’è partita. I politici, ex equo con i magistrati, sono la classe più invisa agli italiani, che li votano tra le altre cose. La cosa su cui bisogna invece riflettere è che un referendum che avrebbe trascinato al voto gli elettori riguardante la coscienza individuale non c’è stato.

Quello sulla morte assistita, l’eutanasia, poteva essere di sicuro la locomotiva per raggiungere un risultato migliore, come la responsabilità civile dei giudici, bocciato, l’unico. Ad occhio e croce si sono recati al voto un italiano su cinque. Sarebbero bastati tutti quelli che ogni giorno si lamentano delle sentenze ingiuste. Morti ammazzati per le strade in seguito a investimenti o incidenti e assassini liberi di girare dopo qualche mese per le stesse strade.

Morti sul lavoro e imprenditori responsabili a casa; Delinquenti che rubano e della galera non vedono nemmeno la foto; Assassini che ammazzano nelle case i nostri vecchi; Stupratori; assassini di mogli e fidanzati, etc. Tutti coloro che in genere denunciano la giustizia ingiusta, non si sono recati al voto. I partiti, preoccupati del risultato, in particolare quelli che hanno scelto la strada mediana del non schierarsi oggi sono preoccupati e già annunciano  riforme in parlamento.

Purtroppo referendum di questo genere non dovrebbero essere proposti, altrimenti perché eleggere parlamentari  che si devono dedicare a votare leggi o abolirne altre? Questa era solo un’occasione per rimettere in discussione alcuni “privilegi” del terzo potere dello stato. Probabilmente, nel gioco delle parti con l’altro potere, quello politico, la difesa dei loro privilegi, supera la volontà di rendere democratica questa nazione, a costo di rimetterci poco.

Eppure l’Europa per donarci i fondi del Recovery  ha chiesto una cosa sola: “Processi più veloci”. Se ci fosse un minimo di onestà intellettuale in occasione della pubblicazione del rapporto della Commissione europea sullo stato dei tribunali, i grandi giornali italiani  avrebbero riportato con evidenza le parole di Didier Reynders, qualche tempo fa.

Il commissario alla giustizia europea “Sono veramente preoccupato delle risorse umane nel sistema giudiziario italiano perché in Italia il numero dei giudici è uno dei più bassi di tutta l’Unione”. Sono tante le piccole bugie e le mezze verità su questo tema. La lentezza dei processi, le risse tra magistrati, sentenze inique, queste sono state le ragioni principali che mi hanno convinto di votare “SI” e dare una scossa al sistema.

Adesso la palla passa al governo Draghi e alla politica, chissà cosa accadrà, L’Europa chiede riforme, soprattutto alla vigilia id elezioni politiche, le peggiori di tutti i tempi. Il gattopardo è in agguato.

di gianni bianco

Referendum abrogativi, solo il 21% degli aventi diritto si sono recati alle urne, la più bassa percentuale di sempre.

I cinque referendum abrogativi sono stati bocciati dagli elettori. Tre dei quesiti riguardavano la magistratura, potere dello stato inviso al 60% degli italiani, di sicuro è bassissima la percentuale di chi li sostiene. Allora perché una categoria che negli ultimi tempi è stata accusata solo di incapacità e parzialità, non ha spinto gli italiani al voto? Il caso Plamara è solo un piccolo esempio.

Le ragioni sono molteplici, la prima di carattere comunicativa: solo nell’ultima settimana, dietro pressione del comitato promotore, ha dato qualche piccolo spazio. I dibattiti si sono concentrati sulla guerra in Ucraina per la maggior parte; sugli strascichi della pandemia, le solite liti da pollaio dei partiti a sostegno di Mario Draghi. I quotidiani hanno fatto la stessa cosa e seguito a ruota i canali TV, pubblici e privati.

Sui social si è scatenata la solita baruffa che ha solo disorientato i cittadini, addirittura i fautori della democrazia e proprietari dell’assoluta certezza della verità politica, hanno proposto al non voto. Ma come, quando lo fece Craxi nel 1992 si scatenò il putiferio, i depositari della verità assoluta reagirono invitando tutti al voto, Corsi e ricorsi storici, la metamorfosi politica e umana di giornalisti e ex rivoluzionari è sotto gli occhi di tutti..

I quesiti del Referendum erano di difficile interpretazione, parlo di quelli legati alla magistratura, gli altri due, l’abolizione della legge Severino, il primo, i limiti alla custodia cautelare, riguardavano la politica e qui non c’è partita. I politici, ex equo con i magistrati, sono la classe più invisa agli italiani, che li votano tra le altre cose. La cosa su cui bisogna invece riflettere è che un referendum che avrebbe trascinato al voto gli elettori riguardante la coscienza individuale non c’è stato.

Quello sulla morte assistita, l’eutanasia, poteva essere di sicuro la locomotiva per raggiungere un risultato migliore, come la responsabilità civile dei giudici, bocciato, l’unico. Ad occhio e croce si sono recati al voto un italiano su cinque. Sarebbero bastati tutti quelli che ogni giorno si lamentano delle sentenze ingiuste. Morti ammazzati per le strade in seguito a investimenti o incidenti e assassini liberi di girare dopo qualche mese per le stesse strade.

Morti sul lavoro e imprenditori responsabili a casa; Delinquenti che rubano e della galera non vedono nemmeno la foto; Assassini che ammazzano nelle case i nostri vecchi; Stupratori; assassini di mogli e fidanzati, etc. Tutti coloro che in genere denunciano la giustizia ingiusta, non si sono recati al voto. I partiti, preoccupati del risultato, in particolare quelli che hanno scelto la strada mediana del non schierarsi oggi sono preoccupati e già annunciano  riforme in parlamento.

Purtroppo referendum di questo genere non dovrebbero essere proposti, altrimenti perché eleggere parlamentari  che si devono dedicare a votare leggi o abolirne altre? Questa era solo un’occasione per rimettere in discussione alcuni “privilegi” del terzo potere dello stato. Probabilmente, nel gioco delle parti con l’altro potere, quello politico, la difesa dei loro privilegi, supera la volontà di rendere democratica questa nazione, a costo di rimetterci poco.

Eppure l’Europa per donarci i fondi del Recovery  ha chiesto una cosa sola: “Processi più veloci”. Se ci fosse un minimo di onestà intellettuale in occasione della pubblicazione del rapporto della Commissione europea sullo stato dei tribunali, i grandi giornali italiani  avrebbero riportato con evidenza le parole di Didier Reynders, qualche tempo fa.

Il commissario alla giustizia europea “Sono veramente preoccupato delle risorse umane nel sistema giudiziario italiano perché in Italia il numero dei giudici è uno dei più bassi di tutta l’Unione”. Sono tante le piccole bugie e le mezze verità su questo tema. La lentezza dei processi, le risse tra magistrati, sentenze inique, queste sono state le ragioni principali che mi hanno convinto di votare “SI” e dare una scossa al sistema.

Adesso la palla passa al governo Draghi e alla politica, chissà cosa accadrà, L’Europa chiede riforme, soprattutto alla vigilia id elezioni politiche, le peggiori di tutti i tempi. Il gattopardo è in agguato.

di gianni bianco

© Riproduzione riservata

LEGGI ANCHE

- Advertisement -spot_img