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mercoledì, Maggio 29, 2024

SI VIS PACEM PARA BELLUM: “Se vuoi la pace prepara la guerra”.

Si vis pacem parabellum, è una frase di Publio Vegezio Renato funzionario e storico dell'antica Roma.

Si vis pacem para bellum, in latino ”se vuoi la pace prepara la guerra”, è una frase di Publio Vegezio Renato funzionario e storico dell’antica Roma vissuto durante le invasioni barbariche.

Vegezio, come più comunemente veniva chiamato, visse nel IV secolo d.c., un epoca di decadenza, alle porte della caduta dell’Impero. Cosa significa? Quello che è stato nel mondo tutto il periodo del dopoguerra, quello della “Guerra fredda“. La contrapposizione “USA-URSS“, terminata con la caduta dell’impero sovietico e il nuovo inizio della Perestrojka di Gorbaciov.

M.G. cambiò la storia dell’Unione Sovietica, capì che il potere economico della Russia non poteva competere con l’occidente. Prima lui, poi Boris Elstin, avviarono le riforme e la trasformazione. Purtroppo Elstin fu costretto a dimettersi, senza che nessuno conoscesse le verità.

Gli successe il Primo ministro, Vladimir Putin ex funzionario del KGB. Parliamo del 1999, tra alterne vicende, Putin da lì non si è mosso, diventando a tutti gli effetti un dittatore, spesso chiamato “Lo Zar”. Chiaramente sono avvenute elezioni, caratterizzare da scelte bizzarre, comunque Putin si è guadagnato in questi anni, se non la simpatia dell’ occidente, almeno il rispetto.

La Russia è diventata più ricca e potente. Lui, lo Zar, ha potuto rimettere gli occhi sulle zone ex URSS. l’Ucraina, parte di quella federazione ex comunista sconfitto dalla storia, nel 1992, si distacca dalla Russia e diviene indipendente.

Il 2014, dell’allora presidente destituito Jankovic, si dichiara indipendente, scoppia la guerra che è il seme di quello che oggi accade. Tra torti e ragioni Putin invade tutta l’Ucraina, non solo la zona di guerra del Donbass, e ne vediamo oggi gli effetti. L’occidente si è schierato con Zelenzky e il popolo ucraino.

Di contro Putin ha minacciato prima le ex repubbliche russe, poi Finlandia e Svezia, ree della collaborazione con la Nato, poi tutto il mondo con la minaccia atomica. Putin ha alzato il tiro per poi abbassarlo da qualche giorno, visti i problemi logistici di una guerra lampo che così non è stata.

L’Europa si è riscoperta debole, inerme nel contrastare la Russia, militarmente non ci sono confronti. Allora l’U.E. ha ripreso l’idea di un esercito comune, soprattutto oggi di armare l’Ucraina. L’Italia e la Germania, potenze economiche, vista anche l’uscita della Gran Bretagna, ritengono oggi necessaria una politica di riarmo.

Sembra naturale, se non di vuole dipendere sempre dal cappello Usa e Nato. La Francia da sola è ben equipaggiata e soprattutto, è una potenza nucleare. In Italia i sondaggi dicono “No“, il 54% dei cittadini è contrario all’investimento, ma quello che accade in Germania è importante. Nella nazione tedesca, il governo semaforo (giallo-rosso-verde), capeggiato dai socialdemocratici di Olaf Scholz, nell’analogo sondaggio ha ricevuto una pioggia di “Si“.

La cosa curiosa è che i cittadini che si sono espressi maggiormente a favore del riarmo e l’appoggio all’Ucraina sono i Verdi tedeschi. Giovanni di Lorenzo, direttore di “Die Zeit”, ad Omnibus ha argomentato questa scelta adeguatamente e la Germania investirà 110 miliardi di euro in riarmo.

I risultati nel dettaglio per elettori consultati: SPD (86%), Verdi (76%) e FDP (70%), il dissenso è stato riscontrato tra i sostenitori del Die Linke (57%) – partito tedesco di sinistra – e dell’AfD (84%), di estrema destra. Questa unità di intenti tra destra estrema e sinistra estrema, avviene in Germania, dappertutto in Europa, viene da lontano.

Ricordiamo il patto “Ribbentrop-Molotov”, durante il secondo conflitto, benedetto da Hitler e Stalin. Un patto di non belligeranza tra le due potenze militari, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Un trattato di non aggressione fra il​ Reich Tedesco​ e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, firmato a Mosca il 23 agosto 1939.

I contraenti si impegnavano a non aggredirsi reciprocamente, a non appoggiare potenze terze in azioni offensive e a non entrare in coalizioni rivolte contro uno di essi. Nessuno di noi ama la guerra, in particolare noi italiani, speriamo finisca presto e di possa ritornare a un’epoca di pace. Ma se si vuole guardare al grande pensiero di uno dei più grandi osservatore dell’epoca romana, durante le invasioni barbariche, non c’è che dare ragione a Vegezio.

di Luigi Eucalipto

Si vis pacem para bellum, in latino ”se vuoi la pace prepara la guerra”, è una frase di Publio Vegezio Renato funzionario e storico dell’antica Roma vissuto durante le invasioni barbariche.

Vegezio, come più comunemente veniva chiamato, visse nel IV secolo d.c., un epoca di decadenza, alle porte della caduta dell’Impero. Cosa significa? Quello che è stato nel mondo tutto il periodo del dopoguerra, quello della “Guerra fredda“. La contrapposizione “USA-URSS“, terminata con la caduta dell’impero sovietico e il nuovo inizio della Perestrojka di Gorbaciov.

M.G. cambiò la storia dell’Unione Sovietica, capì che il potere economico della Russia non poteva competere con l’occidente. Prima lui, poi Boris Elstin, avviarono le riforme e la trasformazione. Purtroppo Elstin fu costretto a dimettersi, senza che nessuno conoscesse le verità.

Gli successe il Primo ministro, Vladimir Putin ex funzionario del KGB. Parliamo del 1999, tra alterne vicende, Putin da lì non si è mosso, diventando a tutti gli effetti un dittatore, spesso chiamato “Lo Zar”. Chiaramente sono avvenute elezioni, caratterizzare da scelte bizzarre, comunque Putin si è guadagnato in questi anni, se non la simpatia dell’ occidente, almeno il rispetto.

La Russia è diventata più ricca e potente. Lui, lo Zar, ha potuto rimettere gli occhi sulle zone ex URSS. l’Ucraina, parte di quella federazione ex comunista sconfitto dalla storia, nel 1992, si distacca dalla Russia e diviene indipendente.

Il 2014, dell’allora presidente destituito Jankovic, si dichiara indipendente, scoppia la guerra che è il seme di quello che oggi accade. Tra torti e ragioni Putin invade tutta l’Ucraina, non solo la zona di guerra del Donbass, e ne vediamo oggi gli effetti. L’occidente si è schierato con Zelenzky e il popolo ucraino.

Di contro Putin ha minacciato prima le ex repubbliche russe, poi Finlandia e Svezia, ree della collaborazione con la Nato, poi tutto il mondo con la minaccia atomica. Putin ha alzato il tiro per poi abbassarlo da qualche giorno, visti i problemi logistici di una guerra lampo che così non è stata.

L’Europa si è riscoperta debole, inerme nel contrastare la Russia, militarmente non ci sono confronti. Allora l’U.E. ha ripreso l’idea di un esercito comune, soprattutto oggi di armare l’Ucraina. L’Italia e la Germania, potenze economiche, vista anche l’uscita della Gran Bretagna, ritengono oggi necessaria una politica di riarmo.

Sembra naturale, se non di vuole dipendere sempre dal cappello Usa e Nato. La Francia da sola è ben equipaggiata e soprattutto, è una potenza nucleare. In Italia i sondaggi dicono “No“, il 54% dei cittadini è contrario all’investimento, ma quello che accade in Germania è importante. Nella nazione tedesca, il governo semaforo (giallo-rosso-verde), capeggiato dai socialdemocratici di Olaf Scholz, nell’analogo sondaggio ha ricevuto una pioggia di “Si“.

La cosa curiosa è che i cittadini che si sono espressi maggiormente a favore del riarmo e l’appoggio all’Ucraina sono i Verdi tedeschi. Giovanni di Lorenzo, direttore di “Die Zeit”, ad Omnibus ha argomentato questa scelta adeguatamente e la Germania investirà 110 miliardi di euro in riarmo.

I risultati nel dettaglio per elettori consultati: SPD (86%), Verdi (76%) e FDP (70%), il dissenso è stato riscontrato tra i sostenitori del Die Linke (57%) – partito tedesco di sinistra – e dell’AfD (84%), di estrema destra. Questa unità di intenti tra destra estrema e sinistra estrema, avviene in Germania, dappertutto in Europa, viene da lontano.

Ricordiamo il patto “Ribbentrop-Molotov”, durante il secondo conflitto, benedetto da Hitler e Stalin. Un patto di non belligeranza tra le due potenze militari, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Un trattato di non aggressione fra il​ Reich Tedesco​ e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, firmato a Mosca il 23 agosto 1939.

I contraenti si impegnavano a non aggredirsi reciprocamente, a non appoggiare potenze terze in azioni offensive e a non entrare in coalizioni rivolte contro uno di essi. Nessuno di noi ama la guerra, in particolare noi italiani, speriamo finisca presto e di possa ritornare a un’epoca di pace. Ma se si vuole guardare al grande pensiero di uno dei più grandi osservatore dell’epoca romana, durante le invasioni barbariche, non c’è che dare ragione a Vegezio.

di Luigi Eucalipto

© Riproduzione riservata

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