
Alessandro Amoroso poteva essere un nostro figlio. Un ragazzo che lavorava, bello, serio, un volto rassicurante. Muore la sera prima della conclusione delle festività natalizie per mano di uno straniero, accoltellato alle spalle.
Quante volte, nel guardare le immagini di un dramma simile ci siamo chiesti: “E se era mio figlio?”. Gli stupri e le violenze ai danni delle donne e delle ragazze, le inseriamo di diritto in questa tragedia. Eppure viene spontanea una domanda: “Si poteva evitare?”, la risposta è una sola: “Si”. Adesso troviamo la cronaca della stampa e dei Social “intasati”, scusate del termine, di notizie e commenti, a volte seri, spesso fuori luogo. Si gioca proprio sul tema della “Giustizia” o della sua conseguenza più logica “L’ingiustizia” la vera partita politica in Italia e nessuno è esente da responsabilità.
Marin Jelenik, croato, 36 anni, ecco il sospettato, anzi l’autore dell’efferato omicidio. La Polizia lo ha arrestato con l’accusa di essere l’autore dell’assassinio per accoltellamento di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato all’addome il 5 gennaio, nel parcheggio della stazione di Bologna. Solo per dovere di cronaca un’area riservata ai dipendenti, che ci faceva lì quella bestia, senza documenti? Il giovane era un dipendente di Trenitalia e stava raggiungendo a piedi il parcheggio riservato ai dipendenti. L’identificazione del malvivente, dopo l’agguato mortale, è avvenuto con un’arma da taglio. Su questo ha lavorato la polizia, dopo aver controllato le immagini delle videocamere.
La cosa che davvero fa rabbia e che l’assassino è un volto noto della zona, uno straniero con precedenti per porto d’armi da taglio. Un pericoloso girovago senza fissa dimora, identificato in diverse circostanze in ambiti ferroviari nel Nord Italia. Il padre del ragazzo ucciso Luigi: “Mio figlio non aveva nemici non aveva litigato con nessuno, questo è un delitto inspiegabile. Mai fatto del male a una mosca”. I suoi amici: “Alessandro era un ragazzo gentile, di animo buono, sempre ironico, con la passione per la musica. Un gran chitarrista: la sua morte lascia tutti senza parole”. Inutile scrivere altro, speriamo solo in una condanna esemplare, come spesso abbiamo sperato, m non avverrà.
Passato il dolore di coloro che amavano Alessandro, cominceranno le guerre mediatiche e cartacee degli accusatori, la destra al governa, che parla un linguaggio come se stesse all’opposizione. Risponderà la sinistra, con le solite e stantie giustificazioni sociali e di emarginazione, di rabbia inconsapevole. Interverranno associazioni a difesa dei delinquenti “Nessuno tocchi Caino”, su tutte, avvocati in cerca di visibilità mediatica e la famigerata sinistra, sempre pronta a difendere l’indifendibile. Questa è la realtà, queste sono le condizioni nelle quali chiunque può rischiare di morire o essere aggredito, violentato o rapinato. Sto scrivendo un fatto di cronaca ma anche lamentando un situazione politica disastrosa che vede contrapposizioni sempre ai danni dei cittadini che giustifica ampiamente il fatto che la metà dei cittadini non si reca al voto.
Chiaramente avevo riservato alla fine quanto accade nei tribunali che participi attraverso i magistrati a questo conflitto di “tutti contro tutti”, rilasciano delinquenti, assolvono colpevoli e non incarcerano assassini e stupratori che ritorneranno a fare i loro porci comodi. Le mie sono parole di rabbia, perchè come voi so di essere indifeso e purtroppo di rischiare anche una querela. Intanto non posso ancora credere che sia accaduto davvero, parlo di un accoltellamento vigliacco, fatto alle spalle ad un nostro giovane da parte di uno straniero, un delinquente, un assassino che solo in Italia può permettersi di fare i suoi porci comodi e togliere la vita a un nostro ragazzo.
Le abbiamo lette tutte le dichiarazioni dei protagonisti, dai politici (colpevoli) di centrodestra, ai politici (colpevoli), di centrosinistra. Si sono associati i sindacati di Polizia, i vertici delle Forze dell’ordine, il sindaco di Bologna, etc., etc. Le soluzioni, non le chiacchiere, sono inutili le parole di cordoglio, si faccia di più, in alcune aree dell’Italia si è esasperati e bisognerebbe dire tutti insieme: “Adesso Basta!”. Sarebbe opportuno farlo ma tra un mese o giù di lì, Alessandro dimenticato dalla cronaca e rientrerà solo in un numero in più per la casistica. Alla famiglia il dolore eterno per la morte di un figlio e non basteranno mai le condoglianze, più o meno sentite, di nostri cari politici e dei nostri altrettanto cari magistrati: “Non vi crediamo più”.
gianni bianco
