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lunedì, Giugno 17, 2024

CAMPIONATO SERIE A – Il Napoli che siamo

Il chiunque ha un minimo di amor Patrio, di sforzarsi nel comprendere certe scelte societarie, non amarle, non averne simpatia, ma solo comprenderle.

Campionato serie A è paradossale la situazione del tifo di questi tempi. Di solito il sostenitore non esprime giudizi da ragioniere del catasto, anzi, la sua arma è la passione smodata verso i colori della sua squadra. Da un decennio invece ci siamo scoperti un poco tutti esperti di analisi di bilanci societari. Non più quindi una “torcida festante e gioiosa per la squadra del cuore ma contabili. Tutto ciò a mio sommesso avviso è bizzarro.

Si scorgono ovunque moderni supporter che si occupano di più di trattati di esperti commercialisti che di come sventolare e dove la bandiera del cuore. Un modo di tifare che intristisce ma che però ha una sua logica, almeno per quel che concerne tutti noi che amiamo il Napoli. Non voglio con questo giustificare questa desolante situazione.

Tutto ciò nasce, per chi come noi ha conosciuto in tempi recenti i campi del Sora e del Giarre, con tutto il rispetto dovuto alle società citate, la vergogna e il timore di ripetere esperienze raccapriccianti. Spinge, tutto ciò, per chiunque ha un minimo di amor Patrio, di sforzarsi nel comprendere certe scelte societarie. Possiamo non amarle, non averne simpatia, ma dobbiamo capire che, a parte l’amore per la maglia, bisogna valutare i costi di gestione.

Purtroppo questo è un dovere, almeno per una parte della tifoseria. Quella tifoseria che viene miseramente e ignominiosamente definita dei Pappaboys. Il resto della ciurma, vive ancora nel mito di quella bellissima frase della canzone: “Qui fu Napoli“, che a un certo punto recita – “Dimane penzo ê diebbete. Stasera só’ nu rre”.

Succede sempre così dalle mie parti. Così si avverò quando entrarono i garibaldesi, quando si consentì l’entrata degli yenkees, come accadde ultimamente con le camice verdi. Manca la sintesi, come sempre, attorno al Napoli e alle cose napoletane, sembra quasi una maledizione. Forse per pagare lo scotto di essere “La patria nostra era il sorriso del Signore.” come definì Napoli il maddalonese Giacinto dè Sivo.

Una maledizione che ci fa dimenticare che la società che è stata riconosciuta dal ranking (classifica) UEFA. La dodicesima squadra in Europa. Una ricerca della Guardia di Finanza, ha riportato l’interessantissimo risultato che l’ organizzazione gestita da De Laurentis è l’unica, tra le sette grandi del calcio italiano, a non avere debiti. L’unica con il famoso bilancio in attivo, ma noi siamo questo da sempre, come diceva un mio amico : “Noi siamo quelli che se stiamo bene dobbiamo trovare un modo di evitarlo”,. Un poco come fecero i nostri avi quando decisero di mandare via il Borbone per fare posto ai savoia.

La Napoli che siamo insomma, nel campionato serie “A” . In questo terribile momento, dove a farla da padrone è stato il Covid, che ha forse falsato di certo il campionato, ci ha consegnato una stagione a metà. Un poco per la pandemia e un bel poco per come è stata condotta la squadra, che fino a un dato momento ha espresso qualità e risultati, per poi sprofondare in una sorta di buco nero. L’impressione di essere un processo irreversibile, per poi smentire le peggiori “cicciuvettole” e ritornare in auge.

Una sorta di Araba Fenice che risorge dalle cenere del San Paolo per risplendere nel rinomato Maradona. Una squadra finalmente tornata tale, dopo le tante, assurde, varie vicissitudini, susseguitesi in questo scorcio di campionato, che hanno visto correi di questa sorta di fallimento, il tecnico, la società e la pandemia. Così come li ho messi in colonna: fallimento che potrebbe avverarsi o meno, tutto dipende da come finirà l’annata;

che ci ha visto finora, senza dimenticarlo, perdenti, nella competizione per vincere lo scudetto, perdere la supercoppa italiana, uscire dalla Coppa Italia, venire eliminati dalla competizione europea. Il tutto condito dal fatto che questa squadra ha la rosa più competitiva della lunga storia del calcio Napoli. Una delusione dietro l’altra, che pare finalmente abbia, e usiamo sempre gli scongiuri di rito, svoltato in modalità positiva.

Nel campionato serie A, alla fine si tireranno le somme,. Personalmente sono tra chi vuole il cambio della gestione tecnica, che è parsa inesperta, deficitaria dal punto di vista strettamente calcistico. Gattuso sarà pronto a cospargersi il capo di ceneri e chiedere sommessamente scusa. In ballo c’è la competizione con la società più potente in fatto di “palazzo”. Abbiamo già visto quale è lo scotto da pagare tra San Siro e un Albergo di Firenze. Dove paradossalmente abbiamo capito che una partita non dura solo 90 minuti.

di Fiore Marro

Campionato serie A è paradossale la situazione del tifo di questi tempi. Di solito il sostenitore non esprime giudizi da ragioniere del catasto, anzi, la sua arma è la passione smodata verso i colori della sua squadra. Da un decennio invece ci siamo scoperti un poco tutti esperti di analisi di bilanci societari. Non più quindi una “torcida festante e gioiosa per la squadra del cuore ma contabili. Tutto ciò a mio sommesso avviso è bizzarro.

Si scorgono ovunque moderni supporter che si occupano di più di trattati di esperti commercialisti che di come sventolare e dove la bandiera del cuore. Un modo di tifare che intristisce ma che però ha una sua logica, almeno per quel che concerne tutti noi che amiamo il Napoli. Non voglio con questo giustificare questa desolante situazione.

Tutto ciò nasce, per chi come noi ha conosciuto in tempi recenti i campi del Sora e del Giarre, con tutto il rispetto dovuto alle società citate, la vergogna e il timore di ripetere esperienze raccapriccianti. Spinge, tutto ciò, per chiunque ha un minimo di amor Patrio, di sforzarsi nel comprendere certe scelte societarie. Possiamo non amarle, non averne simpatia, ma dobbiamo capire che, a parte l’amore per la maglia, bisogna valutare i costi di gestione.

Purtroppo questo è un dovere, almeno per una parte della tifoseria. Quella tifoseria che viene miseramente e ignominiosamente definita dei Pappaboys. Il resto della ciurma, vive ancora nel mito di quella bellissima frase della canzone: “Qui fu Napoli“, che a un certo punto recita – “Dimane penzo ê diebbete. Stasera só’ nu rre”.

Succede sempre così dalle mie parti. Così si avverò quando entrarono i garibaldesi, quando si consentì l’entrata degli yenkees, come accadde ultimamente con le camice verdi. Manca la sintesi, come sempre, attorno al Napoli e alle cose napoletane, sembra quasi una maledizione. Forse per pagare lo scotto di essere “La patria nostra era il sorriso del Signore.” come definì Napoli il maddalonese Giacinto dè Sivo.

Una maledizione che ci fa dimenticare che la società che è stata riconosciuta dal ranking (classifica) UEFA. La dodicesima squadra in Europa. Una ricerca della Guardia di Finanza, ha riportato l’interessantissimo risultato che l’ organizzazione gestita da De Laurentis è l’unica, tra le sette grandi del calcio italiano, a non avere debiti. L’unica con il famoso bilancio in attivo, ma noi siamo questo da sempre, come diceva un mio amico : “Noi siamo quelli che se stiamo bene dobbiamo trovare un modo di evitarlo”,. Un poco come fecero i nostri avi quando decisero di mandare via il Borbone per fare posto ai savoia.

La Napoli che siamo insomma, nel campionato serie “A” . In questo terribile momento, dove a farla da padrone è stato il Covid, che ha forse falsato di certo il campionato, ci ha consegnato una stagione a metà. Un poco per la pandemia e un bel poco per come è stata condotta la squadra, che fino a un dato momento ha espresso qualità e risultati, per poi sprofondare in una sorta di buco nero. L’impressione di essere un processo irreversibile, per poi smentire le peggiori “cicciuvettole” e ritornare in auge.

Una sorta di Araba Fenice che risorge dalle cenere del San Paolo per risplendere nel rinomato Maradona. Una squadra finalmente tornata tale, dopo le tante, assurde, varie vicissitudini, susseguitesi in questo scorcio di campionato, che hanno visto correi di questa sorta di fallimento, il tecnico, la società e la pandemia. Così come li ho messi in colonna: fallimento che potrebbe avverarsi o meno, tutto dipende da come finirà l’annata;

che ci ha visto finora, senza dimenticarlo, perdenti, nella competizione per vincere lo scudetto, perdere la supercoppa italiana, uscire dalla Coppa Italia, venire eliminati dalla competizione europea. Il tutto condito dal fatto che questa squadra ha la rosa più competitiva della lunga storia del calcio Napoli. Una delusione dietro l’altra, che pare finalmente abbia, e usiamo sempre gli scongiuri di rito, svoltato in modalità positiva.

Nel campionato serie A, alla fine si tireranno le somme,. Personalmente sono tra chi vuole il cambio della gestione tecnica, che è parsa inesperta, deficitaria dal punto di vista strettamente calcistico. Gattuso sarà pronto a cospargersi il capo di ceneri e chiedere sommessamente scusa. In ballo c’è la competizione con la società più potente in fatto di “palazzo”. Abbiamo già visto quale è lo scotto da pagare tra San Siro e un Albergo di Firenze. Dove paradossalmente abbiamo capito che una partita non dura solo 90 minuti.

di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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