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lunedì, Giugno 17, 2024

ELEZIONI COMUNALI – Ha vinto Draghi.

Chiaramente l’apparato PD non poteva rinunciare all’occasione, c’è riuscito. Il vero vincitore di queste elezioni amministrative è Mario Draghi che è riuscito ad arginare il dissenso interno della Lega di Salvini e quello proveniente da FdI di Giorgia Meloni. Contemporaneamente ha messo nelle condizioni il PD e il M5s, più cespugli, all’alleanza, altrimenti le prendevano, in via sperimentale in vista della scelta del nuovo Presidente della Repubblica.

Elezioni comunali finalmente è finita. Una domanda però sorge viene spontanea: “Chi ha perso?” Quesito che ricorda un remoto passato e le dichiarazioni dei leader politici che non perdevano mai. In Europa le elezioni durano un mese, poi chi perde ricomincia dalla sconfitta, chi vince governa. Le Elezioni comunali, in generale, hanno una loro particolarità: il voto verso la persona conta più del simbolo. Prova ne è il Movimento cinque stelle che dal 33% delle politiche del 2018 crolla a cifre modeste nei comuni a parte qualche eccezione come Napoli.

Sulla città partenopea ci vorrebbe un’approfondimento sul fenomeno ne parleremo in appresso. Vota un terzo degli italiani e le parole dello sconfitto Enrico Michetti aprono spunti di riflessione. Michetti “Auguri al sindaco, Roma è la cosa più importante e bisogna lavorare per questo, abbiamo dato il massimo e in queste condizioni abbiamo fatto quello ce si poteva”. L’allusione è ai fatti che hanno condizionato le elezioni comunali della capitale. Parlo dell’assalto del 9 ottobre alla Cgil che ha generato un dibattito che definire aspro è poco.

Vista l’esiguità degli elettori ai ballottaggi alle elezioni comunali 2021, è certo che al voto si recano gli elettori motivati. Una gran parte del popolo di sinistra, deluso dalle scelte economiche in particolare di PD e Articolo Uno, dopo i fatti del 9 ottobre si sono recati in massa alle urne. Chiaramente i mezzi di comunicazione hanno fatto la loro parte, omologando le forze estremiste di destra ai movimenti che possiamo definire “sovranisti” certo non fascisti.

D’altro canto gli stessi giornalisti che gridavano al pericolo fascista, davanti all’assalto alla città di Torino sabato scorso, quasi non ne hanno parlato. Forse perché tra i tanti militanti “antagonisti o anarchici”, ci sono i pargoli della classe media italiani di sinistra. Scrivo questo per onestà intellettuale, valore messo da parte in modo tenace da gran parte di chi scrive o parla. Oggi, 19 ottobre 2021, tutto tornerà come prima, dell’assalto alla Cgil nessuno se ne ricorderà più.

I delinquenti rossi e neri che assaltano le città saranno ancora in giro a devastare, i dirigenti dei partiti della sinistra sanitaria, si guarderanno negli occhi e diranno “ anche stavolta ce la siamo scampata”. Vittoria è stata, inutile negarlo ma con quale faccia si presentano i cinquestelle all’opinione pubblica? Sono stati attori non protagonisti e ruote di scorta nelle città dove ha vinto un candidato sindaco espresso dal PD. Due donne, due esponenti del M5s elette cinque anni fa a Roma e Torino invece, hanno dovuto subire l’umiliazione della sconfitta.

Perché il M5s non ha preteso che nell’alleanza i sindaci uscenti del Movimento avessero la possibilità della ricandidatura, avendo messo in piedi un’alleanza nazionale “giallorossa?” Giuseppe Conte artefice di questa trasformazione moderata del partito che fu di Beppe Grillo. In questi anni “Giuseppi”, ha conquistato il ruolo di leader in un movimento dalla classe dirigente assente, oggi, traghetta il M5s verso uno spazio di sopravvivenza a sinistra.

Sono consapevoli del pericolo estinzione alle politiche del 2023, dipende da Mario Draghi, forse del 2022. Il Partito Democratico, ricco invece di classe dirigente, riesce a ottenere risultati positivi grazie soprattutto all’abiura delle offese e maldicenze proferite in passato ai suoi danni dal M5s. Diceva il grande Giulio Andreotti “Mai dire mai in politica”, ecco che alla lettera, Conte e il suo contorno, chinano la testa oggi al PD. Elemosinando uno spazio politico nelle città, per andare avanti.

Le destre, spesso divise in Italia, caso eclatante Benevento dove vince ancora Clemente Mastella insieme ai deluchiani e Forza Italia. Non è il solo caso di alleanze spurie tra moderati, spesso vincenti, contro FdI e Lega da un lato e centrosinistra dall’altro, tra il primo turno e il ballottaggio. Le mezze vittorie amministrative non si traducono automaticamente in vittorie alle elezioni politiche. La sinistra sanitaria se la dovrà vedere con il suo popolo, la crisi economica, i soldi in busta paga, la lotta all’evasione fiscale, la trasformazione l’assistenzialismo in lavoro.

Questi sono problemi da risolvere, altrimenti saranno dolori, da soli i Green pass, i tamponi,  l’amuchina, le mascherine e l’antifascismo non servono. Tornando a Roma, capitale d’Italia, Calenda ha avuto un risultato eccezionale, con suo Movimento “Azione”, ha superato il M5s della sindaca Raggi. Soprattutto insidiato Gualtieri alle primarie ed è stato determinante nell’appoggio al secondo turno al centrosinistra. Chiaramente l’apparato PD non poteva rinunciare all’occasione, c’è riuscito.

Il vero vincitore di queste elezioni comunali è Mario Draghi che è riuscito ad arginare il dissenso interno della Lega di Salvini e quello proveniente da FdI di Giorgia Meloni. Contemporaneamente ha messo nelle condizioni il PD e il M5s, più cespugli, all’alleanza, altrimenti le prendevano, in via sperimentale in vista della scelta del nuovo Presidente della Repubblica.

Il più autorevole dei candidati è l’attuale Presidente del consiglio che dovrebbe dimettersi da Premier se chiamato a ricoprire l’incarico di  Capo dello Stato. In quel caso si andrà alle urne anticipatamente. Davvero non ci sarà la possibilità di mettere d’accordo Lega di Salvini, M5s e PD, su un nome che possa rappresentare, come Mario Draghi, un elemento di sintesi. Qualsiasi nome, a parte il rancore attuale, determinerebbe l’uscita della Lega di Salvini dalla maggioranza per anticipare il voto. A questo punto anche l’ala moderata del centrodestra nel rispetto dell’alleanza, uscirebbe. Sono queste cose che accadranno da domani, intanto auguri a tutti i sindaci eletti di buon lavoro.

gianni bianco

Elezioni comunali finalmente è finita. Una domanda però sorge viene spontanea: “Chi ha perso?” Quesito che ricorda un remoto passato e le dichiarazioni dei leader politici che non perdevano mai. In Europa le elezioni durano un mese, poi chi perde ricomincia dalla sconfitta, chi vince governa. Le Elezioni comunali, in generale, hanno una loro particolarità: il voto verso la persona conta più del simbolo. Prova ne è il Movimento cinque stelle che dal 33% delle politiche del 2018 crolla a cifre modeste nei comuni a parte qualche eccezione come Napoli.

Sulla città partenopea ci vorrebbe un’approfondimento sul fenomeno ne parleremo in appresso. Vota un terzo degli italiani e le parole dello sconfitto Enrico Michetti aprono spunti di riflessione. Michetti “Auguri al sindaco, Roma è la cosa più importante e bisogna lavorare per questo, abbiamo dato il massimo e in queste condizioni abbiamo fatto quello ce si poteva”. L’allusione è ai fatti che hanno condizionato le elezioni comunali della capitale. Parlo dell’assalto del 9 ottobre alla Cgil che ha generato un dibattito che definire aspro è poco.

Vista l’esiguità degli elettori ai ballottaggi alle elezioni comunali 2021, è certo che al voto si recano gli elettori motivati. Una gran parte del popolo di sinistra, deluso dalle scelte economiche in particolare di PD e Articolo Uno, dopo i fatti del 9 ottobre si sono recati in massa alle urne. Chiaramente i mezzi di comunicazione hanno fatto la loro parte, omologando le forze estremiste di destra ai movimenti che possiamo definire “sovranisti” certo non fascisti.

D’altro canto gli stessi giornalisti che gridavano al pericolo fascista, davanti all’assalto alla città di Torino sabato scorso, quasi non ne hanno parlato. Forse perché tra i tanti militanti “antagonisti o anarchici”, ci sono i pargoli della classe media italiani di sinistra. Scrivo questo per onestà intellettuale, valore messo da parte in modo tenace da gran parte di chi scrive o parla. Oggi, 19 ottobre 2021, tutto tornerà come prima, dell’assalto alla Cgil nessuno se ne ricorderà più.

I delinquenti rossi e neri che assaltano le città saranno ancora in giro a devastare, i dirigenti dei partiti della sinistra sanitaria, si guarderanno negli occhi e diranno “ anche stavolta ce la siamo scampata”. Vittoria è stata, inutile negarlo ma con quale faccia si presentano i cinquestelle all’opinione pubblica? Sono stati attori non protagonisti e ruote di scorta nelle città dove ha vinto un candidato sindaco espresso dal PD. Due donne, due esponenti del M5s elette cinque anni fa a Roma e Torino invece, hanno dovuto subire l’umiliazione della sconfitta.

Perché il M5s non ha preteso che nell’alleanza i sindaci uscenti del Movimento avessero la possibilità della ricandidatura, avendo messo in piedi un’alleanza nazionale “giallorossa?” Giuseppe Conte artefice di questa trasformazione moderata del partito che fu di Beppe Grillo. In questi anni “Giuseppi”, ha conquistato il ruolo di leader in un movimento dalla classe dirigente assente, oggi, traghetta il M5s verso uno spazio di sopravvivenza a sinistra.

Sono consapevoli del pericolo estinzione alle politiche del 2023, dipende da Mario Draghi, forse del 2022. Il Partito Democratico, ricco invece di classe dirigente, riesce a ottenere risultati positivi grazie soprattutto all’abiura delle offese e maldicenze proferite in passato ai suoi danni dal M5s. Diceva il grande Giulio Andreotti “Mai dire mai in politica”, ecco che alla lettera, Conte e il suo contorno, chinano la testa oggi al PD. Elemosinando uno spazio politico nelle città, per andare avanti.

Le destre, spesso divise in Italia, caso eclatante Benevento dove vince ancora Clemente Mastella insieme ai deluchiani e Forza Italia. Non è il solo caso di alleanze spurie tra moderati, spesso vincenti, contro FdI e Lega da un lato e centrosinistra dall’altro, tra il primo turno e il ballottaggio. Le mezze vittorie amministrative non si traducono automaticamente in vittorie alle elezioni politiche. La sinistra sanitaria se la dovrà vedere con il suo popolo, la crisi economica, i soldi in busta paga, la lotta all’evasione fiscale, la trasformazione l’assistenzialismo in lavoro.

Questi sono problemi da risolvere, altrimenti saranno dolori, da soli i Green pass, i tamponi,  l’amuchina, le mascherine e l’antifascismo non servono. Tornando a Roma, capitale d’Italia, Calenda ha avuto un risultato eccezionale, con suo Movimento “Azione”, ha superato il M5s della sindaca Raggi. Soprattutto insidiato Gualtieri alle primarie ed è stato determinante nell’appoggio al secondo turno al centrosinistra. Chiaramente l’apparato PD non poteva rinunciare all’occasione, c’è riuscito.

Il vero vincitore di queste elezioni comunali è Mario Draghi che è riuscito ad arginare il dissenso interno della Lega di Salvini e quello proveniente da FdI di Giorgia Meloni. Contemporaneamente ha messo nelle condizioni il PD e il M5s, più cespugli, all’alleanza, altrimenti le prendevano, in via sperimentale in vista della scelta del nuovo Presidente della Repubblica.

Il più autorevole dei candidati è l’attuale Presidente del consiglio che dovrebbe dimettersi da Premier se chiamato a ricoprire l’incarico di  Capo dello Stato. In quel caso si andrà alle urne anticipatamente. Davvero non ci sarà la possibilità di mettere d’accordo Lega di Salvini, M5s e PD, su un nome che possa rappresentare, come Mario Draghi, un elemento di sintesi. Qualsiasi nome, a parte il rancore attuale, determinerebbe l’uscita della Lega di Salvini dalla maggioranza per anticipare il voto. A questo punto anche l’ala moderata del centrodestra nel rispetto dell’alleanza, uscirebbe. Sono queste cose che accadranno da domani, intanto auguri a tutti i sindaci eletti di buon lavoro.

gianni bianco

© Riproduzione riservata

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