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giovedì, Giugno 20, 2024

IN GUERRA: L’unica vittima è la verità.

I guerra, ognuno racconta le sue verità e intanto a pagare è il popolo ucraino, compreso i russi che vivono in Donbas, Lugansk, Kherson e Odessa.

I guerra, ognuno racconta le sue verità e intanto a pagare è il popolo ucraino, compreso i russi che vivono in Donbas, Lugansk, Kherson e Odessa.


Joe Biden sabato sera ha detto, più o meno: “Putin è un macellaio, se ne deve andare”. Personalmente non avrei detto quella frase ma credo, parlo almeno di coloro che non condividono l’invasione ucraina, sia ciò che tutti pensano. Il termine “macellaio“, credo non scandalizzi nessuno, rappresenta qualcosa che appartiene a tutti i combattenti ed è riferito agli eccidi, dell’uno e dell’altro.

Non di scandalizzarono i comunisti negli anni 60′ allorché Polpot, il fondatore dei khmer rossi, uccise un milione di persone in Cambogia. Oggi sono tanti a non scandalizzarsi nel vedere gente normale armata per difendere la propria terra. Sono macellai tutti coloro che provocano morte e distruzione e Putin, al di là delle simpatie che ottiene dalle nostre parti, macellaio lo è.

Ma davvero è un piacere vedere: neofascisti, comunisti, sovranisti, populisti, uniti dall’antiamericanismo. Rispettiamo tutte le opinioni per carità, anche perché a offendere certo non sono secondi a nessuno. Siamo in una nazione “democratica“, ma non a livello semantico, come fu la D.D.R. (Repubblica democratica Tedesca), dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino.

Dei tedeschi dell’est ricordiamo in particolare la tollerantissima “Stasi“, la tanto cara alleata dell’allora funzionario del KGB a Berlino Vladimir Putin. Il termine “macellaio“, vale per ogni conquistatore e per ogni partigiano che di difende. La cosa che desta perplessità è relativa all’avviso di sfratto che Biden ha inviato a Putin. Ha detto: “Se ne deve andare“, una frase davvero forte, esternata a Varsavia.

Forse perché la capitale polacca fu invasa dai Russi nel 1968? Biden avrebbe detto la stessa frase a Praga e in tanti avrebbero ricordato l’invasione, sempre del 1968, da parte dei russi. A Budapest, probabilmente, dove nel 1956 i russi invasero la capitale ungherese. Ma quando Putin ha detto: “Ci riprenderemo le repubbliche Baltiche, quelle caucasiche, addirittura minacciato i paesi dell’est oggi alleati Nato.

Che cosa hanno detto o scritto i simpatizzanti di Putin? Cosa hanno pensato quando lo Zar ha minacciato Svezia e Finlandia per la loro condotta filo-Nato? La guerra in Ucraina doveva essere una faccenda di pochi giorni, si sta invece rivelando complessa e difficile. Ci sono problemi di approvvigionamento all’esercito, le linee diventano ogni giorno più lunghe e addirittura l’esercito ucraino passa alla controffensiva.

In Russia, nel frattempo, si chiudono televisioni e giornali, sale il dissenso di cittadini e intellettuali. Quattrocento accademici tra docenti e studenti a Mosca, firmano petizioni contro la guerra. Navalny, il dissidente russo, nemico giurato del padrone di tutte le Russie, è stato condannato in questi giorni a nove anni di carcere duro. Un caso? I suoi avvocati arrestati anch’essi arrestati dopo il processo, questo è un segnale di difficoltà oggettiva.

Putin con la sua guerra in Ucraina: ha compattato tutti gli ucraini; l’alleanza atlantica, la Nato, mai corsa come oggi, sarà allargata a Finlandia e Svezia. Vladimir il grande ha minacciato l’Unione Europea. Come la Nato, anche l’Europa ha reagito, non è stata mai unità come oggi, si allargherà ancora e soprattutto, finalmente, si comincia a parlare di costituire un unico esercito.

Ritornando alla guerra, difficile vincere contro un esercito, impossibile vincere contro un popolo intero. È difficile non condannare sul piano formale Joe Biden e la sua frase “inopportuna“, indirizzata al presidente russo. Forse lo stesso Joe Biden ne pagherà le conseguenza con una mancata elezione. In Russia invece, cosa accade dal 1999 ad oggi?

Sempre lui, lo Zar al potere. Nominato primo ministro da Elstin, dopo essere stato capo della FGB, in pratica il KGB truccato, dopo le dimissioni di Elstin, divenne presidente russo. Quando la legge gli ha impedito la rielezione ha fatto a cambio con il fidato Dmitrij Medvedev. Diventa Primo ministro e il suo Medvedev, lo scaldasedia, come lo chiamò Clinton, presidente.

Scaduto il primo mandato dello scaldasedia, Vladimir si fa rieleggere. Vent’anni di dominio assoluto, negli Stati Uniti si sono alternati alla presidenza, durante questo periodo: Clinton, Bush junior, Obama, Trump, oggi Biden. Sarà a livello elettorale che Putin sarà spodestato? Non credo, magari si inventerà una riforma elettorale per rimanere presidente, a vita.

Quello che avviene è uno scontro culturale, di civiltà, l’unica differenza che da questa parte si può dissentire, protestare, essere eletti e cambiare, dall’altra, no, si rischia la galera o la vita, con le armi o il plutonio. Biden con quella frase ha espresso un augurio più che una minaccia. Si può essere d’accordo o meno con il presidente Biden, vale anche per Putin, ma ognuno si sceglie chi vuole al potere, con libere elezioni e se ai russi sta bene Putin: “W Putin“.

Da questa parte della barricata ci possiamo permettere il lusso di dirlo, dall’altra parte no.

di gianni bianco

I guerra, ognuno racconta le sue verità e intanto a pagare è il popolo ucraino, compreso i russi che vivono in Donbas, Lugansk, Kherson e Odessa.


Joe Biden sabato sera ha detto, più o meno: “Putin è un macellaio, se ne deve andare”. Personalmente non avrei detto quella frase ma credo, parlo almeno di coloro che non condividono l’invasione ucraina, sia ciò che tutti pensano. Il termine “macellaio“, credo non scandalizzi nessuno, rappresenta qualcosa che appartiene a tutti i combattenti ed è riferito agli eccidi, dell’uno e dell’altro.

Non di scandalizzarono i comunisti negli anni 60′ allorché Polpot, il fondatore dei khmer rossi, uccise un milione di persone in Cambogia. Oggi sono tanti a non scandalizzarsi nel vedere gente normale armata per difendere la propria terra. Sono macellai tutti coloro che provocano morte e distruzione e Putin, al di là delle simpatie che ottiene dalle nostre parti, macellaio lo è.

Ma davvero è un piacere vedere: neofascisti, comunisti, sovranisti, populisti, uniti dall’antiamericanismo. Rispettiamo tutte le opinioni per carità, anche perché a offendere certo non sono secondi a nessuno. Siamo in una nazione “democratica“, ma non a livello semantico, come fu la D.D.R. (Repubblica democratica Tedesca), dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino.

Dei tedeschi dell’est ricordiamo in particolare la tollerantissima “Stasi“, la tanto cara alleata dell’allora funzionario del KGB a Berlino Vladimir Putin. Il termine “macellaio“, vale per ogni conquistatore e per ogni partigiano che di difende. La cosa che desta perplessità è relativa all’avviso di sfratto che Biden ha inviato a Putin. Ha detto: “Se ne deve andare“, una frase davvero forte, esternata a Varsavia.

Forse perché la capitale polacca fu invasa dai Russi nel 1968? Biden avrebbe detto la stessa frase a Praga e in tanti avrebbero ricordato l’invasione, sempre del 1968, da parte dei russi. A Budapest, probabilmente, dove nel 1956 i russi invasero la capitale ungherese. Ma quando Putin ha detto: “Ci riprenderemo le repubbliche Baltiche, quelle caucasiche, addirittura minacciato i paesi dell’est oggi alleati Nato.

Che cosa hanno detto o scritto i simpatizzanti di Putin? Cosa hanno pensato quando lo Zar ha minacciato Svezia e Finlandia per la loro condotta filo-Nato? La guerra in Ucraina doveva essere una faccenda di pochi giorni, si sta invece rivelando complessa e difficile. Ci sono problemi di approvvigionamento all’esercito, le linee diventano ogni giorno più lunghe e addirittura l’esercito ucraino passa alla controffensiva.

In Russia, nel frattempo, si chiudono televisioni e giornali, sale il dissenso di cittadini e intellettuali. Quattrocento accademici tra docenti e studenti a Mosca, firmano petizioni contro la guerra. Navalny, il dissidente russo, nemico giurato del padrone di tutte le Russie, è stato condannato in questi giorni a nove anni di carcere duro. Un caso? I suoi avvocati arrestati anch’essi arrestati dopo il processo, questo è un segnale di difficoltà oggettiva.

Putin con la sua guerra in Ucraina: ha compattato tutti gli ucraini; l’alleanza atlantica, la Nato, mai corsa come oggi, sarà allargata a Finlandia e Svezia. Vladimir il grande ha minacciato l’Unione Europea. Come la Nato, anche l’Europa ha reagito, non è stata mai unità come oggi, si allargherà ancora e soprattutto, finalmente, si comincia a parlare di costituire un unico esercito.

Ritornando alla guerra, difficile vincere contro un esercito, impossibile vincere contro un popolo intero. È difficile non condannare sul piano formale Joe Biden e la sua frase “inopportuna“, indirizzata al presidente russo. Forse lo stesso Joe Biden ne pagherà le conseguenza con una mancata elezione. In Russia invece, cosa accade dal 1999 ad oggi?

Sempre lui, lo Zar al potere. Nominato primo ministro da Elstin, dopo essere stato capo della FGB, in pratica il KGB truccato, dopo le dimissioni di Elstin, divenne presidente russo. Quando la legge gli ha impedito la rielezione ha fatto a cambio con il fidato Dmitrij Medvedev. Diventa Primo ministro e il suo Medvedev, lo scaldasedia, come lo chiamò Clinton, presidente.

Scaduto il primo mandato dello scaldasedia, Vladimir si fa rieleggere. Vent’anni di dominio assoluto, negli Stati Uniti si sono alternati alla presidenza, durante questo periodo: Clinton, Bush junior, Obama, Trump, oggi Biden. Sarà a livello elettorale che Putin sarà spodestato? Non credo, magari si inventerà una riforma elettorale per rimanere presidente, a vita.

Quello che avviene è uno scontro culturale, di civiltà, l’unica differenza che da questa parte si può dissentire, protestare, essere eletti e cambiare, dall’altra, no, si rischia la galera o la vita, con le armi o il plutonio. Biden con quella frase ha espresso un augurio più che una minaccia. Si può essere d’accordo o meno con il presidente Biden, vale anche per Putin, ma ognuno si sceglie chi vuole al potere, con libere elezioni e se ai russi sta bene Putin: “W Putin“.

Da questa parte della barricata ci possiamo permettere il lusso di dirlo, dall’altra parte no.

di gianni bianco

© Riproduzione riservata

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