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mercoledì, Maggio 29, 2024

LAVORO DI CITTADINANZA – Cambia il R.D.C.

Il reddito di cittadinanza è un intervento introdotto nel 2019 dal primo Governo Conte (Movimento 5 Stelle e dalla Lega) a favore della povertà. La misura è una vera e propria forma di assistenza economica guidata da "Navigator" che guidano verso il lavoro coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza.

Lavoro di cittadinanza in sostituzione della semplice misura assistenziale è questo quello che cominciano a proporre alcuni comuni. Il reddito di cittadinanza, ricordiamo, è un intervento introdotto nel 2019 dal primo Governo Conte (Movimento 5 Stelle e dalla Lega) a favore della povertà. La misura è una vera e propria forma di assistenza economica guidata da “Navigator” che guidano verso il lavoro coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza.


I dati sono abbastanza impietosi. Poco meno di 40 mila persone (2%) degli avente diritto, hanno avuto un contratto di lavoro. I dati sono stati diffusi dall’Anpal (Agenzia per le politiche attive) che parlano di 529 mila convocazioni, 262.738 patti di Servizio sottoscritti. In primavera il sussidio ha raggiunto 2,3 milioni di cittadini. La Corte dei conti pur apprezzando la manovra per il contrasto alla povertà, sottolinea in una parte della relazione:

Permangano elevati gli spazi di miglioramento che l’Italia ha nel campo dei servizi per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro…“.

Cosa significa? Tradotto significa che c’è una grave carenza negli enti in generale di personale, si propongano lavori per impegnare coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza. Eppure si è aperto un dibattito, dai toni anche aspri su come impegnare chi percepisce il R.D.C. Si è arrivato al paradosso di notizie riguardanti stagionali della ristorazione che hanno rinunciato a lavorare perché più conveniente stare a casa, percepire il reddito. Molti alla domanda: perché? Risposta: “Ci diano io dovuto e noi lavoreremo”.

Insomma, un cane che si morde la coda, senza sapere dove sono le ragioni dell’uno e dell’altro. Intanto molti enti in Italia cominciamo a cambiare registro, anche in Campania si comincia. A Sala Consilina scatta l’obbligo, per coloro che percepiscono il Reddito, di lavorare per progetti utili alla collettività. Polla e Caggiano, sempre nel salernitano, hanno precedentemente proposto progetti simili.

Chi percepisce il reddito di cittadinanza in questi comuni, potranno, se vorranno mantenere il beneficio, aderire a cinque progetti approvati: Manutenzione spazi ed edifici comunali; Aiutiamo il nostro Comune; Noi custodi dello sport; Accoglienza uffici comunali in sicurezza; L’amico della porta accanto. Il Centro per l’Impiego e il Consorzio Sociale, sulla base dei parametri previsti dalla normativa di riferimento, saranno impegnati a fornire i nominativi dei beneficiari che dovranno svolgere le previste attività.

Già in passato gli Enti hanno utilizzato Lavoratori socialmente utili), anni dopo Lavori di pubblica utilità per ampliare la gamma di servizi da offrire alla comunità. Inoltre c’era la logica del “lavoro”, per contrastare l’idea del sussidio fine a se stesso. Il valore della dignità è imprescindibile e queste iniziative dei comuni salernitani sono da elogiare e prendere ad esempio. Speriamo avvenga ovunque. Chiunque percepisce il Reddito di cittadinanza desideri lavorare e pensare ad una stabilità futura. Si potrebbe addirittura ampliare le proposte di impiego ai titoli e le professionalità individuali, così da contribuire a migliorare i servizi e sfatare odiosi luoghi comuni.

Di Emilia Bianco

Lavoro di cittadinanza in sostituzione della semplice misura assistenziale è questo quello che cominciano a proporre alcuni comuni. Il reddito di cittadinanza, ricordiamo, è un intervento introdotto nel 2019 dal primo Governo Conte (Movimento 5 Stelle e dalla Lega) a favore della povertà. La misura è una vera e propria forma di assistenza economica guidata da “Navigator” che guidano verso il lavoro coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza.


I dati sono abbastanza impietosi. Poco meno di 40 mila persone (2%) degli avente diritto, hanno avuto un contratto di lavoro. I dati sono stati diffusi dall’Anpal (Agenzia per le politiche attive) che parlano di 529 mila convocazioni, 262.738 patti di Servizio sottoscritti. In primavera il sussidio ha raggiunto 2,3 milioni di cittadini. La Corte dei conti pur apprezzando la manovra per il contrasto alla povertà, sottolinea in una parte della relazione:

Permangano elevati gli spazi di miglioramento che l’Italia ha nel campo dei servizi per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro…“.

Cosa significa? Tradotto significa che c’è una grave carenza negli enti in generale di personale, si propongano lavori per impegnare coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza. Eppure si è aperto un dibattito, dai toni anche aspri su come impegnare chi percepisce il R.D.C. Si è arrivato al paradosso di notizie riguardanti stagionali della ristorazione che hanno rinunciato a lavorare perché più conveniente stare a casa, percepire il reddito. Molti alla domanda: perché? Risposta: “Ci diano io dovuto e noi lavoreremo”.

Insomma, un cane che si morde la coda, senza sapere dove sono le ragioni dell’uno e dell’altro. Intanto molti enti in Italia cominciamo a cambiare registro, anche in Campania si comincia. A Sala Consilina scatta l’obbligo, per coloro che percepiscono il Reddito, di lavorare per progetti utili alla collettività. Polla e Caggiano, sempre nel salernitano, hanno precedentemente proposto progetti simili.

Chi percepisce il reddito di cittadinanza in questi comuni, potranno, se vorranno mantenere il beneficio, aderire a cinque progetti approvati: Manutenzione spazi ed edifici comunali; Aiutiamo il nostro Comune; Noi custodi dello sport; Accoglienza uffici comunali in sicurezza; L’amico della porta accanto. Il Centro per l’Impiego e il Consorzio Sociale, sulla base dei parametri previsti dalla normativa di riferimento, saranno impegnati a fornire i nominativi dei beneficiari che dovranno svolgere le previste attività.

Già in passato gli Enti hanno utilizzato Lavoratori socialmente utili), anni dopo Lavori di pubblica utilità per ampliare la gamma di servizi da offrire alla comunità. Inoltre c’era la logica del “lavoro”, per contrastare l’idea del sussidio fine a se stesso. Il valore della dignità è imprescindibile e queste iniziative dei comuni salernitani sono da elogiare e prendere ad esempio. Speriamo avvenga ovunque. Chiunque percepisce il Reddito di cittadinanza desideri lavorare e pensare ad una stabilità futura. Si potrebbe addirittura ampliare le proposte di impiego ai titoli e le professionalità individuali, così da contribuire a migliorare i servizi e sfatare odiosi luoghi comuni.

Di Emilia Bianco

© Riproduzione riservata

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