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mercoledì, Maggio 29, 2024

LIVERPOOL – NAPOLI 2 a 0 – Sconfitta indolore e immeritata per gli azzurri

Come un mantra il Napoli non riesce a vincere in terra albionica.

Marcatori: 40′ st Salah (L), 53′ st Nunez (L)

Sconfitta indolore ma soprattutto immeritata quella del Napoli all’Anfield di Londra, terra maledetta in fatto di risultati, per i partenopei, quando si esibiscono in quel di Albione. Con il Liverpool gli azzurri incassano la terza sconfitta, su quattro match disputati in Inghilterra.

In altre occasioni, vedi con Arsenal, Manchester City o Leicester, gli azzurri non sono riusciti a vincere in terra albionica. In queste occasioni bisogna avere esperienza e la squadra di Spalletti in campo internazionale è una sorta di novizi. Soprattutto in trasferte delicate come quelle inglesi e ieri alla fine, l’inesperienza si è manifestata in toto.

Si cade nel momento giusto però, dopo una cavalcata avvincente di ben diciassette risultati utili consecutivi, tra Europa e Italia, se sconfitta doveva esserci, è stata quella meno dolorosa. Un risultato mai  così ininfluente per quel che concerne l’obiettivo finale, che era la qualificazione nel girone di Champions

Il piazzamento dietro proprio ai “Red Devils” di Klopp, almeno questo era l’intento, alla lettura dei calendari da parte di tutti noi. In pochi  neanche quelli eccessivamente innamorati del Napoli  avrebbero immaginato alla fine, di ritrovarsi primi davanti a Ayax e il Liverpool.

Certo le sconfitte bruciano e fanno un poco male, sempre, anche le meno importanti. Bruciano perché uscire indenni dal campo londinese avrebbe dato ancora più consapevolezza alla squadra del tecnico di Certaldo. Una formazione il Napoli che alla fine ha dato l’impressione che manca ancora qualcosa per il salto definitivo, per entrare nel limbo dei top club.

 Certo contro un Liverpool così rimaneggiato, mancavano il capitano Jordan Henderson centrocampista Centrale, Andrew Robertson potente terzino sinistro. Ancora, il colombiano Luis Diaz che segnò l’unico gol del Liverpool, all’andata, il 4 a 1 e Diogo Jota  attaccante d’area di rigore, molto insidioso. Una situazione che spingeva a sperare in qualcosa di più in fatto di risultato finale. Chissà senza quei millimetri che Ostigard aveva aggiunto, prima del gol, come sarebbe andata a finire. Ma con il sennò del poi non si fanno risultati.

A questi ragazzi davvero non possiamo imputare niente, hanno fatto una cavalcata magnifica, inaspettata, sono stati pirotecnici a tratti esaltanti. Una parola in più mi preme di spendere per il georgiano, anche ieri, almeno nel primo tempo. Nella ripresa il calo è stato evidente, ma nei primi minuti invece, ha dato prova del suo valore eccelso.

Doppio tunnel al suo dirimpettaio, Alexander-Arnold, non certo l’ultimo arrivato, anche ieri il “77” ha dato l’idea che ogniqualvolta la palla passava dalle sue parti, si stava prospettando qualcosa di costruttivo, importante, pericoloso.

A tratti il georgiano mi ha dato l’idea di quei calciatori di un tempo, Kvaratskhelia sembra un calciatore degli anni 70, forza, fantasia, tecnica, dribbling. Ricorda i Keegan, i Lato, i Netzer, i Claudio Sala, quei calciatori che hanno fatto innamorare del pallone i ragazzini della mia generazione.

Il vero succo del calcio. Il calcio è sempre lo stesso, al di là delle alchimie tattiche, mi fanno ridere quelli che alle miei idee di verticalizzazione rispondono che il calcio è cambiato. Il Napoli passa il turno primo, con venti gol all’attivo in sei gare, una media sbalorditiva.

Adesso la cosa importante è di passare oltre e cominciare a pensare come chiudere questo campionato di apertura, ritornando a fare punti e vittorie. Lavorare per ripercorrere la strada che porti a  un nuovo filotto. La trasferta di Bergamo sarà insidiosa, però a nostro parere in questo momento è il miglior banco di prova per gli azzurri, partita che darà la dimensione definitiva del valore dei partenopei.

di Fiore Marro

Come un mantra il Napoli non riesce a vincere in terra albionica.

Marcatori: 40′ st Salah (L), 53′ st Nunez (L)

Sconfitta indolore ma soprattutto immeritata quella del Napoli all’Anfield di Londra, terra maledetta in fatto di risultati, per i partenopei, quando si esibiscono in quel di Albione. Con il Liverpool gli azzurri incassano la terza sconfitta, su quattro match disputati in Inghilterra.

In altre occasioni, vedi con Arsenal, Manchester City o Leicester, gli azzurri non sono riusciti a vincere in terra albionica. In queste occasioni bisogna avere esperienza e la squadra di Spalletti in campo internazionale è una sorta di novizi. Soprattutto in trasferte delicate come quelle inglesi e ieri alla fine, l’inesperienza si è manifestata in toto.

Si cade nel momento giusto però, dopo una cavalcata avvincente di ben diciassette risultati utili consecutivi, tra Europa e Italia, se sconfitta doveva esserci, è stata quella meno dolorosa. Un risultato mai  così ininfluente per quel che concerne l’obiettivo finale, che era la qualificazione nel girone di Champions

Il piazzamento dietro proprio ai “Red Devils” di Klopp, almeno questo era l’intento, alla lettura dei calendari da parte di tutti noi. In pochi  neanche quelli eccessivamente innamorati del Napoli  avrebbero immaginato alla fine, di ritrovarsi primi davanti a Ayax e il Liverpool.

Certo le sconfitte bruciano e fanno un poco male, sempre, anche le meno importanti. Bruciano perché uscire indenni dal campo londinese avrebbe dato ancora più consapevolezza alla squadra del tecnico di Certaldo. Una formazione il Napoli che alla fine ha dato l’impressione che manca ancora qualcosa per il salto definitivo, per entrare nel limbo dei top club.

 Certo contro un Liverpool così rimaneggiato, mancavano il capitano Jordan Henderson centrocampista Centrale, Andrew Robertson potente terzino sinistro. Ancora, il colombiano Luis Diaz che segnò l’unico gol del Liverpool, all’andata, il 4 a 1 e Diogo Jota  attaccante d’area di rigore, molto insidioso. Una situazione che spingeva a sperare in qualcosa di più in fatto di risultato finale. Chissà senza quei millimetri che Ostigard aveva aggiunto, prima del gol, come sarebbe andata a finire. Ma con il sennò del poi non si fanno risultati.

A questi ragazzi davvero non possiamo imputare niente, hanno fatto una cavalcata magnifica, inaspettata, sono stati pirotecnici a tratti esaltanti. Una parola in più mi preme di spendere per il georgiano, anche ieri, almeno nel primo tempo. Nella ripresa il calo è stato evidente, ma nei primi minuti invece, ha dato prova del suo valore eccelso.

Doppio tunnel al suo dirimpettaio, Alexander-Arnold, non certo l’ultimo arrivato, anche ieri il “77” ha dato l’idea che ogniqualvolta la palla passava dalle sue parti, si stava prospettando qualcosa di costruttivo, importante, pericoloso.

A tratti il georgiano mi ha dato l’idea di quei calciatori di un tempo, Kvaratskhelia sembra un calciatore degli anni 70, forza, fantasia, tecnica, dribbling. Ricorda i Keegan, i Lato, i Netzer, i Claudio Sala, quei calciatori che hanno fatto innamorare del pallone i ragazzini della mia generazione.

Il vero succo del calcio. Il calcio è sempre lo stesso, al di là delle alchimie tattiche, mi fanno ridere quelli che alle miei idee di verticalizzazione rispondono che il calcio è cambiato. Il Napoli passa il turno primo, con venti gol all’attivo in sei gare, una media sbalorditiva.

Adesso la cosa importante è di passare oltre e cominciare a pensare come chiudere questo campionato di apertura, ritornando a fare punti e vittorie. Lavorare per ripercorrere la strada che porti a  un nuovo filotto. La trasferta di Bergamo sarà insidiosa, però a nostro parere in questo momento è il miglior banco di prova per gli azzurri, partita che darà la dimensione definitiva del valore dei partenopei.

di Fiore Marro

© Riproduzione riservata

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