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mercoledì, Maggio 29, 2024

Luigi Fiore: un Menestro frattese.

Frattamaggiore ha il suo Menestro: Luigi Fiore, cantautore rockettaro che con rabbia gentile manifesta il malcontento per la società odierna.

Luigi Fiore
La cover dell’EP “Terra sacra” di Luigi Fiore, in arte “Menestro”.

I primordi di Luigi Fiore.

Luigi Fiore, in arte Menestro, è un musicista e cantautore di Frattamaggiore cresciuto a pane e alternative rock. Dopo vari singoli pubblicati dal 2018, il quarantenne frattese pubblica il suo primo EP di 6 tracce interamente in italiano dal titolo Terra Sacra. Luigi, come dice la sua breve descrizione sulla pagina Facebook “Menestro”, ha cominciato a suonare la chitarra a 11 anni, quando ebbe la prima in regalo.

Luigi Fiore: le influenze.

Umile appassionato del rock degli anni ’90, ha influenze che rendono i suoi brani sicuramente peculiari. Dal grunge cattura l’energia e il suono sporco, quasi imperfetto, degli accordi. Dal punk ricava la cattiveria dei suoni e delle ritmiche, spesso veloci e martellanti. La sua italianità (e non palese napoletanità) colora le liriche e le melodie creando una commistione singolare tra il cantautorato nostrano e il sound americano. C’è anche un netto contrasto tra la leggerezza delle parole che usa per parlare di argomenti abbastanza spinosi e la gravosità dei suoni di un genere che sicuramente non ci appartiene.

I brani.

I Green Day e i Nirvana la fanno da padrone nell’apertura. “Ci privano del mare” è un inno alla ricerca interiore e all’osservazione di ciò che ci accade intorno. Il filo è strettamente collegato alla titletrack “Terra sacra”, dal sound più vicino a quello dei Litfiba moderni. L’introspettività è centrale nel disco e in “Fuori tutto dentro niente” l’antitesi essere/sembrare è colorata dai suoni e influenze musicali britpop. Ne “Il recupero”, di stampo decisamente più hard rock, il testo si riferisce al tempo che passa inesorabilmente, qualsiasi esso sia l’obiettivo di vita. Forse è il brano più sottotono del disco. In “Com’era Kurt Cobain” il grunge unplugged è palese e il brano è ovviamente dedicato al leader storico dei Nirvana, scomparso prematuramente suicitadosi.

Epilogo e concept.

Giusta è la chiusura dell’EP (che potrebbe essere considerato un concept, anche se non nel senso stretto del termine) con un brano di stampo Negrita. E’ un appello alla libertà dell’individuo, sempre più calpestata, soprattutto negli ultimi mesi.
Luigi Fiore ha dalla sua parte un ottimo potenziale cantautoriale che mescolato al rock anni ’90, nazionale e internazionale, potrebbe riportare in auge dei temi che invece il rock attuale sembra aver accantonato.

Uno sguardo al futuro.

I Maneskin forse sono attualmente l’unica vera band rock italiana giovane, ma si potrebbe creare un nuovo filone. Menestro, maturo umanamente, potrebbe far parte di un nuovo corso, che in fondo, tutti i rocker italiani sperano nasca. Da Frattamaggiore c’è un seme e potrebbe rendere davvero la nostra Terra Sacra.

francesco moccia
https://www.annotizie.it/musica-le-note-che-ribollono-sulla-lava-del-vesuvio/

Collegamenti utili:
https://www.facebook.com/Menestrock

Luigi Fiore
La cover dell’EP “Terra sacra” di Luigi Fiore, in arte “Menestro”.

I primordi di Luigi Fiore.

Luigi Fiore, in arte Menestro, è un musicista e cantautore di Frattamaggiore cresciuto a pane e alternative rock. Dopo vari singoli pubblicati dal 2018, il quarantenne frattese pubblica il suo primo EP di 6 tracce interamente in italiano dal titolo Terra Sacra. Luigi, come dice la sua breve descrizione sulla pagina Facebook “Menestro”, ha cominciato a suonare la chitarra a 11 anni, quando ebbe la prima in regalo.

Luigi Fiore: le influenze.

Umile appassionato del rock degli anni ’90, ha influenze che rendono i suoi brani sicuramente peculiari. Dal grunge cattura l’energia e il suono sporco, quasi imperfetto, degli accordi. Dal punk ricava la cattiveria dei suoni e delle ritmiche, spesso veloci e martellanti. La sua italianità (e non palese napoletanità) colora le liriche e le melodie creando una commistione singolare tra il cantautorato nostrano e il sound americano. C’è anche un netto contrasto tra la leggerezza delle parole che usa per parlare di argomenti abbastanza spinosi e la gravosità dei suoni di un genere che sicuramente non ci appartiene.

I brani.

I Green Day e i Nirvana la fanno da padrone nell’apertura. “Ci privano del mare” è un inno alla ricerca interiore e all’osservazione di ciò che ci accade intorno. Il filo è strettamente collegato alla titletrack “Terra sacra”, dal sound più vicino a quello dei Litfiba moderni. L’introspettività è centrale nel disco e in “Fuori tutto dentro niente” l’antitesi essere/sembrare è colorata dai suoni e influenze musicali britpop. Ne “Il recupero”, di stampo decisamente più hard rock, il testo si riferisce al tempo che passa inesorabilmente, qualsiasi esso sia l’obiettivo di vita. Forse è il brano più sottotono del disco. In “Com’era Kurt Cobain” il grunge unplugged è palese e il brano è ovviamente dedicato al leader storico dei Nirvana, scomparso prematuramente suicitadosi.

Epilogo e concept.

Giusta è la chiusura dell’EP (che potrebbe essere considerato un concept, anche se non nel senso stretto del termine) con un brano di stampo Negrita. E’ un appello alla libertà dell’individuo, sempre più calpestata, soprattutto negli ultimi mesi.
Luigi Fiore ha dalla sua parte un ottimo potenziale cantautoriale che mescolato al rock anni ’90, nazionale e internazionale, potrebbe riportare in auge dei temi che invece il rock attuale sembra aver accantonato.

Uno sguardo al futuro.

I Maneskin forse sono attualmente l’unica vera band rock italiana giovane, ma si potrebbe creare un nuovo filone. Menestro, maturo umanamente, potrebbe far parte di un nuovo corso, che in fondo, tutti i rocker italiani sperano nasca. Da Frattamaggiore c’è un seme e potrebbe rendere davvero la nostra Terra Sacra.

francesco moccia
https://www.annotizie.it/musica-le-note-che-ribollono-sulla-lava-del-vesuvio/

Collegamenti utili:
https://www.facebook.com/Menestrock

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