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lunedì, Giugno 17, 2024

SPIRITUALITÀ – “Siate santi perché io il Signore Dio vostro sono santo”

La santità è prerogativa di ciascuno di noi e non va intesa come una meta percorribile solo da persone speciali.

La santità è prerogativa di ciascuno di noi e non va intesa come una meta percorribile solo da persone speciali.

Nell’Antico testamento e precisamente nel libro del Levitico il Signore Dio rivolgendosi a tutto il popolo degli Israeliti dirà “Siate santi, perché io il Signore Dio vostro, sono santo”(Lv 19,1-2). Dio non dice che essere santi è solo per qualcuno ma che la santità è per tutti.

Ma chi sono i santi? Sono tutti coloro che mettono in pratica l’insegnamento di Gesù che è venuto in mezzo a noi per indicarci la strada da percorrere senza nessuna discriminazione: poveri, ricchi, extracomunitari, bianchi, neri, peccatori…tutti siamo chiamati.

Le opere di misericordia che ascoltiamo nel vangelo di Matteo raccontano come Gesù chiede di guardare il fratello accanto a noi  con occhi d’amore e che ogni atto di carità è un’azione non solo che ci rende migliori, ma viene fatta direttamente a Dio.

…venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: in verità vi dico ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me…”(Mt 25, 34-40).

Ecco questo vuol dire farsi santi semplicemente rendere straordinario il nostro ordinario come soleva dire San Giovanni Bosco. È vero nella storia della santità ci sono figure di uomini e donne eccezionali che hanno seguito alla lettera il vangelo e di cui Dio si è servito e si  serve perché siano esempio per l’umanità, ma la santità della vita quotidiana appartiene a tutti.

Quanta santità nascosta che non fa rumore! Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate parla proprio della santità della porta accanto: “…Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità…Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente…

Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e le donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere …questa è tante volte la santità della porta accanto; di quelli che vivono vicino a noi e sono riflesso della presenza di Dio “.

Di Anna Fabiano

La santità è prerogativa di ciascuno di noi e non va intesa come una meta percorribile solo da persone speciali.

Nell’Antico testamento e precisamente nel libro del Levitico il Signore Dio rivolgendosi a tutto il popolo degli Israeliti dirà “Siate santi, perché io il Signore Dio vostro, sono santo”(Lv 19,1-2). Dio non dice che essere santi è solo per qualcuno ma che la santità è per tutti.

Ma chi sono i santi? Sono tutti coloro che mettono in pratica l’insegnamento di Gesù che è venuto in mezzo a noi per indicarci la strada da percorrere senza nessuna discriminazione: poveri, ricchi, extracomunitari, bianchi, neri, peccatori…tutti siamo chiamati.

Le opere di misericordia che ascoltiamo nel vangelo di Matteo raccontano come Gesù chiede di guardare il fratello accanto a noi  con occhi d’amore e che ogni atto di carità è un’azione non solo che ci rende migliori, ma viene fatta direttamente a Dio.

…venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: in verità vi dico ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me…”(Mt 25, 34-40).

Ecco questo vuol dire farsi santi semplicemente rendere straordinario il nostro ordinario come soleva dire San Giovanni Bosco. È vero nella storia della santità ci sono figure di uomini e donne eccezionali che hanno seguito alla lettera il vangelo e di cui Dio si è servito e si  serve perché siano esempio per l’umanità, ma la santità della vita quotidiana appartiene a tutti.

Quanta santità nascosta che non fa rumore! Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate parla proprio della santità della porta accanto: “…Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità…Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente…

Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e le donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere …questa è tante volte la santità della porta accanto; di quelli che vivono vicino a noi e sono riflesso della presenza di Dio “.

Di Anna Fabiano

© Riproduzione riservata

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