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mercoledì, Maggio 29, 2024

STORIA – Facciamo pulizia, nella toponomastica.

Rivisitiamo la storia dell'unità d'Italia, partendo dagli episodi e dai personaggi, a cui sono stati intitolate le nostre strade

E’ sempre complesso il tema della rivisitazione storica dei fatti che hanno portato alla cosiddetta unità d’Italia. Secondo molti ( e secondo me), si è trattata di un’invasione di uno Stato (il Regno delle due Sicilie), pacifico da sempre.

Una zona del mondo moderno che anche nell’antichità era abitato da un popolo unito e non belligerante.

Pur con diversi punti di vista, spesso falsi e non documentabili, la questione è stata affrontata negli ultimi 160 anni con poca prospettiva e attingendo a fonti interpretate e non storiche.

I personaggi storici dell’epoca, vengono ancora oggi, raccontati in maniera romanzata, eroica, anche se colpevoli di eccidi di cui si ricordano ancora gli effetti drammatici, nelle località del nostro amato sud.

Voglio portare all’attenzione dei lettori, un argomento ostico e, con difficoltà, mi immergo in questo labirinto per portare alla luce un controsenso inspiegabile.

Come può un popolo accettare che le proprie strade o piazze siano intitolate a chi ha trucidato i propri avi?

Studiando gli statuti di diversi comuni italiani, al fine di compredere di più in merito a questa questione, scopro una cosa che potrebbe essere ovvia.

I cittadini di un qualsiasi comune italiano o le associazioni che ne rappresentano una particolare necessità, possono proporre l’intitolazione di una nuova strada, piazza o altro luogo pubblico della città stessa, ad una personalità illustre deceduta, in genere per ricordarne i meriti.

In moltissime città italiane però, resistono i baluardi della colonizzazione del meridione. Diverse strade sono intitolate a carnefici cha la storia (quella scritta dai vincitori), ci ha fatto conoscere come condottieri e statisti.

Lungo sarebbe il processo per “destituire” il “Peppone nizzardo” dalla piazza della Ferrovia a Napoli.

Complessa la macchina burocratica per modificare i nomi di corso Vittorio Emanuele (in quasi tutti i comuni italiani) o di Piazza del Plebiscito a Napoli (perchè pebliscito non fu).

Come possiamo però accettare che assassini, ormai accertati dalla documentazione esistente, abbiano intitolate strade o piazze?

Fonti ufficiali de facto, come ad esempio wikipedia, ancora ne tracciano le lodi. 

Prendiamo un personaggio come Nino Bixio, ricordato in molti comuni del sud, con l’intitolazione di strade, così come a Casoria.

Dovremmo spiegare ai bambini a scuola, cosa ha fatto questo personaggio. Parlare dell’eccidio di Bronte.

Diversi scrittori ne danno una lettura diversa, a seconda della situazione storica in cui si trovavano. Giovanni Verga nelle Novelle Rusticane (scritte quando si trovava a Milano) ne fa una descrizione apologetica per Bixio e i garibaldini, e di accentuazione delle responsabilità dei rivoltosi, così come scritto da Leonardo Sciascia, in un’epoca ben diversa.

E’ venuto il momento di assumersi responsabilità, che ad alcuni possono sembrare poca cosa.

Riappropriarsi della propria storia, sarebbe un primo passo.

Prima di andare a chiedere i soldi (giusti) del Recovery fund, facciamo pulizia, nella toponomastica.

Maurizio Di Meglio

E’ sempre complesso il tema della rivisitazione storica dei fatti che hanno portato alla cosiddetta unità d’Italia. Secondo molti ( e secondo me), si è trattata di un’invasione di uno Stato (il Regno delle due Sicilie), pacifico da sempre.

Una zona del mondo moderno che anche nell’antichità era abitato da un popolo unito e non belligerante.

Pur con diversi punti di vista, spesso falsi e non documentabili, la questione è stata affrontata negli ultimi 160 anni con poca prospettiva e attingendo a fonti interpretate e non storiche.

I personaggi storici dell’epoca, vengono ancora oggi, raccontati in maniera romanzata, eroica, anche se colpevoli di eccidi di cui si ricordano ancora gli effetti drammatici, nelle località del nostro amato sud.

Voglio portare all’attenzione dei lettori, un argomento ostico e, con difficoltà, mi immergo in questo labirinto per portare alla luce un controsenso inspiegabile.

Come può un popolo accettare che le proprie strade o piazze siano intitolate a chi ha trucidato i propri avi?

Studiando gli statuti di diversi comuni italiani, al fine di compredere di più in merito a questa questione, scopro una cosa che potrebbe essere ovvia.

I cittadini di un qualsiasi comune italiano o le associazioni che ne rappresentano una particolare necessità, possono proporre l’intitolazione di una nuova strada, piazza o altro luogo pubblico della città stessa, ad una personalità illustre deceduta, in genere per ricordarne i meriti.

In moltissime città italiane però, resistono i baluardi della colonizzazione del meridione. Diverse strade sono intitolate a carnefici cha la storia (quella scritta dai vincitori), ci ha fatto conoscere come condottieri e statisti.

Lungo sarebbe il processo per “destituire” il “Peppone nizzardo” dalla piazza della Ferrovia a Napoli.

Complessa la macchina burocratica per modificare i nomi di corso Vittorio Emanuele (in quasi tutti i comuni italiani) o di Piazza del Plebiscito a Napoli (perchè pebliscito non fu).

Come possiamo però accettare che assassini, ormai accertati dalla documentazione esistente, abbiano intitolate strade o piazze?

Fonti ufficiali de facto, come ad esempio wikipedia, ancora ne tracciano le lodi. 

Prendiamo un personaggio come Nino Bixio, ricordato in molti comuni del sud, con l’intitolazione di strade, così come a Casoria.

Dovremmo spiegare ai bambini a scuola, cosa ha fatto questo personaggio. Parlare dell’eccidio di Bronte.

Diversi scrittori ne danno una lettura diversa, a seconda della situazione storica in cui si trovavano. Giovanni Verga nelle Novelle Rusticane (scritte quando si trovava a Milano) ne fa una descrizione apologetica per Bixio e i garibaldini, e di accentuazione delle responsabilità dei rivoltosi, così come scritto da Leonardo Sciascia, in un’epoca ben diversa.

E’ venuto il momento di assumersi responsabilità, che ad alcuni possono sembrare poca cosa.

Riappropriarsi della propria storia, sarebbe un primo passo.

Prima di andare a chiedere i soldi (giusti) del Recovery fund, facciamo pulizia, nella toponomastica.

Maurizio Di Meglio

© Riproduzione riservata

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