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giovedì, Giugno 20, 2024

TORINO – NAPOLI 0-4 — Il ciuccio “mata” anche il toro e vola sempre più in alto.

Un Napoli che somiglia sempre di più a un’opera d’arte, a un quadro di Luca Giordano o una scultura di Giuseppe Sanmartino, sempre più bello ma soprattutto concreto.

Un Napoli che somiglia sempre di più a un’opera d’arte, a un quadro di Luca Giordano o una scultura di Giuseppe Sanmartino, sempre più bello ma soprattutto concreto.

Reti: pt 9′ Osimhen, pt 35′ Kvaratskhelia, st 6′ Osimhen, st 23′ Ndombele.

E’ un  Napoli bellissimo, imbattibile. Anche contro una squadra forte e fiera come il Torino, gli azzurri vincono con un rotondo 4 a 0. Allo stadio Olimpico Grande Torino hanno tra l’altro realizzato un bottino che in casa loro. La difesa torinista era fino a ieri la seconda migliore in assoluto, della seria A, fino a ieri gli avversari non erano mai andati oltre le due reti. La squadra di Spalletti, anche ieri ha sfoderato tutte le armi a sua disposizione giocando a specchio contro la formazione piemontese.

Il Napoli ha dato l’ennesima prova che nelle sue corde esistono molteplici schemi su cui può disporre. Una pressione costante che ha mandato in tilt spesso il pacchetto arretrato dei piemontesi. Gli azzurri hanno quattro calciatori fondamentali, a nostro parere insostituibil. Osimhen il leone, un calciatore che spazia sul prato verde proprio come l’indomito felino. Una belva che salta, corre, ruba palloni, pressa gli avversari fino a stordirli, segna in maniera sconsiderata, illegale.  

Kvaratskhelia il genio. Il georgiano con il tocco di classe, la luce improvvisa, la spruzzata velenosa del cobra. L’Arsenio Lupin redivivo, poi  l’ariete, il pescatore di palloni. Anguissa, una sorta di trinità, che si carambola per tutto il rettangolo di gioco come un tarantolato, dribbla, inventa, indirizza i compagni, un vero regista. Coadiuvato dal terribile Stan, al secolo Lobotka, geometrico, lineare, lucido in ogni sua azione, sia difensiva che di costruzione di gioco.

Un vero furetto, lo slovacco, dal tocco veloce, morbido, elegante, attorno a questo quadrilatero si forma il Napoli di Luciano Spalletti. Girano intorno a questa sorta di Navy Seal girano gli altri “marines”, Kim la Muraglia. Difensore strepitoso il coreano che, insieme a Zielinsky, con il suo estro. Il geniere Rrahmani, il “piantone” Meret e gli altri, a turno, a cesellare, disegnando una squadra che somiglia sempre di più a un’opera d’arte.

Un quadro di Luca Giordano o una scultura di Giuseppe Sanmartino, sempre più bello ma soprattutto concreto. Un Napoli no stop dopo lo strepitoso traguardo dei quarti di Champions League, raggiunti per la prima volta nella storia, prosegue la sua fuga in vetta e sale a quota 71 punti (record dopo 27 giornate di campionato). Una vittoria confezionata dai soliti Osimhen e Kvaratskhelia, coppia che continua a ritoccare i propri numeri eccezionali, prima del poker definitivo di Ndombele.

Non può che essere contento Luciano Spalletti: “La doppietta di Osimhen? Le sue finalizzazioni e l’andarci di testa evidenziano la grande qualità nel gioco aereo. Il gol su primo o secondo palo a seconda del cross dipendono da dove arriva il pallone, se dalla linea laterale oppure se a ridosso dell’area”. Un Napoli insaziabile quello di Spalletti: “La fame di questa squadra è corretta. È l’ennesima volta che parlo coi ragazzi prima della partita, avendo il sentore che possa esserci appagamento, e loro rispondono che sono fatti di una pasta diversa.

Vogliono essere qualcuno, farsi ricordare per gente che ha vestito questa maglia. Chi ha fame non tiene sonno, si dice a Napoli …”. Al Torino ieri è rimasto solo il tempo di rimirare gli azzurri, nella loro magnificenza, anche un guerriero indomabile come il loro tecnico, ha dovuto calare il capo e aspettare la fine della gara, nella speranza che il bottino partenopeo si limitasse al meno peggio,  a fare dei suoi quanto meno danni possibile.

Oramai mancano poche giornate alla fine del torneo, al raggiungimento del sogno atteso, la mente di quelli meno giovani, come il sottoscritto, corre verso quei ricordi indelebili, già vissuti e magnificentissimi, e non può fare altro che rallegrarsi nel pensare, quanta felicità assaporerà presto un intero popolo, spesso vessato, e non solo sotto il profilo strettamente calcistico.

di Fiore Marro


Inviato da Libero Mail

Un Napoli che somiglia sempre di più a un’opera d’arte, a un quadro di Luca Giordano o una scultura di Giuseppe Sanmartino, sempre più bello ma soprattutto concreto.

Reti: pt 9′ Osimhen, pt 35′ Kvaratskhelia, st 6′ Osimhen, st 23′ Ndombele.

E’ un  Napoli bellissimo, imbattibile. Anche contro una squadra forte e fiera come il Torino, gli azzurri vincono con un rotondo 4 a 0. Allo stadio Olimpico Grande Torino hanno tra l’altro realizzato un bottino che in casa loro. La difesa torinista era fino a ieri la seconda migliore in assoluto, della seria A, fino a ieri gli avversari non erano mai andati oltre le due reti. La squadra di Spalletti, anche ieri ha sfoderato tutte le armi a sua disposizione giocando a specchio contro la formazione piemontese.

Il Napoli ha dato l’ennesima prova che nelle sue corde esistono molteplici schemi su cui può disporre. Una pressione costante che ha mandato in tilt spesso il pacchetto arretrato dei piemontesi. Gli azzurri hanno quattro calciatori fondamentali, a nostro parere insostituibil. Osimhen il leone, un calciatore che spazia sul prato verde proprio come l’indomito felino. Una belva che salta, corre, ruba palloni, pressa gli avversari fino a stordirli, segna in maniera sconsiderata, illegale.  

Kvaratskhelia il genio. Il georgiano con il tocco di classe, la luce improvvisa, la spruzzata velenosa del cobra. L’Arsenio Lupin redivivo, poi  l’ariete, il pescatore di palloni. Anguissa, una sorta di trinità, che si carambola per tutto il rettangolo di gioco come un tarantolato, dribbla, inventa, indirizza i compagni, un vero regista. Coadiuvato dal terribile Stan, al secolo Lobotka, geometrico, lineare, lucido in ogni sua azione, sia difensiva che di costruzione di gioco.

Un vero furetto, lo slovacco, dal tocco veloce, morbido, elegante, attorno a questo quadrilatero si forma il Napoli di Luciano Spalletti. Girano intorno a questa sorta di Navy Seal girano gli altri “marines”, Kim la Muraglia. Difensore strepitoso il coreano che, insieme a Zielinsky, con il suo estro. Il geniere Rrahmani, il “piantone” Meret e gli altri, a turno, a cesellare, disegnando una squadra che somiglia sempre di più a un’opera d’arte.

Un quadro di Luca Giordano o una scultura di Giuseppe Sanmartino, sempre più bello ma soprattutto concreto. Un Napoli no stop dopo lo strepitoso traguardo dei quarti di Champions League, raggiunti per la prima volta nella storia, prosegue la sua fuga in vetta e sale a quota 71 punti (record dopo 27 giornate di campionato). Una vittoria confezionata dai soliti Osimhen e Kvaratskhelia, coppia che continua a ritoccare i propri numeri eccezionali, prima del poker definitivo di Ndombele.

Non può che essere contento Luciano Spalletti: “La doppietta di Osimhen? Le sue finalizzazioni e l’andarci di testa evidenziano la grande qualità nel gioco aereo. Il gol su primo o secondo palo a seconda del cross dipendono da dove arriva il pallone, se dalla linea laterale oppure se a ridosso dell’area”. Un Napoli insaziabile quello di Spalletti: “La fame di questa squadra è corretta. È l’ennesima volta che parlo coi ragazzi prima della partita, avendo il sentore che possa esserci appagamento, e loro rispondono che sono fatti di una pasta diversa.

Vogliono essere qualcuno, farsi ricordare per gente che ha vestito questa maglia. Chi ha fame non tiene sonno, si dice a Napoli …”. Al Torino ieri è rimasto solo il tempo di rimirare gli azzurri, nella loro magnificenza, anche un guerriero indomabile come il loro tecnico, ha dovuto calare il capo e aspettare la fine della gara, nella speranza che il bottino partenopeo si limitasse al meno peggio,  a fare dei suoi quanto meno danni possibile.

Oramai mancano poche giornate alla fine del torneo, al raggiungimento del sogno atteso, la mente di quelli meno giovani, come il sottoscritto, corre verso quei ricordi indelebili, già vissuti e magnificentissimi, e non può fare altro che rallegrarsi nel pensare, quanta felicità assaporerà presto un intero popolo, spesso vessato, e non solo sotto il profilo strettamente calcistico.

di Fiore Marro


Inviato da Libero Mail

© Riproduzione riservata

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