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lunedì, Giugno 17, 2024

UDINESE – NAPOLI 1 a 1: “Chisto è ‘o scudetto nuoste napulitane, questa è la vittoria di chi da lassù ci guarda con amore”.

Marcatori: 13 p.t. Lovric (U), 7 s.t. Osimhen (N).

Esplode nel mondo la vittoria della squadra azzurra, il terzo scudetto e il successo di un team, una squadra, il suo popolo.

A un certo punto sembrava ci fosse una maledizione sul Napoli, come una macumba. Serviva poco, per chiudere la pratica del campionato ma poi arriva il gol di Dia all’84° domenica scorsa e quello di Lovric a inizio gara ieri sera. Al “Dacia Arena“, sembrava oscurarsi il firmamento, eppure i presupposti di un cielo benevolo si erano manifestati tutti in questa stagione.

Si scorgeva dall’alto la “Mano de D10s“. Con la Cremonese che raggiunge come l’ultimo scudetto azzurro, la semifinale di Coppa Italia, l’Argentina che vince, il Mondiale come allora, con Messi che alza gli occhi al cielo, durante i calci di rigore, con quel suo : «Vamos Diego, desde el cielo». sembrava davvero come se Maradona abbia patrocinato la causa partenopea verso il Signore, per donare questa gioia al popolo napoletano.

E allora che si dia fiato ai festeggiamenti, che squillino le trombe, rullino i tamburi, che si dia inizio alla festa. La festa dei “poeones”, degli ultimi che si sono fatti primi. Quelli talvolta ignorati dalla stampa sportiva nazionale, messi sempre in seconda linea, trattati come i “parenti poveri”, di cui vergognarsi. La festa di una Napoli, di un Sud che non vuole rassegnarsi a fare da comparsa. Perché questa non è la vittoria solo del popolo azzurro.

Questa è la vittoria di tanti altri popoli, quelli meno abbienti, quelli cosiddetti in via di sviluppo, o addirittura un tempo definiti: terzo mondo. La vittoria di ragazzi arrivati dai più disparati paesi sparsi nel mondo, questa è la vittoria di coreani, messicani, polacchi, macedoni, africani, georgiani, kosovari, argentini, brasiliani, uruguagi, austroungarici, papalini, napolitani.

La vittoria degli ultimi, che raccontano quella storie che diventano leggenda, la vittoria di Luciano Spalletti. La vittoria di una persona seria, infangato anche da uno sceneggiato televisivo, definito l’eterno secondo, omettendo la realtà del fatto che mai il tecnico di Certaldo ha avuto a sua disposizione, una squadra vincente come questa. La vittoria di un presidente che ha insegnato a tutti noi che per vincere non bisogna per forza essere simpatici, basta essere competenti.


La vittoria di Cristiano Giuntoli, che ha costruito un piccolo gioiello, senza svenare le casse della società. Questa è la vittoria di tutti quelli che hanno deciso di fare parte di un mondo a colori, al di là dei confini, un mondo colorato d’ azzurro. Azzurro, come il mare di Mergellina, come il cielo di Posillipo, come l’anima descritta da Jorge Amado attraverso gli occhi di Vadinho. Questa è la vittoria di tutti quelli che si sentono napoletani dentro, la vittoria del popolo borbonico, duosiciliano.


Questa è la vittoria di chi da lassù ci guarda con amore. E sono lacrime di gioia, di felicità infantile, di speranza, perché questa vittoria può essere lo sprone per migliorare, il territorio, la gente, in tanti altri settori, perché Napoli lo merita. Perché è giusto dire come affermava Troisi: “Ricomincio da Tre, Chisto è ‘o scudetto nuoste napulitano”.

di Fiore Marro

Marcatori: 13 p.t. Lovric (U), 7 s.t. Osimhen (N).

Esplode nel mondo la vittoria della squadra azzurra, il terzo scudetto e il successo di un team, una squadra, il suo popolo.

A un certo punto sembrava ci fosse una maledizione sul Napoli, come una macumba. Serviva poco, per chiudere la pratica del campionato ma poi arriva il gol di Dia all’84° domenica scorsa e quello di Lovric a inizio gara ieri sera. Al “Dacia Arena“, sembrava oscurarsi il firmamento, eppure i presupposti di un cielo benevolo si erano manifestati tutti in questa stagione.

Si scorgeva dall’alto la “Mano de D10s“. Con la Cremonese che raggiunge come l’ultimo scudetto azzurro, la semifinale di Coppa Italia, l’Argentina che vince, il Mondiale come allora, con Messi che alza gli occhi al cielo, durante i calci di rigore, con quel suo : «Vamos Diego, desde el cielo». sembrava davvero come se Maradona abbia patrocinato la causa partenopea verso il Signore, per donare questa gioia al popolo napoletano.

E allora che si dia fiato ai festeggiamenti, che squillino le trombe, rullino i tamburi, che si dia inizio alla festa. La festa dei “poeones”, degli ultimi che si sono fatti primi. Quelli talvolta ignorati dalla stampa sportiva nazionale, messi sempre in seconda linea, trattati come i “parenti poveri”, di cui vergognarsi. La festa di una Napoli, di un Sud che non vuole rassegnarsi a fare da comparsa. Perché questa non è la vittoria solo del popolo azzurro.

Questa è la vittoria di tanti altri popoli, quelli meno abbienti, quelli cosiddetti in via di sviluppo, o addirittura un tempo definiti: terzo mondo. La vittoria di ragazzi arrivati dai più disparati paesi sparsi nel mondo, questa è la vittoria di coreani, messicani, polacchi, macedoni, africani, georgiani, kosovari, argentini, brasiliani, uruguagi, austroungarici, papalini, napolitani.

La vittoria degli ultimi, che raccontano quella storie che diventano leggenda, la vittoria di Luciano Spalletti. La vittoria di una persona seria, infangato anche da uno sceneggiato televisivo, definito l’eterno secondo, omettendo la realtà del fatto che mai il tecnico di Certaldo ha avuto a sua disposizione, una squadra vincente come questa. La vittoria di un presidente che ha insegnato a tutti noi che per vincere non bisogna per forza essere simpatici, basta essere competenti.


La vittoria di Cristiano Giuntoli, che ha costruito un piccolo gioiello, senza svenare le casse della società. Questa è la vittoria di tutti quelli che hanno deciso di fare parte di un mondo a colori, al di là dei confini, un mondo colorato d’ azzurro. Azzurro, come il mare di Mergellina, come il cielo di Posillipo, come l’anima descritta da Jorge Amado attraverso gli occhi di Vadinho. Questa è la vittoria di tutti quelli che si sentono napoletani dentro, la vittoria del popolo borbonico, duosiciliano.


Questa è la vittoria di chi da lassù ci guarda con amore. E sono lacrime di gioia, di felicità infantile, di speranza, perché questa vittoria può essere lo sprone per migliorare, il territorio, la gente, in tanti altri settori, perché Napoli lo merita. Perché è giusto dire come affermava Troisi: “Ricomincio da Tre, Chisto è ‘o scudetto nuoste napulitano”.

di Fiore Marro

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