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venerdì, Giugno 21, 2024

Vangelis Papathanassiou: un figlio di Afrodite torna tra gli dei.

Considerato uno dei musicisti più importanti della Grecia, Vangelis Papathanassiou è sicuramente uno dei più influenti artisti della storia.

Vangelis
Evangelos Odysseas Papathanassiou, in arte Vangelis, tra la sua strumentazione dell’epoca.

Evangelos Odysseas Papathanassiou, cioè Vangelis.

Volendo comprendere a pieno l’estro e l’originalità di un musicista come Evangelos Odysseas Papathanassiou, in arte Vangelis, basti sapere che all’età di 4 anni già era in grado di comporre, nonostante fosse autodidatta. Questa sua dote, quasi innata, lo discosta dal prendere lezioni e, come scrive Sonya Shelton nelle note biografiche del suo Greatest Hits, lo tiene alla larga dalla conoscenza della lettura musicale.

Vangelis Papathanassiou e gli Aphrodite’s Child.

Anno 1968: la sua vita cambia quando fonda insieme a Demis Roussos, Loukas Sideras e Anarguros Kouloris gli Aphrodite’s Child. Senza Kouloris, bloccato in patria per obblighi di leva, questa prog rock band mise a segno tre dischi che sono entrati direttamente nella storia della musica: End of the World del ’68 appunto, It’s Five O’Clock dell’anno successivo e 666 del 1972. Importante fu lo scalo a Parigi dell’allora trio dove i tre musicisti non poterono allontanarsi per delle irregolarità dei visti, mentre cercavano di raggiungere Londra per tentare la fortuna.

Il prog, la fama e l’addio alla band.

Nel loro prog c’era molto di atipico ed ebbero fortuna grazie alle atmosfere folk-mediterranee che miscelavano alla musica classica. In questo contesto, Vangelis legò il suo suono all’organo Hammond, che rendeva i brani della band quasi da chiesa. Fu proprio il tastierista a creare i primi problemi nel gruppo: essendo lui l’autore delle musiche, era molto scontento della linea commerciale della band, sebbene gli procurasse fama e denaro. Era più intenzionato a scrivere in modo più complesso e impegnativo e quindi rinunciò a partecipare al tour successivo a It’s Five O’Clock. Nel frattempo compose 666, pubblicato postumo alla dissoluzione della band che aveva anche recuperato il quarto elemento Kouloris.

Vangelis solista.

Già nel 1973 Vangelis da inizio alla sua carriera solista e si dedica alla composizione di colonne sonore. Pubblica vari dischi, tra cui i più famosi, Heaven and Hell del 1975, Spiral del 1977 e China del 1979. Nel 1980 comincia la collaborazione con il cantante storico degli Yes Jon Anderson e sotto il moniker di “Jon & Vangelis” pubblica quattro dischi in 11 anni. Nel 1982 arriva il capolavoro: la colonna sonora di Momenti di Gloria di Hudson per la quale vince il premio Oscar. Come poi non ricordare la stupenda soundtrack di Blade Runner di Ridley Scott, capolavoro cult indiscusso della filmografia mondiale.

Collaborazioni italiane di Vangelis.

Esemplari sono le varie collaborazioni con artisti italiani del calibro di Riccardo Cocciante e Claudio Baglioni. Per il primo ha arrangiato il disco del 1976 Concerto per Margherita, per il secondo E tu… del 1974.

Poliedricità strumentale.

L ‘Hammond, essendo il pianoforte il suo strumento, divenne subito il marchio di Vangelis e degli Aphrodite’s Child. Da prog rocker e amante incallito della musica complessa, divenne rapidamente uno degli artisti più importanti della musica new age, specializzato soprattutto in colonne sonore di film e telefilm. Dall’Hammond quindi passò alla strumentazione elettronica, facendo enorme uso dei sintetizzatori. Più ci avviciniamo all’epoca moderna, più Vangelis si distacca dall’elettronica, optando per la musica orchestrale.

Poliedricità di genere.

I suoi album solisti degli anni ’70 sono pregni di influenze pop e jazz. Nei suoi dischi troviamo vari mood emotivi: spazia dall’ipnotismo fino al dark di fine anni ’80. Ovviamente non mancano connotazioni liriche e operistiche e ad inizio anni ’80 ci sono elementi proto-smooth jazz. A metà anni ’80 la musica sperimentale la fa da padrone con un ritorno a toni ipnotici connotati da aspetti drammaturgici. Negli anni ’90 la sperimentazione lo porta alla composizione di brani tendenti alla musica meditativa.

Il lascito di Vangelis Papathanassiou.

Se questa sua poliedricità ha fatto in modo che potesse davvero diventare uno dei musicisti più influenti della storia della musica, Vangelis merita sicuramente la targa di dio della musica greca. Ora che è andato via, si può davvero dire che possa vivere tra gli dei dell’olimpo e allietarli con la sua musica.

francesco moccia
https://www.annotizie.it/musica-le-note-che-ribollono-sulla-lava-del-vesuvio/

Collegamenti utili:
http://elsew.com/
https://www.facebook.com/VangelisOfficial/
https://it.wikipedia.org/wiki/Vangelis

Vangelis
Evangelos Odysseas Papathanassiou, in arte Vangelis, tra la sua strumentazione dell’epoca.

Evangelos Odysseas Papathanassiou, cioè Vangelis.

Volendo comprendere a pieno l’estro e l’originalità di un musicista come Evangelos Odysseas Papathanassiou, in arte Vangelis, basti sapere che all’età di 4 anni già era in grado di comporre, nonostante fosse autodidatta. Questa sua dote, quasi innata, lo discosta dal prendere lezioni e, come scrive Sonya Shelton nelle note biografiche del suo Greatest Hits, lo tiene alla larga dalla conoscenza della lettura musicale.

Vangelis Papathanassiou e gli Aphrodite’s Child.

Anno 1968: la sua vita cambia quando fonda insieme a Demis Roussos, Loukas Sideras e Anarguros Kouloris gli Aphrodite’s Child. Senza Kouloris, bloccato in patria per obblighi di leva, questa prog rock band mise a segno tre dischi che sono entrati direttamente nella storia della musica: End of the World del ’68 appunto, It’s Five O’Clock dell’anno successivo e 666 del 1972. Importante fu lo scalo a Parigi dell’allora trio dove i tre musicisti non poterono allontanarsi per delle irregolarità dei visti, mentre cercavano di raggiungere Londra per tentare la fortuna.

Il prog, la fama e l’addio alla band.

Nel loro prog c’era molto di atipico ed ebbero fortuna grazie alle atmosfere folk-mediterranee che miscelavano alla musica classica. In questo contesto, Vangelis legò il suo suono all’organo Hammond, che rendeva i brani della band quasi da chiesa. Fu proprio il tastierista a creare i primi problemi nel gruppo: essendo lui l’autore delle musiche, era molto scontento della linea commerciale della band, sebbene gli procurasse fama e denaro. Era più intenzionato a scrivere in modo più complesso e impegnativo e quindi rinunciò a partecipare al tour successivo a It’s Five O’Clock. Nel frattempo compose 666, pubblicato postumo alla dissoluzione della band che aveva anche recuperato il quarto elemento Kouloris.

Vangelis solista.

Già nel 1973 Vangelis da inizio alla sua carriera solista e si dedica alla composizione di colonne sonore. Pubblica vari dischi, tra cui i più famosi, Heaven and Hell del 1975, Spiral del 1977 e China del 1979. Nel 1980 comincia la collaborazione con il cantante storico degli Yes Jon Anderson e sotto il moniker di “Jon & Vangelis” pubblica quattro dischi in 11 anni. Nel 1982 arriva il capolavoro: la colonna sonora di Momenti di Gloria di Hudson per la quale vince il premio Oscar. Come poi non ricordare la stupenda soundtrack di Blade Runner di Ridley Scott, capolavoro cult indiscusso della filmografia mondiale.

Collaborazioni italiane di Vangelis.

Esemplari sono le varie collaborazioni con artisti italiani del calibro di Riccardo Cocciante e Claudio Baglioni. Per il primo ha arrangiato il disco del 1976 Concerto per Margherita, per il secondo E tu… del 1974.

Poliedricità strumentale.

L ‘Hammond, essendo il pianoforte il suo strumento, divenne subito il marchio di Vangelis e degli Aphrodite’s Child. Da prog rocker e amante incallito della musica complessa, divenne rapidamente uno degli artisti più importanti della musica new age, specializzato soprattutto in colonne sonore di film e telefilm. Dall’Hammond quindi passò alla strumentazione elettronica, facendo enorme uso dei sintetizzatori. Più ci avviciniamo all’epoca moderna, più Vangelis si distacca dall’elettronica, optando per la musica orchestrale.

Poliedricità di genere.

I suoi album solisti degli anni ’70 sono pregni di influenze pop e jazz. Nei suoi dischi troviamo vari mood emotivi: spazia dall’ipnotismo fino al dark di fine anni ’80. Ovviamente non mancano connotazioni liriche e operistiche e ad inizio anni ’80 ci sono elementi proto-smooth jazz. A metà anni ’80 la musica sperimentale la fa da padrone con un ritorno a toni ipnotici connotati da aspetti drammaturgici. Negli anni ’90 la sperimentazione lo porta alla composizione di brani tendenti alla musica meditativa.

Il lascito di Vangelis Papathanassiou.

Se questa sua poliedricità ha fatto in modo che potesse davvero diventare uno dei musicisti più influenti della storia della musica, Vangelis merita sicuramente la targa di dio della musica greca. Ora che è andato via, si può davvero dire che possa vivere tra gli dei dell’olimpo e allietarli con la sua musica.

francesco moccia
https://www.annotizie.it/musica-le-note-che-ribollono-sulla-lava-del-vesuvio/

Collegamenti utili:
http://elsew.com/
https://www.facebook.com/VangelisOfficial/
https://it.wikipedia.org/wiki/Vangelis

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